mercoledì 16 dicembre 2015

Il tempo dell'attesa


di Lorenzo Banducci

Che valore ha per noi l’attesa del Natale?
E’ una domanda difficile quella che mi sono posto in questi giorni di avvicinamento al 25 dicembre. E’ una domanda che trova tante risposte e tante concrete difficoltà da parte mia.
Sicuramente già il termine “attesa” ha una difficile declinazione per l’uomo di oggi. Siamo abituati a vivere i momenti in cui stiamo aspettando qualcuno o qualcosa con frenesia, con lo spasmo tipico di chi non è dotato di grande equilibrio mentale. Basti osservare una coda di auto in autostrada, o una fila di persone alle poste. “E’ tempo perso!” Ci viene spontaneo pensare. Alla stessa maniera siamo abituati a pensare alle nostre attività lavorative e professionali come ad un percorso retto e lineare verso un successo rapido, immediato e sfolgorante. I nostri miti sono gli start-upper che sono passati dal nulla alla fama in pochissimo tempo e non coloro che hanno fatto una lunga e dura gavetta prima di arrivare a realizzarsi. Di conseguenza anche questi giorni che ci conducono al 25 dicembre diventano il tempo della corsa irrefrenabile, del movimento perpetuo, del caos sconclusionato. Non c’è un momento per fermarsi, per pensare, per riflettere. Non c’è un tempo per assaporare e lasciare penetrare il nostro corpo dal significato profondo della festa.