lunedì 31 dicembre 2012

Dio della mia vita, incomprensibile! Sii tu la mia vita.

Di Karl Rahner
Con te voglio parlare. E di che posso parlare se non di te? C'è cosa che non sia dall'eternità presso di te, che non abbia la patria nel tuo spirito e nel tuo cuore la sua prima sorgente? E perciò tutto quanto io pos;o dire è sempre un parlare di te. E tuttavia in questo parlare, sommesso e timido, tu intendi sempre un parlare di me, sebbene di te solo io vorrei far parola. Perchè, che posso dire di te, se non che sei il mio Dio, Dio della mia origine e del mio tramonto, Dio del mio gaudio e della mia afflizione, Dio della mia vita? Sì, anche nell'adorare in te l'Altissimo che non ha bisogno di me, che sta lontano sopra questa valle dove si snoda il mio cammino, ti chiamo pur sempre Dio della mia vita. E, saresti tu il Dio della mia vita, se non fossi che il Dio della mia vita? E se io adoro te, Padre, Figlio e Spirito, se confesso il mistero tre volte santo della tua vita, celato cosÌ nell'abisso della tua infinità che nessuna traccia ne possiamo rinvenire nella creazione,... m'avessi tu rivelato questo mistero della tua vita, pure potrei io confessare te Padre, e te Verbo eterno del cuore del Padre, e te Spirito del Padre e del Figlio, se la tua vita non fosse divenuta mia vita nella grazia, se proprio tu, Trinità divina, non fossi per grazia il Dio della mia vita?

sabato 29 dicembre 2012

Sull'agenda Monti


Di Niccolò Bonetti

Negli scorsi giorni il Presidente Monti, dopo lunghi tentennamenti, ha sciolto la riserva e si è detto disponibile a guidare le liste e i partiti che alle elezioni si riconosceranno nell'agenda Monti.Questa “salita in campo” del Presidente del Consiglio ha permesso una chiarificazione del quadro politico e sta permettendo una vasta aggregazione di forze di centro e di movimenti della società civile intorno al programma e ai valori che sono stati delineati da Monti sia nella sua “agenda” sia nelle varie conferenze stampa sia più in generale nell'azione politica del governo di quest'ultimo anno.

Tra gemiti e speranza.Introduzione alla teologia ecofemminista


Di Elizabeth Green

Sappiamo infatti che finora tutta la creazione
geme ed è in travaglio; non solo essa,
ma anche noi, che abbiamo le primizie dello
Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando
l’adozione, la redenzione del nostro corpo.
Poiché siamo salvati in speranza (Rm 8,23).

Così recita uno stralcio della lettera di Paolo ai Romani che ha ispirato il titolo di questa ricerca. È uno dei pochi testi in cui l’apostolo Paolo utilizza una metafora femminile. La creazione, sofferente è in attesa. Attende la manifestazione dei figli e delle figlie di Dio. Solo insieme a loro la creazione entrerà nella gloriosa libertà scevra di tutto ciò che la deturpa, inquinamento, depredazione. Essa è dunque, in travaglio, una sofferenza che non produrrà una morte bensì una nascita. L’immagine è quella del parto, di un creato che darà alla luce, certamente coadiuvato dallo Spirito divino, una realtà nuova. Il nostro, dunque, è tempo dell’attesa e della tessitura.

Edward Schillebeeckx: un teologo nella agorà della città secolare e plurale


Se ogni grande pensatore – secondo il filosofo Heidegger – è sempre guidato da un unico pensiero, che svolge in molteplici variazioni, si può affermare che il pensiero-guida della ricerca e della riflessione teologica di Edward Schillebeeckx è una problematica di frontiera, e precisamente il rapporto tra esperienza cristiana ed esperienza umana. Teologo belga di lingua fiamminga, docente di teologia prima a Lovanio, in Belgio, e successivamente (dal 1958) alla facoltà di teologia dell’Università cattolica di Nimega, in Olanda, la figura di Schillebeeckx ha incominciato a stagliarsi nel panorama teologico ed ecclesiale nella prima metà degli anni sessanta, in occasione del concilio ecumenico Vaticano II, al quale ha partecipato come consulente teologico dell’allora dinamico episcopato olandese. Una delle tematiche più innovative del concilio, quella che, secondo l’enunciazione corrente, andava sotto il nome di «chiesa e mondo», trovava, nelle conferenze e negli articoli di questo teologo nordico, l’interprete più sensibile e più acuto, come poi avrebbe documentato anche la serie dei volumi dal titolo generale Sondaggi teologici (5 voll., 1964-1972), che raccolgono i molteplici saggi, con i quali andava accompagnando sia il dibattito conciliare, sia il dibattito teologico in campo internazionale.

giovedì 27 dicembre 2012

Basta negare un articolo di fede per perdere quest'ultima?



L‘eretico che rinnega un articolo di fede non ha l‘abito della fede, né formata né informe. E ciò perché la specie di un abito dipende dalla ragione formale dell‘oggetto, eliminata la quale la specie dell‘abito non può sussistere. Ora, l‘oggetto formale della fede è la prima verità in quanto si rivela nella Sacra Scrittura e nell‘insegnamento della Chiesa. Perciò chi non aderisce come a regola infallibile e divina all‘insegnamento della Chiesa, che scaturisce dalla prima verità rivelata nella Sacra Scrittura, non ha l‘abito della fede, ma ne accetta le verità per motivi diversi dalla fede. Come se uno conosce una conclusione senza il termine medio che la dimostra non ne ha evidentemente la scienza, ma solo un‘opinione. Ora, è chiaro che chi aderisce all‘insegnamento della Chiesa come a una regola infallibile accetta tutto ciò che la Chiesa insegna. Altrimenti, se di quanto la Chiesa insegna accetta o non accetta quello che vuole, non aderisce più all‘insegnamento della Chiesa come a una regola infallibile, ma segue la propria volontà. È quindi evidente che l‘eretico, il quale nega pertinacemente un articolo, non è disposto a seguire in tutto l‘insegnamento della Chiesa (se infatti lo negasse senza pertinacia non sarebbe un eretico, ma solo un errante). E così è chiaro che chi è eretico in un articolo non ha la fede negli altri, ma solo una certa opinione secondo la propria volontà. 
Tommaso D'Aquino,Summa theologiae, seconda sezione della seconda parte,Questione 5 Articolo 3 

Sterminate gli eretici!


Con il Concilio Laterano III viene affermato  il principio che le leggi dei principi e le punizioni corporali in esse previste potevano servire da deterrente nell'opera di riconversione alla fede cattolica. Cinque anni dopo, nel decreto Ad abolendam, papa Lucio III afferma:”le precedenti disposizioni [...] aggiungiamo che ciascun arcivescovo o vescovo, da solo o attraverso un arcidiacono o altre persone oneste e idonee, una o due volte l'anno, ispezioni le parrocchie nelle quali si sospetta che abitino eretici; e lì obblighi tre o più persone di buona fama, o, se sia necessario, tutta la comunità a che, dietro giuramento, indichino al vescovo o all'arcidiacono se conoscano lì degli eretici, o qualcuno che celebri riunioni segrete o si isoli dalla vita, dai costumi o dal modo comune dei fedeli”.
Il IV concilio Lateranense (1215) ,di cui seguirà uno stralcio, ribadisce con vigore le verità di fede messe in dubbio dalle eresie e proclama che la lotta contro gli eretici era dovere di ogni cristiano, esattamente come lo era quella contro gli infedeli.
Il concilio coinvolge inoltre direttamente in questa lotta i sovrani, i principi e tutti i signori della Cristianità, minacciando coloro che si fossero rifiutati, o si fossero mostrati troppo concilianti con gli eretici, non solo di sanzioni spirituali (la scomunica) ma anche di pesanti ritorsioni di carattere materiale: l'occupazione dei loro territori, la liberazione dei loro vassalli dal vincolo di fedeltà, la confisca dei beni.


Scomunichiamo e anatematizziamo ogni eresia che si erge contro la santa, ortodossa e cattolica fede, come l'abbiamo esposta sopra. Condanniamo tutti gli eretici, sotto qualunque nome; essi hanno facce diverse, male loro code sono strettamente unite l'una all'altra, perché convergono tutti in un punto: sulla vanità. Gli eretici condannati siano abbandonati alle potestà secolari o ai loro balivi per essere puniti con pene adeguate. I chierici siano prima degradati della loro dignità; i beni di questi condannati, se si tratta di laici, siano confiscati; se fossero chierici, siano attribuiti alla chiesa, dalla quale ricevono lo stipendio.

mercoledì 26 dicembre 2012

L'individualismo conduce all'odio di sè



1. L'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen. 1,26): egli è "capax Dei" e perciò sta sotto la protezione personale di Dio, è "sacro". "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo" (Gen. 9,6).
2. Tutti gli uomini sono un unico uomo, perché provenienti da un unico padre Adamo e da un'unica madre, Eva, "la madre di tutti i viventi" (Gen. 3,20). Questa unicità dell'essere umano, che implica l'uguaglianza, gli stessi diritti fondamentali per tutti, viene solennemente ripetuta e ri-inculcata dopo il diluvio.
Ambedue gli aspetti, la dignità divina dell'essere umano e l'unicità della sua origine e del suo destino, trovano un sigillo definitivo nella figura del secondo Abramo, Cristo, il figlio di Dio è morto per tutti, per riunire tutti nella salvezza definitiva della filiazione divina. Questo annuncio biblico è la roccaforte della dignità umana e dei diritti umani, è grande eredità di umanesimo autentico affidata alla Chiesa, il cui dovere è incarnare questo annuncio in tutte le culture, in tutti i sistemi sociali e costituzionali.

martedì 25 dicembre 2012

Due nature ma una sola persona:la definizione dogmatica del Concilio di Calcedonia



Questo santo, grande e universale Sinodo, riunito per grazia di Dio e per volontà dei piissimi e cristianissimi imperatori nostri, gli augusti Valentiniano e Marciano, nella metropoli di Calcedonia in Bitinia, nel tempio della santa vincitrice e martire Eufemia, definisce quanto segue.
Il signore e salvatore nostro Gesù Cristo, confermando ai suoi discepoli la conoscenza della fede, disse: Vi do la mia pace; vi lascio la mia Pace, perché nessuno dissentisse dal suo prossimo nei dogmi della pietà, e fosse dimostrato vero l'annuncio della verità. E poiché il maligno non cessa di ostacolare, con la sua zizzania, il seme della pietà, e di trovare sempre qualche cosa di nuovo contro la verità, per questo Dio, come sempre, provvide al genere umano, e ispirò un grande zelo a questo nostro pio e fedelissimo imperatore, e chiamò a sé da ogni parte i capi del sacerdozio, affinché, con la grazia del signore di tutti noi, Cristo, allontanassero ogni peste di errore dalle pecore del Cristo, e le ristorassero con i germogli della verità. Cosa che noi abbiamo fatto, proscrivendo con voto comune le false dottrine, e rinnovando la nostra adesione alla fede ortodossa dei padri; predicando a tutti il simbolo dei 318 [padri di Nicea], e riconoscendo come propri padri coloro che hanno accolto questa sintesi della pietà, e cioè i 150, che si raccolsero nella grande Costantinopoli e confermarono anch'essi la medesima fede.

lunedì 24 dicembre 2012

Rinunciando al nostro Io dobbiamo generare in noi il Cristo

Un bimbo è nato in noi, un figlio ci è stato dato” (Is 9,6)
Questa predica sulla triplice nascita di Dio insegna come dobbiamo raccogliere le tre forze della nostra anima e rinunziare alla nostra volontà.
In questo giorno la santa cristianità celebra una triplice nascita, in cui ogni cristiano dovrebbe ricevere immensa gioia e giubilo interiore.
E un uomo che non sperimentasse nulla in sé dovrebbe spaventarsi.
La prima e più sublime nascita avviene nel momento in cui il Padre celeste genera il Figlio unigenito nell'essenza divina e nella distinzione della persona.
La seconda nascita, che oggi viene appunto celebrata, è la vergine e pura fecondità materna.
La terza nascita avviene quando Dio nasce, in modo vero e spirituale, ogni giorno ed ogni ora nell’anima buona.

Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all'abiezione di un tempo!



Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.

sabato 22 dicembre 2012

La contestazione nella Chiesa

di Yves Congar

Gli avvenimenti del maggio-giugno 1968, che hanno bloccato per due mesi le bozze della presente ristampa in fondo ad un sacco postale, ci spingono ad aggiungere alcune pagine alla conclusione… Alla situazione post-conciliare della chiesa, già difficile, quegli avvenimenti hanno aggiunto le incertezze di un clima rivoluzionario e di una contestazione universale e permanente. In un clima del genere, le cose ieri ancora solide e sicure appaiono di colpo superate o almeno prive di interesse.
Non è stato il Concilio a creare i nuovi problemi né la nuova disposizione d’animo. E’ ingiusto e anzi insulso attribuirgli le difficoltà che proviamo oggi, con un sentimento d’inquietudine e di pena, perfino nel dominio della fede.

Il nascere. Dal naturale all'artificiale

di Anna Rosaria Gioeni

www.dimensionesperanza.it

Se da una parte non si può non tener conto del gran numero di coppie con problemi di infertilità, dall’altra non si può assistere al clima da far-west in merito agli eccessi nell’applicazione di tecniche sempre più avanzate. E’ tutto giusto il dominio dei processi di procreazione?

venerdì 21 dicembre 2012

L’apologetica cristiana? Assurda, scadente, non cristiana


L’uomo ha imparato a cavarsela da solo in tutte le questioni importanti, senza ricorrere all'ipotesi di lavoro: "Dio”. Il fatto è scontato ormai nelle questioni scientifiche, artistiche e anche etiche, e nessuno più osa tornarci sopra; ma da un centinaio d’anni questo vale, e in misura sempre maggiore, anche per le questioni religiose; si è visto che tutto va avanti – esattamente come prima – anche senza Dio. Nell’ambito genericamente umano, come in quello scientifico, “Dio” è respinto sempre più lontano dalla vita, perde terreno.
La storiografia cattolica e quella protestante sono concordi nel vedere in questa evoluzione la grande secessione da Dio, da Cristo: quanto più ci si richiama a Dio e a Cristo contro questa evoluzione, tanto più questa evoluzione interpreta se stessa come anticristiana. Il mondo, pervenuto alla consapevolezza di sé e delle proprie leggi di vita, è a tal punto sicuro di sé, che ne proviamo un penoso disagio; sviluppi aberranti e insuccessi non trattengono il mondo dalla necessità di seguire questa sua strada e il suo sviluppo, che vengono accettati con virile freddezza, al punto che neppure una guerra come l’attuale vi costituisce un’eccezione. L’apologetica cristiana è scesa in campo contro questa sicurezza di sé, in varie guise. Si tenta di convincere il mondo, diventato adulto, che non potrebbe vivere senza il tutore “Dio”. Pur avendo capitolato in tutte le questioni mondane, rimangono sempre le cosiddette “questioni ultime”: la morte, la colpa, cui “Dio” solo può dare risposta e per le quali c’è ancora bisogno di Dio, della chiesa e del parroco…. Ma a questo punto arrivano le filiazioni secolarizzate della teologia cristiana, la filosofia dell’esistenza e gli psicoterapisti, che dimostrano al mondo, sicuro e soddisfatto di sé, felice, che in realtà è infelice e disperato e che non vuole ammettere di trovarsi in un vicolo cieco da cui non sa uscire e dal quale essi soltanto potrebbero salvarlo. [...]

giovedì 20 dicembre 2012

Il modernismo è stata l'anticipazione del Concilio?


E’ col Concilio di Trento che la cristianità cattolica moderna ha preso risolutamente e funestamente congedo dalle forme mentali, dalla gerarchia dei valori, dalla raffigurazione della vita che avevano costituito in antico, prima la linfa della primitiva propaganda evangelica, poi la grande creazione sociale del Cristianesimo, il medioevo.
L’antitesi fra cristianità tradizionale e modernità spirituale, di lì, dal Concilio di Trento, ha preso origine.
Per un complesso di ragioni che non è qui il caso di indagare e di chiarire, e la cui azione risaliva ai primi albori della rinascita europea dopo il Mille, la cristianità cattolica moderna, alla metà del secolo decimosesto rappresentata soprattutto dallo spirito e dalla disciplina della Compagni di Gesù, credette di dover legiferare in materia di dogmi antropologici e soteriologici, in materia sostanzialmente difforme da quella che era stata la norma e la condizione della vita cristiana per quindici secoli Nulla di più fatuo che giudicare la storia Qui forse la principale pecca dei cosiddetti movimenti “modernisti”. La chiesa non avrebbe potuto non fare quello che ha fatto. Era nella dialettica del suo sviluppo, trincerarsi, agli albori della modernità, su certe posizioni dogmatico-disciplinari che, mirando a reagire al pulviscolare individualismo della giustificazione per fede, affidavano in pari tempo la dimostrazione dei preamboli della fede alla ragione e l’amministrazione integrale della vita carismatica alla burocrazia delle Congregazioni romane. Ma era altrettanto nella dialettica di sviluppo della tradizione cristiana che, a un determinato momento, le forze immanenti e profonde dello spirito evangelico tentassero di aprirsi il varco di contro alla rigidezza della canonizzata disciplina cattolica, per fare ricircolare nell’organismo calcificato della chiesa il sangue vivo e pulsante dei valori originari del messaggio cristiano. Ma questi valori sono vecchi di venti secoli. Sono nella predicazione di Gesù, nel formidabile insegnamento di Paolo, nella esperienza delle comunità sub-apostoliche, nel fervore mistico dei primi apologisti greci e latini.
E’ in nome di quell’arcaica letteratura che il “modernismo” ingaggiava la sua sfortunata campagna. “Arcaismo” lo si sarebbe dovuto battezzare. Averlo designato col nome nettamente antitetico fu raffinato accorgimento polemico e furbissima arma di battaglia. Probabilmente i modernisti stessi non avvertirono di colpo l’insidia celata nel nome col quale venivano appellati dagli avversari….. Fu una lusinga di cui i modernisti dovettero fare la più amara delle espiazioni.


Ernesto Bonaiuti. Il modernismo cattolico, Modena, 1943.

mercoledì 19 dicembre 2012

Questioni aperte: la comunione ai divorziati risposati



Al ministro ordinato si presenta un fedele il quale ha maturato, con l’aiuto di Dio e di alcuni credenti, una chiara consapevolezza della propria situazione morale e spirituale. Dieci anni addietro egli iniziò, dopo un certo degrado interiore e affettivo, a tradire la moglie, la quale invece non cessò di rimanergli fedele. A un certo punto decise di abbandonare moglie e figlio, di accompagnarsi con un’altra donna e infine di divorziare, per passare con la seconda donna a nozze civili. Da queste nacque dopo qualche anno un figlio.

L’uomo ora assolve con precisione agli impegni finanziari derivati dal matrimonio, e partecipa, per quanto possibile, alla educazione del primo figlio. Egli comincia a riapprezzare il Vangelo, col quale era entrato in contrasto, nonostante la buona educazione cristiana ricevuta. Ne riconosce profondità e valore anche a proposito del matrimonio. Da tempo egli nutre un profondo sentimento di pentimento e volontà di riconciliazione con Dio e la Chiesa.

Confrontato dal ministro con le richieste della Chiesa in ordine alla riconciliazione sacramentale, egli fa presente che la sua condizione di vita per molti aspetti importanti non è reversibile.

Non lo è affettivamente, per i legami nuovi che ha di propria iniziativa contratto: egli riconosce onestamente di non riuscire a pensare se stesso nella condizione del single.

Non lo è moralmente, in quanto la compagna e il secondo figlio dipendono effettivamente ed emotivamente da lui, che liberamente ha preso l’iniziativa di vincolarsi ad essi. 

martedì 18 dicembre 2012

Benigni e la laicità


di Lorenzo Banducci

 
Ieri sera mi sono divertito e commosso. Divertito perché Roberto Benigni con quel suo accento fieramente toscano riuscirebbe a far sorridere chiunque anche se leggesse l’elenco telefonico. Commosso, perché quando si sente parlare in questi termini della nostra Costituzione non si può far altro che battere le mani ed essere felici. Benigni ci ha fatto volare alto e ci ha ricordato che qualche motivo per essere fieri del nostro Paese lo abbiamo e dobbiamo tenercelo ben stretto nonostante l’attuale crisi morale e nonostante questa continua decadenza dei costumi e della politica.

lunedì 17 dicembre 2012

La bellezza è fuggita



La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidità e alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è piú amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata al suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire incomprensibili agli uomini. Essa è la bellezza alla quale non osiamo piú credere e di cui abbiamo fatto un’apparenza per potercene liberare a cuor leggero. Essa è la bellezza infine che esige (come è oggi dimostrato) per lo meno altrettanto coraggio e forza di decisione della verità e della bontà, e la quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due sorelle senza trascinarle con sé in una vendetta misteriosa. 

sabato 15 dicembre 2012

Vaticano e problemi comunicativi


di Lorenzo Banducci
 
Dire che quella di ieri sia stata una giornata difficile per Papa Benedetto è davvero un eufemismo. Una sua azione e le parole di un suo messaggio hanno prodotto una risposta travolgente contro di lui da parte sia dei social network sia dei mezzi di comunicazione.

Va distinto il contenuto sempre valido dei dogmi dalla forma nella quale esso viene espresso


J.H. Newman ha elaborato una criteriologia dello sviluppo dei dogmi, che prepara e completa quanto abbiamo esposto. Essa può essere applicata proporzionalmente all’interpretazione dei dogmi più approfondita che li attualizza. Newman enumera sette principi, cioè i seguenti criteri:
1) Preservazione del tipo, cioè della forma fondamentale, delle proporzioni e dei rapporti tra le parti e il tutto. Quando la struttura d’insieme permane, pure il tipo è mantenuto, anche se certi concetti particolari cambiano. Ma tale struttura d’insieme può venire corrotta, anche nei casi in cui i concetti rimangono gli stessi, se essi sono inseriti in un contesto o in un sistema di coordinate totalmente diverso.
2) Continuità dei principi: le diverse dottrine ripresentano i princìpi più profondamente soggiacenti, anche se spesso potranno essere conosciuti solo più tardi. Una stessa dottrina, se è avulsa dal principio che la fonda, può essere interpretata in varie maniere e condurre a conclusioni opposte. La continuità dei princìpi è dunque un criterio che permette di distinguere uno sviluppo corretto e legittimo da un’evoluzione erronea.
3) Potere di assimilazione: un’idea viva mostra la propria forza attraverso la sua capacità di penetrare il reale, di assimilare altre idee, di stimolare il pensiero e di svilupparsi senza perdere la propria unità interiore. Un simile potere d’integrazione è un criterio di sviluppo legittimo.
4) Conseguenza logica: lo sviluppo dei dogmi è un processo vitale troppo comprensivo per essere considerato solo come una spiegazione logica e una deduzione a partire da determinate premesse. Tuttavia bisogna che le sue conclusioni siano logicamente coerenti con i dati iniziali. Inversamente, si può giudicare uno sviluppo dalle sue conseguenze e riconoscerlo dai suoi frutti come legittimo o illegittimo.
5) Anticipazione del futuro: tendenze, che si realizzano e giungono a conclusione piena solo più tardi, possono divenire rimarchevoli presto isolatamente e imprecisamente. Tali anticipazioni sono segni dell’accordo dello sviluppo posteriore con l’idea originaria.
6) Influsso preservatore del passato: uno sviluppo diventa una corruzione quando contraddice la dottrina originaria o sviluppi anteriori. Uno sviluppo autentico conserva e tutela gli sviluppi e le formulazioni che lo hanno preceduto.
7) Vigore duraturo: la corruzione conduce alla disintegrazione. Ciò che si corrompe non può durare a lungo. Una forza vitale è invece criterio di uno sviluppo fedele.

Interpretazione dei dogmi,Commissione teologica internazionale,1990

venerdì 14 dicembre 2012

La Chiesa è l'ancella dell'umanità



La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il «filius accrescens» (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo «laudator temporis acti» e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via. L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo.

giovedì 13 dicembre 2012

Extra Ecclesiam nulla salus ?



Gesù ha unito l'annuncio del regno di Dio con la sua chiesa. Dopo la morte e la risurrezione di Gesù si ricompose l'unione del popolo di Dio, nel nome di Gesù Cristo. La chiesa degli ebrei e dei gentili fu intesa come un'opera di Dio e come la comunità nella quale si sperimenta l'azione del Signore elevato al cielo e del suo Spirito. Alla fede in Gesù Cristo, mediatore universale della salvezza, si unisce il battesimo nel suo nome, come mediazione per partecipare alla sua morte redentrice, per ricevere il perdono dei peccati e per entrare nella comunità di salvezza (cf. Mc 16,16; Gv 3,5). Perciò il battesimo è paragonato all'arca salvatrice (1Pt 3,20-21). Secondo il Nuovo Testamento la necessità della chiesa per la salvezza si fonda sull'unica mediazione salvifica di Gesù Cristo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Irresponsabili


di Lorenzo Banducci

 
Con la fiducia tolta al governo Monti si sono aperti nuovi (ed inquietanti) scenari per la politica nostrana.

martedì 11 dicembre 2012

L'omelia (anche) ai laici?


All'epoca della riforma protestante, una delle questioni più dibattute fu quella cosiddetta del "calice ai laici", ossia della possibilità, o meno, che i laici potessero accostarsi all'eucaristia non solo ricevendo l'ostia consacrata, ma anche bevendo al calice, sino ad allora riservato ai soli sacerdoti celebranti. Non mancarono, in relazione a questa disputa, le prese di distanza e persino le scomuniche.
Col trascorrere del tempo ci si è resi conto che la questione non aveva, di per sé, serie implicazioni dottrinali e la prassi della Chiesa è andata cambiando, sino a quando (con la Eucharisticum mysterium, 1967, cf 32) si è riconosciuto che la comunione sotto le due specie era "la forma più piena" di partecipazione all'eucaristia ed essa è stata conseguentemente permessa in una serie di casi. Oggi nulla osta a questa "forma più piena", salvo contingenti ragioni di ordine pratico.
Questo precedente storico – che mette in guardia contro il rischio di assolutizzare e rendere immutabili prassi ecclesiali che non hanno un preciso fondamento dottrinale – è stato qui richiamato per introdurre una riflessione, volutamente un poco provocatoria, in ordine a un altro problema (o forse addirittura a un vero e proprio tabù) che potrebbe essere sintetizzato nella formula dell'omelia ai laici ("anche" ai laici, ovviamente, nessuno mettendo in discussione il dirittodovere dei presbiteri e dei diaconi a pronunziare l'omelia). A che punto è la questione? Sullo sfondo del mutato contesto pastorale e alla luce delle indicazioni conciliari, l'attuale prassi deve essere considerata immutabile?.

lunedì 10 dicembre 2012

Chi sono i più grandi alleati dei progressisti?


Chi sono i più grandi alleati dei progressisti? Ovviamente, gli estremisti reazionari.
Una legge con cui sono in disaccordo, la vogliono abolita, senza se e senza ma. Guai, a scendere ad un compromesso, anche se è un compromesso che va a loro favore. Preferiscono gloriarsi di essere netti, severi, irriducibili. O tutto o niente. Così, magari rinunciano anche a votare per le forze politiche di governo, ritenute - quando va bene - troppo molli. Anzi, si chiamano fuori sin dal principio da qualsivoglia reale dibattito politico, ché ad entrarvi e ad ottenere lì dentro risultati concreti, dovrebbero per forza di cose sporcarsi le mani, intaccare quei valori che per loro sono un totem sia nella vita privata che in quella pubblica.

domenica 9 dicembre 2012

La semplicità divina



Dio non è un corpo
Si deve negare assolutamente che Dio sia un corpo. E ciò per tre motivi.
Primo, perché nessun corpo muove se non è mosso, come appare esaminando caso per caso. Ora, sopra si è dimostrato che Dio è il primo motore immobile. Quindi è chiaro che Dio non è un corpo.
Secondo, perché è necessario che il primo ente sia in atto e in nessun modo in potenza. Sebbene infatti in un identico e determinato essere che passa dalla potenza all‘atto la potenza possa essere prima dell‘atto in ordine di tempo, tuttavia, assolutamente parlando, l‘atto è prima della potenza, poiché ciò che è in potenza non passa all‘atto se non per mezzo di un ente in atto. Ora, abbiamo già dimostrato che Dio è il primo ente. È dunque impossibile che in Dio ci sia qualcosa di potenziale. Ma ogni corpo è in potenza, se non altro perché il continuo, in quanto tale, è sempre divisibile. Quindi è impossibile che Dio sia un corpo.
Terzo, perché Dio è il più nobile fra tutti quanti gli esseri, come è chiaro da quanto si è detto. Ora, è impossibile che un corpo sia il più nobile degli esseri. Infatti ogni corpo o è vivo o non è vivo. Ma il corpo vivo è manifestamente più nobile del corpo non vivo. D‘altra parte il corpo vivo non vive in quanto corpo, altrimenti ogni corpo sarebbe vivo: è quindi necessario che viva in forza di qualche altra cosa, come il nostro corpo vive in forza dell‘anima. Ora, ciò per cui il corpo vive è più nobile del corpo. Quindi è impossibile che Dio sia un corpo.

sabato 8 dicembre 2012

"Maria, prima cristiana è la prima rivoluzionaria nell'ordine nuovo"(Max Thurian)


Per quanto concerne la pietà mariana, la nostra riflessione ci ha portati a concludere: il culto della beata Vergine, se si vuole che non si perda nell'astrattezza o sia confinato in di mensioni puramente individuali, deve essere permeato dai contenuti del messaggio evangelico sulla povertà. Vogliamo dire: deve essere occasione per predicare a coloro che sono sociologicamente ricchi e a coloro che sono sociologicamente poveri l'unico evangelium paupertatis, cioè la subordinazione dei beni di questo mondo ai valori del Regno e la loro primordiale destinazione al servizio e alla promozione dell'uomo; deve essere momento cultuale per l'annuncio del messaggio del Magnificat e delle Beatitudini, per il rifiuto di ogni 'compromesso con qualsiasi forma di ingiustizia sociale' (Evangelica Testificatio, n.18) e per la denuncia di ogni forma di oppressione dei poveri; ambito orante per sollevare i cuori sfiduciati verso Dio che 'solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero' (Sal 112 [113], 7) e per ascoltare il' grido dei poveri' (Gb 34, 28) che si leva 'più incalzante che mai [...] dalla loro indigenza personale e dalla loro miseria collettiva' (Evangelica Testificatio, 17); deve essere ammonimento a non presentare certe situazioni sociali come espressioni della 'volontà di Dio' quando sono solo effetto del peccato degli uomini.
In questo atteggiamento cultuale - di fiducia in Dio e di denuncia dell'ingiustizia - ci ha preceduti Maria di Nazareth.
 Il suo inno di ringraziamento non è certo un proclama di messianismo terreno né un grido di rivolta sociale, ma non è nemmeno una preghiera disincarnata: è un canto di liberazione sgorgato dalla fede; è memoria degli interventi di Dio nella storia; è parola detta a nome di "coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale né sono vittime dell’‘alienazione’ — come si dice oggi — bensì proclamano con lei che Dio è "vindice degli umili" e, se è il caso, "depone i potenti dal trono".

208° CAPITOLO GENERALE DELL ORDINE DEI SERVI Dl MARIA,”Fate quello che vi dirà”, 1983, pg 78-79

Vergine bella, che di sol vestita

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

venerdì 7 dicembre 2012

Dall'inferno della vita mortale ci libera soltanto la grazia di Cristo



Per quanto riguarda la prima origine, la vita stessa, se di vita si deve parlare, piena di tanti e grandi mali, attesta che tutta la discendenza di esseri soggetti alla morte fu condannata. Che altro significa infatti un certo abisso dell'ignoranza, da cui promana l'errore che ha accolto tutti i figli di Adamo in una specie di baratro tenebroso sicché l'uomo non se ne può liberare senza fatica, sofferenze, timore? Che cosa sta ad indicare l'amore di tante cose inutili e nocive? Da esso infatti derivano le preoccupazioni affannose, i turbamenti, le afflizioni, i timori, le pazze gioie, le discordie, le liti, le guerre, i tradimenti, i furori, le inimicizie, l'inganno, l'adulazione, la frode, il furto, la rapina, la slealtà, la superbia, l'ambizione, l'invidia, gli omicidi, i parricidi, la crudeltà, la spietatezza, l'ingiustizia, la lussuria, l'insolenza, la sfrontatezza, l'impudicizia, le fornicazioni, gli adultèri, gli incesti e contro la natura dell'uno e dell'altro sesso i tanti stupri e atti impuri che è vergogna perfino parlarne, i sacrilegi, le eresie, le bestemmie, gli spergiuri, le oppressioni degli innocenti, le calunnie, gli inganni, le concussioni, le false testimonianze, le condanne ingiuste, le violenze, i furti e ogni altro tipo di malvagità che non viene in mente e tuttavia non scompare dalla vita umana nel tempo. Per la verità sono colpe proprie degli uomini malvagi, ma provengono da quella radice dell'errore e dell'amore pervertito, con cui nasce ogni figlio di Adamo. Difatti chi ignora con quanta ignoranza della verità, che è già palese nei bambini, e con quale eccesso di cattiva inclinazione, che comincia già ad apparire nei fanciulli, l'uomo viene all'esistenza? Perciò se gli si consente di vivere come vuole e di fare tutto ciò che vuole, giunge a tutti o a molti di questi delitti che ho enumerato o che non mi è stato possibile di enumerare.

mercoledì 5 dicembre 2012

Sulla disforia di genere



Di Niccolò Bonetti

Il disturbo dell'identità di genere (DIG) è la diagnosi utilizzata da psicologi e medici per descrivere le persone che soffrono di una disforia di genere: in altri termini coloro che presentano una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico cioè a quello assegnato anagraficamente alla nascita soffrono di questo disturbo.
Prima analizzare meglio le caratteristiche di questo disturbo, è bene spiegare che cosa si intendere per gender e sex.
Tradizionalmente le persone vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche e anatomiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt'uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione tra questi due aspetti dell'identità:
1)sesso(sex) è basato sul corredo genetico, sull' insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina. Il sesso è assegnato a seconda del corredo cromosomico(XX o XY) e in base ai genitali; tuttavia alcuni individui hanno combinazioni di cromosomi, ormoni e genitali che sono difficilmente inquadrabili in un sex(intersessualità). 
 2)il genere (gender) è un prodotto della cultura umana,rappresenta una costruzione culturale e sociale, una rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna. Ad ogni genere competono dei ruoli.

martedì 4 dicembre 2012

La strana laicità alla tedesca


di Frédéric Lemaître
in “Le Monde” del 4 dicembre 2012 (traduzione: www.finesettimana).

Il 25° congresso della CDU aprirà ufficialmente le porte martedì 4 dicembre ad Hannover, alle 10h30. In realtà le cose sono un po' più complicate: fin dalle 8h30, coloro che lo desiderano possono partecipare ad una celebrazione religiosa ecumenica.
Come negli anni precedenti, dovrebbe assistervi anche Angela Merkel. Benché la Costituzione preveda una separazione tra Chiesa e Stato, in Germania raramente le due istituzioni sono distanti.
Come ha ricordato la cancelliera tedesca il 6 novembre in un discorso pronunciato davanti al Sinodo delle chiese protestanti tedesche, il preambolo della Costituzione comincia con queste parole: “conscio della propria responsabilità davanti a Dio e agli uomini (…) il popolo tedesco si è dato la seguente Costituzione”. Nulla può illustrare meglio questo stretto rapporto con l'impegno religioso di molti responsabili politici.
In ordine protocollare, la prima personalità dello Stato, il presidente della Repubblica Joachim Gauck, è pastore. La seconda personalità, Norbert Lammert (CDU), presidente del Bundestag, è un cattolico praticante. La terza, cioè la cancelliera, è figlia di pastore. La quarta è il presidente del Bundestag. Questo incarico onorifico è assunto per un anno dal presidente del Baden-Württemberg, Winfried Kretschmann, per il momento l'unico rappresentante Verde alla presidenza di uno Statoregione. “Kretch”, come lo chiamano i Verdi, è un cattolico praticante. L'Accademia cattolica di Berlino lo invita per l'8 dicembre a parlare su un tema decisamente tedesco: “Libertà religiosa attiva: una separazione cooperativa di Stato e Chiesa”.

lunedì 3 dicembre 2012

Il centro-sinistra di Bersani


di Lorenzo Banducci


E’ finita. La corsa di queste elezioni primarie si è definitamente conclusa con in successo al ballottaggio di Pierluigi Bersani.

Bersani ha sconfitto il cambiamento promosso da Renzi, ma ora dovrà inevitabilmente accettarlo. Quali problemi affliggeranno il nuovo leader della sinistra italiana nei prossimi mesi?

Li provo ad elencare qua sotto:

sabato 1 dicembre 2012

La dimostrabilità dell'esistenza di Dio



La conoscenza dell‘esistenza di Dio non è per noi evidente
Una cosa può essere di per sé evidente in due modi: primo, in se stessa, ma non per noi; secondo, in se stessa e anche per noi. Infatti una proposizione è di per sé evidente se il predicato è incluso nella nozione del soggetto, come per esempio: l‘uomo è un animale, poiché animale fa parte della nozione stessa di uomo. Se dunque è a tutti nota la natura del predicato e del soggetto, la proposizione risultante sarà per tutti evidente, come avviene nei primi princìpi delle dimostrazioni, i cui termini sono nozioni comuni che nessuno può ignorare, come ente e non ente, il tutto e la parte, ecc. Se però a qualcuno rimane sconosciuta la natura del predicato e del soggetto, la proposizione sarà evidente in se stessa, ma non per quanti ignorano il predicato e il soggetto della proposizione. E così accade, come nota Boezio [De Hebdom., proem.], che alcuni concetti sono comuni ed evidenti solo per i dotti: questo p. es.: «Le realtà immateriali non sono circoscritte in un luogo». Dico dunque che questa proposizione: Dio esiste, in se stessa è immediatamente evidente, poiché il predicato si identifica con il soggetto, dato che Dio, come vedremo in seguito , è il suo stesso essere; ma siccome noi ignoriamo l‘essenza di Dio, per noi non è evidente, e necessita di essere dimostrata per mezzo di quelle cose che sono a noi più note, anche se per loro natura meno evidenti, cioè mediante gli effetti.

venerdì 30 novembre 2012

Il tempo di avvento


 
Ogni anno, la conclusione del ciclo liturgico invita a innalzare lo sguardo verso l’orizzonte ultimo della storia: il compimento del tempo e il giudizio finale che attende tutti gli uomini, la pedagogia della Chiesa prepara in tal modo, quasi senza soluzione di continuità, la liturgia dell’Avvento:

giovedì 29 novembre 2012

La busta misteriosa


di Giovanni Gentili
 
Tra il vaso cinese e la busta misteriosa che scegliereste? daiii il vaso cinese è sicuro ma...fa cagare!!! io busta misteriosa tutta la vita. Voto Renzi. #Proviamolo (Martin)

mercoledì 28 novembre 2012

Magistero e teologia (1975)



Introduzione
«I rapporti fra il Magistero e i teologi non solo [...] sono di somma importanza ma debbono essere ritenuti, anche oggi, di grande attualità» [1]. Nei testi che seguono si cercherà di illustrare il rapporto tra il mandato, imposto al Magistero ecclesiastico, di custode della divina Rivelazione e il compito affidato ai teologi di studiare ed esporre la dottrina della fede [2].
Tesi 1
Per Magistero ecclesiastico s’intende il compito d’insegnare che, per istituzione di Cristo, è proprio del collegio episcopale o dei singoli vescovi uniti col Sommo Pontefice in comunione gerarchica; si dicono teologi quei membri della Chiesa che, per studi e per vita vissuta nella comunità di fede della Chiesa, sono qualificati nell’approfondire la Parola di Dio secondo il metodo scientifico proprio della teologia, ed anche - in forza della missione canonica - nell’insegnare.
Del Magistero dei pastori, dei teologi o dottori e dei loro reciproci rapporti, nel Nuovo Testamento e nella tradizione delle età posteriori si parla in modo analogo, simile cioè ed insieme dissimile; si ha una continuità insieme con modificazioni abbastanza profonde. Nel decorso dei tempi si manifestano diverse forme concrete di questi legami e rapporti scambievoli.

martedì 27 novembre 2012

L'impegno

di Pascal Percq
 

in www.temoignagechretien.fr del 25 novembre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)
 
La parole stessa “impegna” nella misura in cui descrive insieme un legame e un movimento, una dinamica collettiva e una scelta personale, un'opzione che può essere per un periodo o per tutta la vita. Ci si impegna più di quanto non si sia “impegnati”.

lunedì 26 novembre 2012

Per tutti i giorni della mia vita


 
di Lorenzo Bianchi
 
 
Il sacerdote non ha alcun motivo per volersi sposare.

 
Alt! Prima di prendermi a sassate dandomi dell’oscurantista retrogrado, provate a seguire le poche righe che ho stilato qui sotto: penso proprio che vi ricrederete.

sabato 24 novembre 2012

Che cos'è la teologia per Tommaso



La teologia è una scienza che trae i propri principi dalla scienza di Dio e dei beati

La dottrina sacra è una scienza. Bisogna però sapere che vi è un doppio genere di scienze. Alcune infatti procedono da princìpi noti attraverso il lume naturale dell‘intelletto, come l‘aritmetica e la geometria, altre invece procedono da princìpi conosciuti alla luce di una scienza superiore: p. es. la prospettiva si basa su princìpi di geometria e la musica su princìpi di aritmetica. E in questo modo la dottrina sacra è una scienza: in quanto poggia su princìpi conosciuti alla luce di una scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei beati. Come quindi la musica ammette i princìpi che le fornisce la matematica, così la dottrina sacra accetta i princìpi rivelati da Dio.

venerdì 23 novembre 2012

Una nuova politica per battere l'antipolitica


di Lorenzo Banducci


Sfogliando “la Stampa” di oggi mi sono imbattuto in una notizia interessante che volevo condividere con voi.

L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in un convegno a porte chiuse promosso a Londra dalla sua fondazione Global Progress e da Policy Network di Tony Blair ha tenuto una lezione ad alcuni dei trenta-quarantenni più promettenti della sinistra europea.

La lezione è culminata con un aneddoto che mi ha fatto molto riflettere.

giovedì 22 novembre 2012

Impantanati nella seconda repubblica


di Lorenzo Banducci

 
Bisogna guardare con grande interesse al movimento nato nei giorni scorsi dalla “fusione” (quanto meno di intenti) fra l'associazione di Montezemolo (Italia Futura) e i leader di alcune fra le più importanti associazioni cattoliche del mondo del lavoro (Acli e Cisl su tutte). Con interesse, perché si tratta di un movimento nato con intenzioni indubbiamente positive (rilanciare il paese sia dal punto di vista economico sia da quello dell’immagine internazionale), ma anche in modo critico nei confronti di questa novità politica (elenco  alcune di esse condividendo quanto affermato da Franco Monaco ieri su “L’Unità”):

mercoledì 21 novembre 2012

Siamo dispersi in mille pezzi e non troviamo più noi stessi



La prima corruzione dell'anima razionale risiede nel voler fare ciò che la verità somma ed intima vieta. Per questo motivo l'uomo fu cacciato dal paradiso in questo mondo, passando così dall'eternità alla vita temporale, dall'abbondanza all'indigenza, dalla stabilità all'instabilità; cioè non dal bene sostanziale al male sostanziale, perché nessuna sostanza è male, ma dal bene eterno al bene temporale, dal bene spirituale al bene carnale, dal bene intelligibile al bene sensibile, dal bene sommo al bene infimo. C'è dunque un certo bene, amando il quale, l'anima razionale pecca, perché è di ordine inferiore ad essa; perciò è il peccato in sé che è male e non la sostanza che, peccando, si ama . Non è allora male quell'albero che, come è scritto, era piantato nel centro del paradiso , ma la trasgressione del comando divino. E quando questa trasgressione subì, come conseguenza, la meritata condanna, da quell'albero, che era stato toccato contro il divieto, scaturì il criterio di discernimento tra il bene e il male. L'anima infatti, dopo essere incorsa nel peccato, mediante l'espiazione della pena apprende quale differenza ci sia tra il comando che si è rifiutata di rispettare e il peccato che ha compiuto. In tal modo, facendone l'esperienza, impara a conoscere il male che non ha appreso con l'evitarlo e, in virtù del confronto, ama con maggior ardore il bene che amava di meno discostandosene.

lunedì 19 novembre 2012

Il ministero profetico del dissenso nella Chiesa




Parlando umanamente,possiamo dire che la chiesa ufficiale non sarebbe mai giunta al pieno riconoscimento del valore intrinseco della libertà religiosa,se nella Chiesa non ci fosse stato il ministero profetico del dissenso su questa materia. L'insegnamento ufficiale della Chiesa ha bisogno di persone che si dedichino alle scienze umane e insieme allo studio delle Scritture. 

domenica 18 novembre 2012

Maria nel pensiero di Lutero


Lutero ha dato l’avvio a tutto il pensiero protestante e in lui si ritrovano già in germe tutti gli sviluppi successivi. A questa personalità vulcanica e multiforme si possono appellare tanto le drastiche riduzioni della figura di Maria quanto le recenti riscoperte in campo evangelico del posto di lei nel piano della salvezza.
Due scritti di Lutero trattano esplicitamente il tema mariologico. Il Commento al Magnificat del 1521* e il Commento all’Ave Maria, scritto l’anno successivo e inserito nel Bettbüchlein, libretto di preghiere, con lo scopo di insegnare ai semplici fedeli l’uso evangelico dell’Ave Maria. Il primo testo – al quale ci limitiamo in questa nota – manifesta nel modo più chiaro e completo la posizione di Lutero riguardo Maria.

sabato 17 novembre 2012

Lettera pastorale di Papa Giovanni XXIV all'inizio del terzo millennio



Nota:
II testo seguente è un sogno mio, ricordando la figura spirituale di Papa Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo I. Potrebbe essere anche una lettera pastorale di Papa Giovanni Paolo II. Per me sarebbe allora nello stesso tempo Giovanni XXIV.
Domando: è un sogno soltanto mio? Non penso, è già un sogno di milioni di fedeli che sempre più si apriranno ad una grandesperanza, in vista della tanto desiderata unità dei cristiani. Ogni anno durantela settimana per l'unità dei cristiani cresce il desiderio, cresce la speranza, crescerà la fedeltà creatrice.
Bernhard HÄRING

venerdì 16 novembre 2012

La necessità della teologia


Pare che oltre alle discipline filosofiche non sia necessario ammettere un‘altra scienza.
1). L‘uomo, ci avverte la Scrittura [Sir 3, 21], non si deve spingere verso ciò che supera la sua ragione: «Non cercare le cose troppo difficili per te». Ora, ciò che è di ordine razionale ci è dato sufficientemente dalle discipline filosofiche. Conseguentemente non vi è posto per un‘altra scienza.
2) Non vi è scienza che non tratti dell‘ente: infatti non si conosce altro che il vero, il quale coincide con l‘ente. Ora, la filosofia tratta di ogni ente e anche di Dio, tanto che una parte della filosofia viene denominata teologia, ossia scienza divina, come dice Aristotele [Met. 6, 1]. Quindi non è necessario ammettere un‘altra scienza all‘infuori delle discipline filosofiche.
In contrario
Nell‘epistola a Timoteo [2 Tm 3, 16] leggiamo: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere, formare alla giustizia». Ora, la Scrittura divinamente ispirata non rientra nelle discipline filosofiche, che sono un ritrovato della ragione umana. Di qui l‘utilità di un‘altra dottrina di ispirazione divina, oltre alle discipline filosofiche.
Dimostrazione
Era necessario per la salvezza dell‘uomo che, oltre alle discipline filosofiche oggetto di indagine razionale, ci fosse un‘altra dottrina procedente dalla divina rivelazione. Prima di tutto perché l‘uomo è ordinato a Dio come a un fine che supera la capacità della ragione, secondo il detto di Isaia [64, 3]: «Occhio non vide, eccetto te, o Dio, che cosa hai preparato per coloro che ti amano». Ora, è necessario che gli uomini conoscano in precedenza questo loro fine, perché vi indirizzino le loro intenzioni e le loro azioni. E così per la salvezza dell‘uomo fu necessario che mediante la divina rivelazione gli fossero fatte conoscere cose superiori alla ragione umana. Anzi, anche su ciò che intorno a Dio l‘uomo può indagare con la ragione fu necessario che egli fosse ammaestrato dalla rivelazione divina, poiché una conoscenza razionale di Dio non sarebbe stata accessibile se non a pochi, dopo lungo tempo e non senza errori; eppure dalla conoscenza di tali verità dipende tutta la salvezza dell‘uomo, che è riposta in Dio. Quindi, per provvedere alla salvezza degli uomini in modo più conveniente e più certo, fu necessario che sulle realtà divine essi fossero istruiti per divina rivelazione. Di qui la necessità, oltre alle discipline filosofiche oggetto dell‘indagine razionale, di una dottrina avuta per divina rivelazione.
Analisi dei dubbi:
1)È vero che l‘uomo non deve scrutare col semplice lume della ragione cose superiori alla sua intelligenza, ma se Dio gliele rivela deve accoglierle con fede. Infatti nel medesimo punto della Scrittura si aggiunge: «Ti è stato mostrato più di quanto comprenda un‘intelligenza umana». E precisamente in ciò consiste la dottrina sacra.
2)La diversità di principi o di punti di vista causa la diversità delle scienze. Una stessa conclusione scientifica può dimostrarla infatti sia un astronomo che un fisico: p. es. la rotondità della terra; ma l‘astronomo parte da criteri matematici, cioè fa astrazione dalle qualità della materia, mentre il fisico la dimostra tenendo conto della concretezza della materia. Quindi nulla impedisce che degli oggetti di cui tratta la filosofia con la luce della ragione naturale tratti anche un‘altra scienza che proceda alla luce della rivelazione. E così la teologia che fa parte della dottrina sacra differisce secondo il genere dalla teologia che rientra nelle discipline filosofiche.

Tommaso D'Aquino,Summa theologiae

giovedì 15 novembre 2012

"Quattro anni ancora"

di Giulia Polidori
 

Negli ultimi mesi la comunità globale ha trattenuto il respiro mentre gli Stati Uniti decidevano cosa fare dei prossimi 4 anni. Obama e Romney si sono spalleggiati in una corsa che non ha dato niente per scontato, e che ha visto I due contendenti battersi fino all’ultimo voto. La vittoria di Obama nelle prime ore europee del 7 di Novembre è arrivata a dare sospiro a tutti quelli che erano attaccati allo schermo della televisione. Il popolo Americano ha parlato una volta ancora, ed è una voce che parla di speranza e di fiducia per il presidente in carica. Della stessa speranza ha parlato il presidente Obama nel suo discorso dopo che Romney lo ha chiamato accettando la sconfitta oramai inevitabile.

 

Non importa se siete bianchi, neri, ispanici, asiatici, se siete gay o no, tutti insieme possiamo costruire il futuro"

 

mercoledì 14 novembre 2012

Palla lunga e pedalare


di Giacomo Poggiali

Ero pressoché certo di non andare a votare alle primarie: il clima avvelenato di questi giorni mi ha allontanato del tutto dall’idea di un centrosinistra che si scanna ancorandosi a vecchie dicotomie. I nuovi fan club che con tanta arroganza ho criticato continuano a darmi fastidio.