martedì 30 aprile 2013

Davide e Golia


di Lorenzo Banducci

L’immagine con cui il nuovo Presidente del Consiglio Enrico Letta ha concluso il suo lungo discorso alla Camera per ottenere la fiducia del Parlamento al suo Governo da poco formato riassume con la semplicità leggera e pedagogica delle storie bibliche le difficoltà che incontrerà questo nuovo esecutivo nel cammino che sta iniziando ad intraprendere.

lunedì 29 aprile 2013

I rabdomanti della politica


di Bruno Forte

da “Il Sole 24 Ore” del 28 aprile 2013

Era il 28 aprile 1973, esattamente come oggi, quarant'anni fa. A Tolosa, in una delle baracche abitate allora dai Piccoli Fratelli di Gesù, cui aveva voluto unirsi dopo la morte dell'amatissima moglie Raïssa, Jacques Maritain - pensatore di fama mondiale - morirà povero, come aveva scelto di essere nel desiderio di imitare il più possibile il Signor Gesù, da lui seguito con intensissimo amore dal giorno del suo ingresso da adulto nella Chiesa cattolica.

venerdì 26 aprile 2013

Ascetismo come esplorazione di tutte le possibilità della carne


L'ascetismo medievale non va visto come radicato nel dualismo ,ossia nella percezione di contrapposizione radicale tra lo spirito e il corpo che,contrapponendosi al primo,lo imprigiona. Le stravaganti pratiche penitenziali fra il Due e il Quattrocento ,la ricerca del dolore e della pazienza,la pratica letterale dell'imitatio crucis sono innanzitutto tutt'altro che un tentativo di fuggire il corpo,non sono i prodotti di una epistemologia ,di una psicologia o di una teologia che ravvisi un'anima in lotta con il proprio principio opposto. Né si tratta,contrariamente a quanto spesso gli storici hanno sostenuto di una risposta fatta di negazione del mondo ,autofustigazione e decadenza espressa da una società devastata da pestilenze,carestie,eresie ,guerre e corruzione ecclesiastica.

Dall'amore romantico all'amore umano


La verità è questa, secondo me: anzitutto l’amore come desiderio o passione, e l’amore romantico — o quanto meno un elemento di esso — dovrebbero, per quanto possibile, essere presenti nel matrimonio come un primo incentivo, come punto d’avvio.… In secondo luogo, il matrimonio, lungi dall’avere come suo scopo precipuo quello di portare al compimento perfetto l’amore romantico, ha da compiere nei cuori umani ben altra opera: un’infinitamente più profonda e più misteriosa operazione di alchimia: voglio dire che ha da trasformare l’amore romantico, o quanto di esso esisteva all’inizio, in un vero e proprio amore umano, reale ed indistruttibile, in un amore veramente disinteressato, che non esclude il sesso, si capisce, ma che diviene sempre più indipendente dal sesso, e può persino essere, nelle sue forme più elevate, completamente libero dal desiderio e dall'interferenza sessuale, in quanto di natura essenzialmente spirituale: una completa ed irrevocabile donazione dell’uno all'altro, per amore dell’altro. Così è che il matrimonio può essere un’autentica comunità d’amore tra uomo e donna: qualcosa di costruito non sulla sabbia, ma sulla roccia, perché poggia su di un amore genuinamente umano, non animale, e genuinamente spirituale, genuinamente personale: attraverso l’ardua disciplina dell’autosacrificio ed a forza di rinunce e purificazioni.… E allora ciascuno può diventare una specie di Angelo custode dell’altro: preparato e pronto, proprio come un Angelo custode deve essere, a molto perdonare all’altro: infatti la legge evangelica del reciproco perdono bene esprime, mi pare, un’esigenza fondamentale, che è valida non soltanto nell’ordine soprannaturale, ma anche nell’ordine terreno e temporale, e per le società umane di base, quali la società domestica e la società politica. Ciascuno, in altre parole, può allora rendersi realmente dedito al bene e alla salvezza dell’altro.

J. MARITAIN, Reflections on America, Charles Scribner’s Sons, New York 1958, tr. it. Riflessioni sull’America,  Morcelliana, Brescia 1960, pp. 109-110

Splendente come un'ostia..


Il filosofo Emmanuel Mounier, in molte lettere e passaggi del suo diario, racconta il dramma della malattia della figlia, vissuto con la moglie Paulette. La piccola Françoise infatti all’età di due anni entrò in uno stato di coma vegetativo a causa di un’encefalite progressiva.

Presenza di Françoise. Storia della nostra piccola Françoise, che sembra continuare la sua esistenza con dei giorni privi di storia. Il primo sforzo è stato quello di superare la psicologia della sventura. Questo  miracolo che un giorno si è spezzato, questa promessa su cui si è richiusa la lieve porta di un sorriso cancellato, di uno sguardo assente, di una mano senza progetti, no, non è possibile che ciò sia casuale, accidentale. “È toccata loro una grande disgrazia”. Invece non si tratta di una grande disgrazia: siamo stati visitati daqualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia. Ricordo i miei permessi a Dreux, ad Arcachon, quest’ultimo avvenuto in una grande angoscia.

mercoledì 24 aprile 2013

Adittapariyaya sutta - Il sermone del fuoco


Così ho sentito. Una volta il Beato( Buddha) soggiornava presso Gaya, sul colle Gayasisa, insieme a mille monaci. Ivi rivolgendosi ai monaci disse:
“ Monaci, tutto brucia! E cosa brucia, o monaci?
La vista brucia, o monaci, le forme ed i colori bruciano, la coscienza visiva brucia, il contatto visivo brucia, e qualsiasi sensazione sorga in dipendenza dal contatto dell’occhio con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia. Mediante cosa brucia? Brucia mediante il fuoco dell’attaccamento, il fuoco dell’avversione, il fuoco della confusione. Brucia, vi dico, a causa della nascita, della vecchiezza e della morte, della pena, del lamento, del disagio, dell’angoscia e dello scoramento.

Didaché


La Didaché o Dottrina dei dodici apostoli è un testo cristiano di autore sconosciuto, rinvenuto nel 1873 in un manoscritto gerosolimitano, il Codex Hierosolymitanus. Probabilmente scritto in Siria nel I secolo, il testo sarebbe contemporaneo ai libri del Nuovo Testamento.
Testo didascalico, la Didaché contiene una catechesi della "via della morte" e della "via della vita", con indicazioni di morale per lacomunità, inclusa una lista di vizi e virtù, e testi liturgici sul battesimo e sull'eucaristia.
È divisa in tre sezioni principali: una che riguarda dottrine Cristiane, una riguardante riti come il battesimo e l'eucarestia, e l'organizzazione della Chiesa.
Venne persino considerata come parte del Nuovo Testamento da alcuni Padri della Chiesa anche se la maggioranza lo considerò apocrifo; per questo non fu accettato nel canone del Nuovo Testamento eccetto che dalla Chiesa ortodossa etiope. La Chiesa cattolica lo inserisce nella letteratura subapostolica.


CAPITOLO 1
1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.
2. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri.
3. Ecco pertanto l'insegnamento che deriva da queste parole: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per quelli che vi perseguitano; perché qual merito avete se amate quelli che vi amano? Forse che gli stessi gentili non fanno altrettanto? Voi invece amate quelli che vi odiano e non avrete nemici.

Riflessioni sull’utilità degli studi scolastici al fine dell’amore di Dio


La chiave di una concezione cristiana degli studi è che la preghiera esige attenzione, esige che venga orien­tata verso Dio tutta l’attenzione di cui l’anima è capace. La qualità dell’attenzione è strettamente collegata alla qua­lità della preghiera. Il calore del sentimento non può sup­plire.
Soltanto la parte più elevata dell’attenzione entra in contatto con Dio, quando la preghiera è sufficientemente intensa e pura perché si possa stabilire un simile contat­to; ma tutta l’attenzione è rivolta a Dio.
Gli esercizi scolastici sviluppano, certo, una parte meno elevata dell’attenzione, tuttavia essi hanno una loro efficacia per accrescere quel potere dell’attenzione che sa­rà disponibile al momento della preghiera; però devono essere eseguiti a questo scopo e soltanto a questo scopo.

lunedì 22 aprile 2013

A lezione di politica


di Giorgio Napolitano
Oggi come blog desideriamo proporvi il testo integrale del discorso di insediamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una semplice ed efficace lezione di politica per ciascuno di noi!

sabato 20 aprile 2013

Le responsabilità di un "sì"


di Lorenzo Banducci

E’ molto facile a volte dire di “no”. Facilissimo quando l’incarico si fa pesante e il fardello è troppo grande da portare. Il “no” ti scarica dalle responsabilità e ti consente di rifugiarti nella serenità e nei tuoi interessi.

mercoledì 17 aprile 2013

Rapporti fra cattolici e non cattolici in campo economico-sociale-politico


da "Pacem in terris", Giovanni XXIII

82. Le linee dottrinali tracciate nel presente documento scaturiscono o sono suggerite da esigenze insite nella stessa natura umana, e rientrano, per lo più, nella sfera del diritto naturale. Offrono quindi ai cattolici un vasto campo di incontri e di intese tanto con i cristiani separati da questa Sede apostolica quanto con esseri umani non illuminati dalla fede in Gesù Cristo, nei quali però è presente la luce della ragione ed è pure presente ed operante l’onestà naturale. "In tali rapporti i nostri figli siano vigilanti per essere sempre coerenti con se stessi, per non venire mai a compromessi riguardo alla religione e alla morale. Ma nello stesso tempo siano e si mostrino animati da spirito di comprensione, disinteressati e disposti ad operare lealmente nell’attuazione di oggetti che siano di loro natura buoni o riducibili al bene" .

lunedì 15 aprile 2013

Atene, Sparta, la Persia e il futuro del PD


di Lorenzo Banducci

La crisi all’interno del Partito Democratico è figlia della profonda crisi istituzionale che si vive all’interno del Paese.

In un’Italia dove tutti i partiti sono ancora “personali” il PD rappresenta una specie di “sperimentazione” fuori dalla norma direi quasi anacronistica. Il frutto di un sogno così difficile da realizzare: rendere l’Italia un paese “normale” rispetto agli standard democratici europei ed occidentali.

Un partito all’interno del quale le posizioni sono diversificate, le opinioni sono varie, ma alla fine dopo attente discussioni si arriva ad una sintesi intorno alla quale tutte le componenti fanno quadrato.

domenica 14 aprile 2013

Pacem in terris


di Christine Pedotti

 

in “www.temoignagechretien.fr” dell'11 aprile 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

 

L'11 aprile 1963, esattamente cinquant'anni fa, Papa Giovanni XXIII pubblicava l'enciclica Pacem in Terris, che era scaturita da due urgenze.

sabato 13 aprile 2013

Femminismo e Chiesa




Finché si continuerà ad impedire alle donne [...] di decidere sul loro benessere spirituale e sul loro impegno, la chiesa come discepolato di uguali non sarà realizzata e la potenza dell'evangelo sarà fortemente sminuita.[...] Una spiritualità cristiana femminista ci chiama perciò a convocare la "ekklesìa delle donne" che, con la forza adirata dello Spirito, sono mandate all'esterno a nutrire, guarire e liberare il nostro popolo, cioè le donne; essa smaschera il peccato strutturale e l'alienazione del sessismo e ce ne libera, ci spinge a diventare figlie e portavoci di Dio; respinge l'adorazione idolatrica della maschilità ed esprime l'immagine divina in esistenza e linguaggio umani femminili; ci libera dall'interiorizzazione del falso altruismo e del falso sacrificio di sé, che si preoccupa innanzitutto del benessere e del lavoro degli uomini a danno del benessere e della vocazione nostri e delle altre donne; ci mette in grado di vivere 'l'una per l'altra' e di sperimentare la presenza di Dio nell'ekklesìa come riunione di donne. Quelle che fra noi hanno udito questa chiamata rispondono impegnandosi nella lotta delle donne e di tutti i popoli per la liberazione, rendendosi affidabili nei confronti delle donne stesse e del loro futuro e collaborando ad alimentare la solidarietà all'interno dell'ekklesìa delle donne. Impegno, affidabilità e solidarietà nella comunità sono i contrassegni distintivi della nostra vocazione e della nostra battaglia. 

Elisabeth Schüssler Fiorenza, In memoria di lei

Vangelo e mito


La raffigurazione mitica del mondo e l’evento mitico di salvezza nel Nuovo Testamento.

La raffigurazione neotestamentaria dell’universo è mitica. Si considera il mondo articolato in tre piani. Al centro si trova la terra, sopra di essa il cielo, e sotto gli inferi. Il cielo è l’abitazione di Dio e delle figure celesti, gli angeli; il mondo sotterraneo è l’inferno, il luogo dei tormenti. Ma non perciò la terra è unicamente il luogo dell’avvenimento naturale-quotidiano, delle sollecitudini, cioè, e del lavoro, dove regnino l’ordine e la regola: è anche il teatro d’azione delle potenze soprannaturali, di Dio e dei suoi angeli, di Satana e dei suoi demoni. Le forze soprannaturali agiscono sugli avvenimenti naturali, sul pensiero, sulla volontà e sull’operare dell’uomo; i miracoli non hanno nulla d’insolito.[...]

venerdì 12 aprile 2013

Il Gesù storico è il Gesù halakhico


A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, studiosi come Geza Vermes, James H. Charlesworth, E.P. Sanders e Jacob Neusner hanno fatto capire bene l’importanza cruciale di vedere Gesù all’interno e come parte del mondo vivo e vitale del giudaismo palestinese del I secolo.
Sfortunatamente, la reazione di troppi accademici americani è stata un’adesione puramente formale. È sufficiente sfogliare le pagine dei molti libri su Gesù che racchiudono nel titolo la parola “ebreo” o la strombazzano nelle loro prefazioni per cogliere il divario fra la retorica e la realtà. Naturalmente, molti libri americani sul Gesù storico evitano ora le denigranti parodie della Torah o dei Farisei incorporate nei più vecchi tomi tedeschi. Al posto di tali parodie, si incontra uno spostamento d’accento politicamente corretto, dal Gesù che attacca la Legge, perlomeno nella sua interpretazione farisaica, al Gesù che attacca la gerarchia, il sacerdozio e il tempio – che ricevono il ruolo dei cattivi nella nostra epoca più illuminata.

giovedì 11 aprile 2013

Quando udiamo i comandamenti [...] siamo presi da meraviglia per il loro carattere impossibile nel mondo.



Quando Gesù dice ciò che l'uomo deve fare, non si tratta di un'etica autosufficiente per la realizzazione dell'uomo nell'edificio e nell'ordine dell'esserci mondano. Al contrario, ogni moralità non si giustifica piuttosto che come volontà di Dio, come esser pronti per la fine del mondo e come segno del regno di Dio.
Nulla di mondano può avere la minima importanza per se stesso. .Questo mondo è solo un ponte; attraversalo ma non edificarvi la tua dimora» (Hennecke, Gli apocrifi, 35). Il mondo è certo creazione di Dio e come tale non è condannabile. L'amore per la natura è proprio di Gesù, come lo sarà in seguito di Francesco d'Assisi. Egli non viola gli ordinamenti umani, ma ne accentua il valore. Per esempio il matrimonio è indissolubile. «Ciò che Dio ha unito l'uomo non deve dissolvere».

La fede è possibile a tutti perché è a tutti ugualmente impossibile.


La giustizia di Dio si rivela " per mezzo della sua fedeltà in Gesù Cristo." La fedeltà di Dio è la divina pazienza in virtù della quale in molti punti sparsi della storia si danno sempre di nuovo possibilità, occasioni, attestazioni per la conoscenza della sua giustizia. Gesù di Nazareth è, tra questi molti punti, quello in cui gli altri sono riconosciuti nel loro significato complessivo come linea, come il vero e proprio filo rosso della storia. Cristo è il contenuto di questa conoscenza: la giustizia stessa di Dio. La fedeltà di Dio, Gesù Cristo, devono verificarsi reciprocamente. 
La fedeltà di Dio si dimostra in questo, che in Gesù, il Cristo ci incontra. Se nonostante ogni insufficienza umana, nelle sparse indicazioni storiche di Dio noi possiamo vedere reali possibilità per Dio, se nelle orme terrene dell'annunzio divino noi possiamo trovare qualche cosa di più che fatti casuali di questo mondo, se rimanendo al nostro posto nel tempo, possiamo ricevere il conforto di una eterna promessa, ciò avviene perché, e a condizione che incontriamo in un determinato tempo, in un punto della realtà, un tempo e una realtà permeati di luce, una verità d'un altra; ordine, una risposta divina. 

Cattolici, non adeguatevi!


Brani tratti da una tavola rotonda che Giancarlo Zizola organizzò nella sede romana de 'Il Giorno' nel dicembre 1969 in cui Pasolini propone un ideale di spiritualità che rivaluta la tradizione e la bellezza "popolari" della fede e chiede di non conformarsi alla modernità.

Pasolini:  "La domanda è questa: se quello che si esprime at­traverso la liturgia è il popolo
che voi dite come soggetto, mi pare non arriviamo a una distinzione classista in senso, diciamo, ormai or­todosso e convenzionale della paro­la. Cioè, quando voi parlate di popo­lo e borghesia fate una distinzione ancora psicologica o sociologica, ma non sociale e non classista ancora.
Ora, quando voi criticate il borghese, come sarei io ad esempio, che richie­derebbe alla messa - almeno in linea teorica perché in effetti io non vado a messa - il suo mistero, il suo mo­mento estatico, il silenzio o il mistero di una lingua incomprensibile, voi fate un rimprovero massimalistico al borghese; lo chiamate borghese indi­vidualista e, in un certo senso, guar­date un po' ironicamente questa sua esigenza misticheggiante, che è an­che estetizzante. Ma allora vorrei citare una frase di Mircea Eliade che è abbastanza tipica. Egli dice che il po­polo vive la ritualità in concreto, completamente, esistenzialmente, corporalmente; il popolo inteso in un senso vago della parola, cioè il popolo come era nelle civiltà conta­dine, nelle civiltà agrarie, nell'ambito in cui è nata la religione cristiana, vi­ve il rito in concreto e la sua esperienza rituale –dice proprio così- equivale alla più intima esperienza privata, personale dell'uomo moderno. Cioè con questo si istituisce una specie di analogia tra l'esperienza e­stetica, perché no, di un uomo mo­derno e l'esperienza religiosa del po­polo antico, contadino, preindustriale. Ora, secondo me, questa analogia ha una certa ragione d'essere. Non è che si possa buttar via tacciandola di estetismo e basta. E questa analogia, che si può trovare tra il popolo di og­gi, tra l'uomo borghese moderno di oggi e il popolo preindustriale, è un fatto che si ripete oggi nelle chiese, perché in un certo senso il popolo è rimasto quello di allora; in parte è ancora in qualche modo come i preindustriali, vive ancora un'espe­rienza religiosa di tipo contadino, di tipo magico. E allora le donnette si trovano accanto, alla messa, un bor­ghese colto, estetizzante. Quindi nella messa convivono queste due situazioni che sono analoghe».

lunedì 8 aprile 2013

Temi di morale sessuale, in dialogo con Giannino Piana


Pubblichiamo oggi il dialogo fra il nostro Niccolò Bonetti ed il teologo Giannino Piana avvenuto a Firenze a margine dell'incontro organizzato dal "gruppo Gionata" di Firenze dal titolo "Omosessualità. Una proposta etica". Nato nel 1939, Giannino Piana ha insegnato etica cristiana presso la Libera Università di Urbino e etica ed economia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino. È stato presidente dell'Associazione Italiana dei Teologi Moralisti. Fa parte delle redazioni delle riviste Hermeneutica, Credere oggi, Rivista di teologia morale e Servitium; collabora al mensile Jesus con la rubrica "Morale e coscienza" e al quindicinale Rocca con la rubrica "Etica Scienza Società".

domenica 7 aprile 2013

Il Cristo vivente, siamo noi


di Raymond Gravel

in “www.lesreflexionsderaymondgravel.org” del 6 aprile 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

 
I brani del vangelo del tempo pasquale sono tradizionalmente tratti da Giovanni. Con la scoperta della tomba vuota da parte di Maria Maddalena la mattina di Pasqua, di Pietro e del discepolo che Gesù amava, il giorno stesso, la sera di Pasqua, san Giovanni ci racconta l'apparizione del Risorto ai discepoli rinchiusi nella paura, ma riuniti, per affidare loro la missione di liberare la gente: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23). Poiché i verbi sono al passivo, significa che è Dio che libera, ma allo stesso tempo ha bisogno di noi per farlo. È una grande responsabilità, non riservata solo agli Undici, dato che tutti i discepoli riuniti ricevono questa missione. Ma perché questo racconto pasquale? Quali messaggi ci trasmette?

sabato 6 aprile 2013

Le pietre del tuo anello avrebbero potuto salvare le vite di un intero popolo.



La storia di Nabot è accaduta molto tempo fa, ma si rinnova tutti i giorni. Qual è il ricco che non ambisce di continuo alle cose altrui? Qual è il ricco che non aspira a strappare al povero il suo piccolo possesso e a invadere i confini dell'eredità dei suoi antenati? Chi si contenta di ciò che ha? Chi non viene eccitato nella propria cupidigia dal possesso del vicino? Non c'è stato solo un Acab; tutti i giorni Acab nasce di nuovo, e mai si estingue il suo seme in questo mondo... Ah, ricchi! Fino a dove aspirate a portare la vostra insensata cupidigia? Siete forse gli unici abitanti della terra? Per quale ragione voi espellete dai loro possessi quelli che hanno la vostra stessa natura, e rivendicate per voi soli il possesso di tutta la terra? La terra è stata creata in comune per tutti, ricchi e poveri: perché dunque vi arrogate il diritto esclusivo del suolo? Nessuno è ricco per natura, dal momento che questa tutti li genera egualmente poveri; veniamo al mondo nudi e senza oro né argento...

Che dunque è questa fede! È luce oscura, è cecità che vede



Ecco ciò che vedo e ciò che mi turba. Guardo da ogni parte e dovunque non vedo che oscurità. La natura non mi offre niente che non sia occasione di dubbio e d'inquietudine. Se non vedessi niente con il segno della divinità, mi ridurrei a negare; se vedessi dovunque i segni di un creatore, riposerei nella quiete della fede. Ma, vedendo troppo per negare e troppo poco per essere tranquillo, mi trovo in una condizione miserevole, in cui ho desiderato cento volte che, se un Dio la permette, essa lo riveli senza equivoci; e che se i segni che essa ci dà sono ingannevoli, li sopprima del tutto; che essa dica tutto o niente, affinché io veda la strada da seguire. Al contrario, nella condizione in cui mi trovo, ignorando ciò che sono e ciò che devo fare, io non conosco né la mia condizione né il mio dovere. Il mio cuore anela con tutto se stesso a conoscere dove si trova il vero bene per seguirlo; nessun prezzo sarebbe troppo caro per l'eternità.
Invidio coloro che vivono nella fede con tanta noncuranza, e che fanno un uso cattivo di un dono di cui penso che io farei un uso del tutto diverso.

Pascal , Pensieri

mercoledì 3 aprile 2013

Vita civile e associazioni: un legame possibile


di Pierfrancesco Sesto Rubino
“Del resto , noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno”  Rm 8,28

E’ con queste parole che S.Paolo chiama i suoi confratelli della comunità di Roma a confidare nell’amore di Dio che si esprime attraverso l’azione dello Spirito Santo nella nostra vita e quindi a contribuire all’edificazione del Regno. Tutto concorre, anche i piccoli gesti.

lunedì 1 aprile 2013

Ma dove andranno i "saggi"?


di Lorenzo Banducci

 Difficile poter stare tranquilli in questa fase politica così ingarbugliata per il nostro paese. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo vari giri di consultazioni (le prime avevano portato all’incarico a Pierluigi Bersani) ha deciso di affidare le sorti del Paese a un gruppo di “saggi” bipartisan con il compito di costruire un programma di riforme economiche ed istituzionali intorno alle quali far convergere i partiti.