domenica 30 giugno 2013

Scontro fra diritti?

di Rocco Gumina

Il recente svolgimento a Palermo del Pride (per gli organizzatori) o del gay Pride (per i denigratori), ha riaperto anche in Italia il dibattito su di un tema molto discusso il quale riesce a dividere intimamente le sensibilità del nostro popolo e che non arriva veramente a concludersi tramite una proposta pacificatrice che sia in grado di rifarsi alla realtà delle cose. Di certo siamo dinanzi ad uno dei temi caldi dell’attualità politica italiana degli ultimi anni (tutti ricorderanno la discussione sui Pacs o sui Dico) che investe emotività, profili culturali, posizioni politiche ed etiche molto diverse fra loro.

mercoledì 26 giugno 2013

La formazione dei pastori e dei laici

di Pierino Boselli

Il tema della formazione liturgica di pastori e laici appare indispensabile alla luce dell'icona additata da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte.

lunedì 24 giugno 2013

La Bibbia ebraica non è omofoba


di Pierre-Israël Trigano

in “www.temoignagechretien.fr” del 20 giugno 2013 (traduzione: www.finesettimana.org)

Lungi dal condannare l'omosessualità, il Levitico invita ad umanizzare la relazione del maschile al femminile nella coppia.

domenica 23 giugno 2013

Elezioni Ragusa: Il fine dei compromessi

di Davide Cilia

Capire le dinamiche del ballottaggio tra i candidati a sindaco a Ragusa non è immediato. Comprendere come si sia arrivati a questo punto ancor meno.
Prima di offrire il punto di vista di un elettore che a fatica riesce ancora a identificarsi in una sinistra più utopica che già realizzata in un progetto politico comune, partiamo da un breve riassunto dei fatti avvenuti negli ultimi anni. Nel 2011, terminato con popolarità il mandato elettorale da sindaco, l’esponente del PdL Nello Di Pasquale ottiene una nuova schiacciante vittoria sulla coalizione della sinistra locale e in particolare sugli esponenti del PD che da sempre avevano osteggiato la sua amministrazione e denunciato a duri toni politiche clientelari, processi di cementificazione, gestione dei rifiuti, gestione idrica e priorità delle spese pubbliche solo per citarne alcune. Nel 2012 invitato dall’attuale presidente della regione Rosario Crocetta a sostenerlo in campagna elettorale con la lista “Il Megafono”, Di Pasquale si dimette da sindaco e in seguito è eletto come onorevole presso l’Ars (Assemblea Regionale Siciliana). Naturalmente la questione fa sorgere inevitabili polemiche con la segreteria del Pd ragusana che si vede coinvolta in secondo piano da un esponente regionale del Pd come Crocetta. E tuttavia, una volta riappacificate le acque, si presenta per il Pd a Ragusa l’opportunità di presentare una valida alternativa in vista delle amministrative 2013. C’è il tempo per organizzare delle primarie, c’è la possibilità di proseguire il percorso recente con una lista civica, il Movimento Città, c’è anche la collaborazione con Sel, IdV e importanti pezzi della società civile per stilare un programma. Passano i mesi e ci troviamo a oggi con la scelta strategicamente e ideologicamente più incomprensibile che si poteva adottare: il segretario del Pd ragusano, Peppe Calabrese, dopo aver tentato invano di sponsorizzare se stesso, guida i ¾ della segreteria verso la decisione di sostenere la candidatura a sindaco di Giovanni Cosentini, già vice sindaco nell’amministrazione Di Pasquale tanto criticata e “cuffariano doc” (come attestano sue dichiarazioni in merito ai buoni rapporti “pre e post Rebibbia” con lo stesso ex governatore della Sicilia condannato a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra) sostenuto proprio ieri sera anche dal governatore Crocetta e dal segretario del Pd Epifani.

venerdì 21 giugno 2013

Da Pericle a Samaras: disinvestimenti culturali


di Lorenzo Banducci

Sono convinto che le immagini diffuse nei giorni scorsi dell’ultimo concerto dell’orchestra nazionale greca, chiusa per mancanza di fondi, abbiano colpito l’immaginario collettivo di molti.

martedì 18 giugno 2013

Per avermi destinata a servire


di Alda Merini,Magnificat. Un incontro con Maria


Le mie ginocchia
avide di molto cammino
sono state generate
dalla tua grazia.
Ho dovuto riposare
ai piedi della montagna
senza mai sormontarla
ma Ti ringrazio
per avermi destinata a servire.
Non ad essere
una regine potente
ma un'umile serva.
Tu mi hai concesso
la contemplazione.
Ho contemplato la Tua Sapienza,
ho contemplato la Tua Creazione.
Ho visto da vicino
come Tu mi hai creata
e come Tu mi hai benedetta.
Ho saputo tutto di Te,
come ogni donna terrena
sa tutto dell'uomo che ama.
Ella lo conosce dalla sua infanzia,
lo brama nei suoi destini,
lo imprigiona nei suoi deliri.
Così è la donna che ama.
Ma Tu,
che non avevi principio,
mi hai sprofondata
nella carne angelica
dove non si nasce
e non si muore
se non con la sua resurrezione
e il suo grido.
Io, Maria,
sono il tuo grido, o Signore.
Col tuo grido mariano
Tu hai sconvolto le genti,
con i veli della mia castità
hai messo pudore
dove c'era vizio e odio.

L'irruzione del divino

di Simone Weil, Prologo ai Quaderni

Entrò nella mia camera e disse: << Miserabile, che non comprendi nulla, che non sai nulla. Vieni con me e t’insegnerò cose che neppure sospetti>>. Lo seguii.
Mi portò in una chiesa. Era nuova e brutta. Mi condusse di fronte all’altare e mi disse:  <<Inginocchiati>>. Io gli dissi: << Non sono stato battezzato>>. Disse: << Cadi in ginocchio davanti a questo luogo con amore come davanti al luogo in cui esiste la verità>>. Obbedii.
Mi fece uscire e salire fino a una mansarda da dove si vedeva attraverso la finestra aperta tutta la città, qualche impalcatura in legno, il fiume dove alcune imbarcazioni venivano scaricate. Nella stanza c’erano solo un tavolo e due sedie. Mi fece sedere.
Eravamo soli. Parlò. Talvolta qualcuno entrava, si univa alla conversazione, poi se ne andava.
Non era più inverno. Non era ancora primavera. I rami degli alberi erano nudi, senza gemme, in un’aria fredda e piena di sole.
La luce sorgeva, splendeva, diminuiva, poi le stelle e la luna entravano dalla finestra. Poi di nuovo sorgeva l’aurora.

Biocarburanti

di Giorgio Romagnoni


La "rivoluzione" dei biocarburanti secondo Giorgio Romagnoni...


giovedì 13 giugno 2013

Conosciamo il Verbo incarnato con gli occhi della fede


di Sant’Agostino

Brano tratto dal commento alla lettera di San Giovanni, Omelia 1.

3. Noi - dice Giovanni - siamo testimoni e vi annunciamo la vita eterna che era presso il Padre e si è manifestata in noi, cioè in mezzo a noi; più chiaramente si direbbe: manifestata a noi. Le cose dunque che abbiamo visto e sentito le annunciamo a voi. Faccia bene attenzione la vostra Carità: Le cose che abbiamo visto e udito noi vi annunciamo. Essi videro presente nella carne il Signore stesso, da quella bocca raccolsero le sue parole e ce le hanno trasmesse. Perciò anche noi abbiamo sentito, sebbene non abbiamo visto. Siamo forse meno felici di quelli che videro ed udirono? Ma perché allora aggiunse: Affinché anche voi abbiate parte insieme con noi (1 Gv 1, 2-3)? Essi videro, noi no, e tuttavia ci troviamo insieme; la ragione è questa, che abbiamo comune tra noi la fede. Ci fu un tale che, avendo visto, non credette e volle palpare per arrivare in questo modo alla fede. Disse costui: Io non crederò se non metterò le mie dita nel segno dei chiodi e non toccherò le sue cicatrici. Il Signore permise che le mani degli uomini lo palpassero per un poco, lui che sempre si offre allo sguardo degli angeli. Il discepolo dunque palpò ed esclamò: Signor mio e Dio mio. Egli toccò l'uomo e riconobbe Dio. Il Signore allora, per consolare noi che non possiamo stringerlo con le mani, essendo egli già in cielo, ma possiamo raggiungerlo con la fede, gli disse: Tu hai creduto, perché hai veduto: beati quelli che non vedono e credono (Gv 20, 25-29). In questo passo siamo noi stessi ritratti e designati. S'avveri dunque in noi quella beatitudine che il Signore ha preannunziato per le future generazioni; restiamo saldamente attaccati a ciò che non vediamo, perché essi che videro ce lo attestano. Affinché - afferma Giovanni - anche voi abbiate parte con noi. Che c'è di straordinario a far parte della società degli uomini? Aspetta ad obiettare; considera ciò che egli aggiunge: E la nostra vita sia in comune con Dio Padre e Gesù Cristo suo Figlio. Queste cose ve le abbiamo scritte, perché sia piena la vostra gioia (1 Gv 1, 3-4). Proprio nella vita in comune, proprio nella carità e nella unità, Giovanni afferma che c'è la pienezza della gioia.

mercoledì 12 giugno 2013

La missione educativa delle associazioni


di Lorenzo Banducci

E’ difficile parlare degli sviluppi della politica  nostrana negli ultimi giorni. Abbiamo avuto un ballottaggio, i cui esiti favorevoli al centro-sinistra, sono difficilmente commentabili vista la scarsa partecipazione elettorale e vista la completa disaffezione che ancora una volta si manifesta nei confronti della nostra classe politica.

lunedì 10 giugno 2013

Vi sono corpi celesti e corpi terrestri



di Hans Kung

A noi uomini di oggi, con una mentalità scientifica si deve parlar chiaro: perché l’identità della persona rimanga conservata, Dio non ha bisogno dei resti corporei dell’esistenza terrena di Gesù ( come si manifesta nelle apparizioni di cui abbiamo parlato ieri – nota mia).
Si tratta della Resurrezione a una forma di esistenza completamente diversa, forse paragonabile a quella della farfalla che prende il volo dal bozzolo di un bruco. Come il medesimo essere vivente si libera dalla vecchia forma di esistenza (“bruco”) per assumerne una inconcepibilmente nuova, interamente libera e aerea ( “farfalla”), così possiamo immaginarci la trasformazione del nostro io ad opera di Dio. Un’immagine.
Non siamo tenuti a pensare alla resurrezione in termini fisiologici. Ma allora a cosa è legata la Resurrezione ? Non al sostrato, per principio continuamente mutevole, o agli elementi di questo determinato corpo, ma all’identità della medesima immutabile persona. La corporalità della Resurrezione non richiede – né allora né oggi – che il corpo morto venga riportato in vita. Dio infatti risuscita in forma nuova, non più rappresentabile come afferma paradossalmente Paolo: come soma pneumatikòn, come corpo pneumatico, in una “corporalità spirituale”.
Quindi, con Paolo: continuità perché corporalità sta per identità della persona vissuta finora, la quale non si dissolve, semplicemente, come se la storia vissuta e sofferta fino alla morte fosse divenuta irrilevante e discontinuità perché spiritualità non sta semplicemente per continuazione o rianimazione del vecchio corpo, ma per nuova dimensione, per la dimensione-infinito che, trasformando dopo la morte tutto ciò che è finito, diventa infinito.

domenica 9 giugno 2013

Laicità. Cristianizzazione senza Dio


di Enrico Chiavacci

"D'ora in poi predicherò solo Cristo, e Cristo crocifisso", esclama Paolo (cfr. 1Cor 2,2). La fede in Cristo non è un 'bagaglio di valori', ma è l'assunzione di un unico valore che deve dominare la mia intera esistenza, esserne il senso ultimo su cui io scelgo di misurare me stesso in ogni mia scelta concreta (o, se si vuole, storica). Questo unico valore è fare della propria esistenza un dono offerto a tutti i fratelli in umanità, buoni o cattivi, bianchi o neri, amici o persecutori. "Questo corpo che è per voi, questo sangue versato per voi e per tutti": Gesù nella cena dichiara il senso del suo andare deliberatamente incontro alla croce, e con questo gesto supremo di dono accompagnare la storia, la vicenda intera della famiglia umana.

venerdì 7 giugno 2013

La situazione siriana


di P. Fadi Rahi, C.Ss.R

Mentre all’inizio del secolo scorso la prima Guerra Mondiale, sorta in Europa, sconvolse il mondo intero, all’inizio di questo secolo le guerre in Medio Oriente e nel Nord Africa, conosciute con il nome di “Primavera Araba”, attirarono e attirano ancora oggi l’attenzione di tutto il mondo.

mercoledì 5 giugno 2013

I santi godranno delle sofferenze degli empi



La misericordia e la compassione possono trovarsi in una persona in due modi: primo, sotto la forma di passione; secondo, sotto la forma di atto deliberato. Ora, nei beati non ci sarà alcuna passione nella loro parte inferiore se non in seguito a una deliberazione della ragione. Perciò in essi non ci sarà la compassione o la misericordia se non sotto la forma di un atto deliberato della ragione. E questa deliberazione nasce dal fatto che uno vuole allontanare il male altrui: per cui non si ha compassione per quei mali che secondo il giudizio della ragione non si vogliono allontanare. Ora i peccatori, fino a che sono in questo mondo, sono in una condizione tale da poter essere liberati dallo stato di miseria e di peccato, senza pregiudizio della giustizia di Dio. Perciò verso di essi può aver luogo la compassione dei beati: sia sotto forma di deliberazione volontaria, come si dice che Dio, gli angeli e i beati hanno compassione di essi volendo la loro salvezza; sia sotto forma di passione, come hanno compassione di essi i buoni nella vita presente. Ma nel loro stato futuro costoro non potranno più essere liberati dalla loro miseria. Perciò secondo una deliberazione retta non ci potrà essere compassione per le loro sofferenze. Quindi i beati dopo la loro glorificazione non potranno avere compassione alcuna per i dannati
[…]

Una cosa può essere oggetto di godimento in due modi. Primo, direttamente: quando cioè si gode di una cosa in quanto tale. E in questo modo i santi non si rallegreranno delle sofferenze dei peccatori. - Secondo, indirettamente, o per accIdens, cioè a motivo di qualcosa di aggiunto. E in questo modo i santi godranno delle sofferenze degli empi, considerando in essi l‘ordine della divina giustizia e la propria liberazione, della quale godranno. E così la divina giustizia e la propria liberazione saranno la causa del godimento dei beati direttamente, mentre le sofferenze dei dannati lo saranno indirettamente. 

Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae


domenica 2 giugno 2013

Fra semi-presidenzialismo e semi-parlamentarismo


di Lorenzo Banducci

In queste giornate movimentate di fine primavera (anche se dal punto di vista climatico/meteorologico non pare proprio), fra elezioni amministrative con esiti decisamente sorprendenti e caratterizzate da una scarsissima partecipazione da parte degli elettori e le beghe della maggioranza, ha preso il via in modo più o meno ufficiale l’iter di riforme istituzionale che si pone come obiettivo quello di modificare in modo radicale l’architettura che regge il sistema politico italiano. Si tratta sicuramente di qualcosa da condurre in porto, cercando di rendere più moderno il nostro impianto istituzionale riducendo al minimo alcuni dei mali che affliggono il nostro Paese: l’ingovernabilità generata da un sistema elettorale del tutto inadatto a dare certezza di governo e la perdita del rapporto fra elettore ed eletto a livello territoriale.