domenica 31 marzo 2013

venerdì 29 marzo 2013

In verità, ti dico, oggi tu sarai con me in paradiso


Tu sei in agonia, e tuttavia nel tuo cuore traboccante di dolore c'è ancora posto per la sofferenza altrui. Stai per morire, e ti preoccupi di un criminale il quale, pure nei tormenti, deve riconoscere che il suo martirio infernale non è una pena immeritata nei confronti della sua vita malvagia. Vedi tua Madre, e ti rivolgi anzitutto al figlio prodigo. L'abbandono di Dio ti stringe la gola, e tu parli di Paradiso.

giovedì 28 marzo 2013

L’Eucarestia in san Giustino martire

A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.
Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo. 

lunedì 25 marzo 2013

Magdi se ne va


di Mirella Camera


in “a latere...” (http://alatere.myblog.it) del 25 marzo 2013

 
Magdi Cristiano Allam ha deciso di lasciare la Chiesa cattolica. Sbattendo pure la porta e rinfacciando alla Chiesa “debolezza” nei confronti dlel’Islam, che per lui, musulmano convertito e per questo col dente particolarmente avvelenato nei confronti degli ex fratelli, è un peccato mortale. Ma non solo. A Magdi, della Chiesa cattolica, ripugnano anche altre cose: il relativismo che, a dispetto di BenedettoXVI, non solo la abita ma addirittura la costituisce; il globalismo, che pretende addirittura la fratellanza di tutti gli uomini (scandalo!), il buonismo che mette allo stesso livello del proprio bene anche quello del prossimo (doppio scandalo!) e che la spinge ad accogliere gli immigrati invece di tutelare il bene “nazionale” (triplo scandalo!).

domenica 24 marzo 2013

L'obbedienza non è sempre una virtù


L’opinione pubblica attribuisce ai cattolici di destra lo strano privilegio d’apparire quelli che viaggiano sul sicuro, saldamente agganciati alla roccia della Chiesa. Voi invece quelli della zona pericolosa sull’orlo del precipizio. Le cose non sono così semplici. La via che conduce alla Verità è stretta e ha da ambo i lati precipizi. Esistono eresie di sinistra ed eresie di destra. Il fatto che qualche importante cardinale penda verso le eresie di destra non dà a esse patente di ortodossia.
Siamo nella Chiesa apposta per sentirci serrare dalle sue rotaie che ci impediscano di deviare tanto in fuori che in dentro. Queste rotaie non sono costituite dalle interviste del cardinale Ruffini sul giornale della Fiat. Sono invece nel Catechismo diocesano e per portarsele in casa bastano 75 lire. Dopo di che sai preciso cosa puoi dire e cosa no. Tutto quel che non è proibito è permesso e credimi che non è poco.

L'Eucaristia come memoria sovversiva




La Chiesa deve comprendersi e dimostrarsi co­me la testimone pubblica e la trasmettitrice di una memoria sovversiva di libertà in mezzo ai "sistemi" della nostra società protesa verso l'emancipazione. Questa tesi si fonda sulla memo­ria come forma fondamentale di espressione del­la fede cristiana e sulla portata centrale e peculia­re che in essa detiene la libertà. Nella fede noi cristiani attuiamo la memoria passionis, mortis et resurrectionis Jesu Christi; credendo che ci ricor­diamo del testamento del suo amore, nel quale il Regno di Dio appare in mezzo agli uomini pro­prio per il fatto che i potenti hanno incominciato ad essere abbattuti, che Gesù ha aderito al parti­to di coloro che non si mettono in vista, sono ra­diati ed oppressi proclamando così questo Regno di Dio che viene come potenza liberatrice di un amore assoluto. Questa memoria Jesu Christi non è un ricordo che dispensi illusoriamente dal­le audacie del futuro. Non è come una specie di controfigura borghese della speranza. Al contra­rio, in essa si attua precisamente una certa antici­pazione del futuro, appunto di un futuro per co­loro che sono senza speranza, per i falliti e gli op­pressi. E in questo modo si rivela come una me­moria sovversiva e liberatrice che minaccia e mette in discussione il nostro tempo, perché in essa noi evochiamo non un qualsiasi futuro aper­to, ma proprio questo futuro per dovere del qua­le ci costringe a trasformarci senza posa. Ma que­sta precisa memoria rompe l'incanto della co­scienza dominante. Essa si rapporta alla storia non soltanto come ad uno schermo di proiezione di interessi presenti. Essa mobilita la tradizione come tradizione sovversiva e quindi come poten­za critica liberatrice di fronte alla unidimensionalità della coscienza dominante e alla sicurezza di coloro la cui ora è da sempre scoccata (Gv 7,6).

G. Metz, L'avvenire della Chiesa, Bruxelles 1970, Brescia, Ed. Queriniana, 1970

martedì 19 marzo 2013

Nella costituzione di Giovanni Paolo II la possibilità delle dimissioni Il ministero petrino come garante dell’unità della fede


di Luigi Mariano Guzzo

Le dimissioni di Papa Benedetto XVI dall’esercizio del ministero petrino per alcuni sono apparse in linea di discontinuità con la scelta di Giovanni Paolo II a rimanere sul soglio pontificio fino allo stremo delle energie fisiche. D’altronde, si è detto pure, ogni Papa è diverso da suoi predecessori, così come anche ogni esercizio di santità è intessuto di vissuto, di esperienza, di consapevolezza che lo rende altamente personale. Da un lato lo slancio eroico, tipica della spiritualità slava, di Wojtyla; dall’altro la razionalità teologica, propria della mentalità tedesca, di Ratzinger: entrambi, però, insegnano di una Chiesa che trova fondamento nel mistero incarnato della Parola di Dio e che è guidata da forze che travalicano quelle umane.

lunedì 18 marzo 2013

Una giornata particolare

di Lorenzo Banducci


Il suono, sempre terribile, della sveglia ha spento il mio torpore in una tiepida mattina di metà marzo. Ho avuto appena il tempo di stropicciarmi gli occhi e aprire la finestra per vedere fuori. Erano le 6 del mattino di un 13 marzo particolare, ma io ancora non lo sapevo.

domenica 17 marzo 2013

No al clericalismo e alla borghesia dello spirito


di Jorge Mario Bergoglio
 
 
Omelia del 2 settembre 2012 a Buenos Aires.

 
L’ascolto della Parola mi ha fatto sentire tre cose: vicinanza, ipocrisia e mondanità. La prima lettura dice: «Per caso esiste una nazione così grande da avere i propri déi vicini quanto lo è il Signore nostro Dio a noi?». Il nostro Dio è un Dio che si avvicina. È un Dio che si fa vicino. Un Dio che ha iniziato a camminare con il suo popolo e dopo si è fatto uno di loro come Gesù Cristo, per esserci più vicino. Ma non con una vicinanza metafisica, ma con quella vicinanza che descrive Luca quando Gesù va a curare la figlia di Jairo, con la gente che lo spintona fino a soffocarlo mentre un’anziana tenta di toccargli il mantello. Con questa vicinanza della moltitudine che voleva azzittire il cieco che con le grida voleva farsi sentire all’entrata a Gerico. Con questa vicinanza che ha dato animo a quei dieci lebbrosi per chiedergli di lavarli. Gesù è qui. Nessuno voleva perdersi questa vicinanza, persino il bambino salito sul sicomoro per vederlo. Il nostro Dio è un Dio vicino. Ed è curioso. Curava, faceva del bene. San Pietro lo dice in maniera chiara: «Ha vissuto facendo il bene e curando». Gesù non ha fatto proselitismo: ha accompagnato. E le conversioni che otteneva erano proprio grazie a questa sua attitudine di accompagnare, insegnare, ascoltare, fino al punto che la sua condizione di non essere uno che fa proseliti gli fa dire: «Se anche voi volete andarvene, fatelo adesso e non perdete tempo. Avete parola di vita eterna, noi rimaniamo qui». Il Dio vicino, vicino con la nostra carne. Il dio dell’incontro che esce dall’incontro del suo popolo. Il Dio che - userò una parola bella della diocesi di San Justo -: il Dio che mette il suo popolo nelle condizioni dell’incontro.

Il centro di gravità del cattolicesimo si è spostato


di Henri Tincq

 
in “www.slate.fr” del 15 marzo 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

 
L'Europa non è più il centro della Chiesa. Giovanni Paolo II era venuto dall'Est, papa Francesco viene dal Sud. Il centro di gravità del mondo cattolico si è spostato. Il suo orizzonte si è ampliato, mondializzato.

Un orizzonte che non è più, per il nuovo papa, quello delle guerre europee che avevano così dolorosamente segnato degli uomini come il polacco Karol Wojtyla e il tedesco Jospeh Ratzinger.

giovedì 14 marzo 2013

Strappate i cuori, guarite il mondo


in “Il Sole 24 Ore” del 14 marzo 2013
Questo è il testo dell'omelia che il Cardinale Jorge Mario Bergoglio ha pronunciato a Buenos Aires il 13 febbraio 2013 nella funzione del mercoledì delle Ceneri. È il messaggio quaresimale dell'Arcivescovo ai sacerdoti, ai consacrati e ai laici dell'Arcidiocesi argentina.

Attraverso i mezzi di comunicazione, piano piano ci abituiamo a sentire e a vedere la cronaca nera della società contemporanea, che si presenta quasi come una gioia malvagia, e ci abituiamo anche a toccarla e sentirla nelle cose che ci circondano e nella nostra propria carne. Il dramma si sente nelle strade, nei quartieri, nella nostra casa e, perché no, nel nostro cuore. Conviviamo con la violenza che uccide, che distrugge le famiglie, ravviva le guerre e i conflitti in tanti Paesi del mondo.

martedì 12 marzo 2013

Extra omnes!


di Lorenzo Banducci

 
EXTRA OMNES!
Due semplici parole in latino daranno via al prossimo Conclave della Chiesa Cattolica che porterà all’elezione di un nuovo Pontefice. I Cardinali riuniti nella Cappella Sistina faranno interamente posto nei loro cuori e nelle loro menti alla luce dello Spirito che guiderà la loro scelta.

venerdì 8 marzo 2013

Elezione del Papa: lettera ai cardinali


di Bureau de la fédération “Réseaux du Parvis”


in “www.reseaux-parvis.fr” del 4 marzo 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

 
Signor Cardinale,

 
I cattolici, ma non solo loro, si chiedono chi sarà il nuovo Papa e quale sarà il volto della Chiesa che risulterà da questa elezione. Ognuno immagina la somma delle pressioni di tutti i tipi e dei punti di vista contraddittori che Lei deve gestire per prendere la sua decisione.

In “Chrétiens des Parvis”, riuniamo nella nostra Federazione donne e uomini preoccupati di vivere il Vangelo nel mondo di oggi, e desideriamo condividere con Lei le nostre preoccupazioni e le nostre speranze.

Il Regno come vita in Cristo


di Vladimir Zelinskij dal sito www.dimensionesperanza.it

Il paese del Regno è escatologico, esso si trova al centro della nostra fede e nello stesso tempo sulla terra nuova e nei cieli nuovi. Ma ci sono i segni del Regno lasciati sulla terra vecchia.

martedì 5 marzo 2013

I canoni di Dordrecht


Lo scopo del Sinodo tenuto a Dordrecht era quello di comporre una controversia che era sorta nelle chiese olandesi dopo la diffusione delle dottrine dell'Arminianesimo. Dopo la morte di Jacob Arminio, i suoi seguaci avevano sollevato obiezioni alla Confessione di fede belga e all'insegnamento di Giovanni Calvino, Beza e i loro seguaci. Queste obiezioni erano state pubblicate in un documento chiamato "la Rimostranza" nel 1610 ed i suoi propositori erano stati chiamati "Rimostranti". Gli oppositori calvinisti, guidati dal professor Francis Gomar dell'Università di Leida, divennero conosciuti come i "Controrimostranti".
Nella "Rimostranza" e in altri scritti più tardi, gli arminiani avevano pubblicato un'alternativa alle dottrine calviniste della Confessione di fede belga su cinque punti. Insegnavano che l'elezione di Dio era basata solo sulla previsione che Dio aveva fatto della fede di chi poi avrebbe eletto; la redenzione universale; la depravazione umana parziale; la possibilità di resistere alla grazia come pure a quella di decadere dalla grazia.
Simon Episcopius era portavoce dei 13 rappresentati dei Rimostranti, chiamati a comparire di fronte al Sinodo nel 1618.
La Rimostranza fu rifiutata all'unanimità, e il Sinodo, in risposta, elaborò i cosiddetti "canoni di Dordrecht". Le repliche ai cinque punti della Rimostranza sono suddivise in cinque sezioni — la terza e la quarta sono unite fra di loro, perché il terzo punto della Rimostranza era stato considerato ortodosso. I canoni furono firmati da tutti i membri del sinodo. Fra i firmatari vi era anche Giovanni Diodati, autorevole traduttore della Bibbia in italiano, all'epoca professore di teologia e pastore a Ginevra.
Il Sinodo si concluse respingendo ufficialmente queste concezioni e ristabilì l'ortodossia riformata su tutti i punti, cioè: (1) Depravazione totale; (2) Elezione incondizionata; (3) Redenzione limitata; (4) Grazia irresistibile e (5) Perseveranza dei santi.
Questi punti sono passati alla storia come: i Cinque punti del Calvinismo.


PREDESTINAZIONE, ELEZIONE E RIPROVAZIONE

I.
Poiché tutti gli uomini hanno peccato e si sono resi colpevoli della maledizione e della morte eterna, Dio non avrebbe fatto torto a nessuno se avesse voluto lasciare tutto il genere umano nel peccato e nella maledizione, e se avesse voluto condannarlo a causa del peccato, secondo queste parole dell'apostolo: "Tutto il mondo è sottoposto al giudizio di Dio... Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:19,23). e ancora "Il salario del peccato è la morte" (Romani 6:23).

lunedì 4 marzo 2013

L'ordinazione delle donne diacono nella tradizione bizantina


Questo è il rito di ordinazione per le diaconesse come venne ricostruito nel 1647 da Giacomo Goar utilizzando almeno sette manoscritti. Goar afferma di essersi servito dei documenti presenti nella biblioteca reale ( di Francia ?) , e delle collezioni Barberini, Grottaferrata, di San Marco a Firenze, Tilliana, Allaziana e Coresiana .Vi sono inclusi, senza dubbio, i manoscritti de Nicolis e Giorgio Varo , ed altri ancora.
Il testo greco venne pubblicato, assieme alla traduzione in latino di Goar , in Euchologion sive Rituale Graecorum, Parigi 1647; pp. 262-264; con delle note pp. 264-267.


commenti
Preghiera di Ordinazione(cheirotonia) di una diaconessa’
Tutti gli ordini maggiori erano conferiti all'interno della chiesa, dinnanzi all'altare.
Dopo l'offertorio sacro, quando le porte della chiesa sono state aperte, davanti al Diacono comincia la litania 'Tutti Santi' ; la donna che è ordinata Diacono viene presentata al Vescovo.
Questa era una dichiarazione pubblica che una persona veniva eletta al diaconato .Si veda il testo nelmanoscritto Vaticano .
Proclama il ‘Divina Grazia’ [asserzione].
L'imposizione delle mani era la 'materia' del sacramento dell' Ordine Sacro.
La diaconessa china la sua testa, il Vescovo impone la sua mano sulla sua fronte, fa in tre tempi il segno della croce su di lei, e prega così:
Questa è la preghiera dell'ordinazione, la 'forma' del sacramento,e consiste principalmente nella chiamata dello Spirito Santo.
Dio Santo ed Onnipotente, attraverso la nascita del Tuo Figlio Unigenito, il nostro Dio, da una Vergine secondo la carne, hai santificato la donna. Accorda non solo agli uomini, ma anche alle donne la grazia e la discesa dello Spirito Santo. Ti preghiamo, Dio, considera questa tua fedele serva che si dedica al compito del Tuo diaconato, e versa in lei l'abbondaza del Tuo Spirito Santo.
Conservala durante compimento del suo ministero (
[leitourgia]) secondo quanto ti piace , nella fede piena e nella condotta irreprensibile.
Per Te ogni gloria, e onore ed adorazione, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre . Amen.”

Preghiere per la nuova diaconessa vengono aggiunte nelle litanie di intercessione .
Quando i fedeli rispondono 'Amen' uno dei diaconi prega e dice :
‘Preghiamo Dio nella pace .
Per la pace del paradiso,ed il bene di tutto l'universo preghiamo Dio.
Per la pace in tutto il mondo, preghiamo Dio.
Per il nostro arcivescovo , per il suo sacerdozio, aiuto, perseveranza , pace, salute e lavoro delle sue mani, preghiamo Dio.
Per la diaconnessa , che è stata ora ordinata, per la sua salvezza, preghiamo Dio .
Perchè il Signore misericordioso le conceda un diaconato sincero e perfetto, preghiamo Dio.
Per il nostro devoto ed amato da Dio l'imperatore, preghiamo Dio.
Possiamo noi essere liberi. ”

L'imposizione delle mani ancora una volta è importante.
Mentre il diacono recita le litanie di intercessione, il Vescovo,stando in piedi impone le sue mani sulla testa della diaconessa, e prega in questo modo:
Questa è la seconda preghiera dell'ordinazione.Tutte le ordinazioni ai sacri ordini maggiori hanno due preghiere di ordinazione.
Dio, Padre ,tu non rigetti le donne che si dedicano a Te a servire nella Tua santa casa ,con sacro consiglio come dovrebbe essere fatto, ma li ammetti all'ordine dei ministeri.
Concedi il dono del Tuo Spirito Santo anche a questo Tuo servitore fedele che vuole dedicarsi a Te e compiere la grazia del diaconato, come hai accordato questa grazia alla Tua serva Febe, che avevi eletto al lavoro del ministero[
leitourgia].
Fa, o Dio, che possa perseverare senza colpa nel Tuo tempio santo, e che possa essere accurata la sua condotta, specialmente nella sua modestia.
E fa che il Tuo servitore fedele si perfezioni, così che, quando starà in piedi davanti al giudizio del Tuo Cristo, possa ricevere una ricompensa degna della sua buona condotta , attraverso la misericordia ed l' umanità del Tuo Figlio Unigenito, così sia."

La vestizione del ministro con i paramenti appropriati è una pubblica attestazione del nuovo stato come diacono.
Dopo che si risponde 'Amen' , il vescovo mette la stola intorno al collo della diaconessa, sotto il suo mantello, sistemando le due estremità sul davanti . Il diacono che sta in mezzo a loro dice: 'Ricordiamo tutti i santi '
Il far tenere il calice alla diaconessa dà una nuova conferma che questa è una piena ordinazione diaconale , anche se normalmente essa non distribuisce la comunione.
Al momento della comunione la nuova ordinata prende parte del corpo sacro e del sangue prezioso, le mani del Vescovo le porgono il calice. Lei accetta e poi lo ripone sulla tavola santa[= l'altare].

domenica 3 marzo 2013

In attesa di un coraggioso riformatore


di Severino Dianich
in “Corriere della Sera” del 1 marzo 2013


Attendiamo un papa che sia un coraggioso riformatore. Senza un cambiamento deciso di tanti aspetti della vita della Chiesa e delle sue istituzioni, la ripresa dell'evangelizzazione non può decollare, perché in molti Paesi della terra, paradossalmente, proprio certi aspetti del volto della Chiesa ostacolano quell'approccio simpatetico con il mondo, la reciproca stima, la disponibilità al dialogo, indispensabili per comunicare la fede agli uomini.

Nella Chiesa del XXII secolo



di Fulvio De Giorgi

in “Presbyteri” n. 2 del febbraio 2013


Con un esercizio di ‘fantasia pastorale’ spostiamo decisamente in avanti l’orologio, anzi il
calendario della storia. Quale sarà la Chiesa nel 2113? Forse ci sarà già stato il Concilio Vaticano III  o forse no... La Chiesa si articolerà nelle tante piccole comunità ecclesiali viventi, sparse sul territorio. Rifulgeranno le due ‘vocazioni’ fondamentali: alla verginità consacrata e al matrimonio.
E dalla prima verranno, prevalentemente, i vescovi a reggere le diocesi, indicati – se non proprio eletti – da tutti i cristiani di quelle chiese locali.
Prevalentemente dai coniugati, invece, dopo una lunga e provata testimonianza di vita, le piccole comunità eleggeranno gli ‘anziani’ (maschi o femmine), chiamati a presiedere l’eucaristia e a guidare spiritualmente quelle ‘chiese tra le case’: il vescovo vaglierà gli eletti e li ordinerà per quel ministero. Non si chiameranno ‘sacerdoti’, perché ovviamente tutti i battezzati adulti, cioè i ‘santi’ o ‘cristiani’, sapranno di essere sacerdoti, in forza del battesimo. Saranno appellati ‘anziani’ (o, che è  lo stesso, ‘presbiteri’, ‘preti’), chiamati al sacerdozio ministeriale.

sabato 2 marzo 2013

Il papato, otto anni dopo


di Philippe Clanché

in “www.temoignagechretien.fr” del 28 febbraio 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)


I tempi cambiano, anche per un'istituzione bimillenaria che si vanta di non seguire i ritmi del mondo. Il mondo e la Chiesa con cui avrà a che fare il nuovo pontefice non sono più quelli dell'elezione di Joseph Ratzinger.