lunedì 12 dicembre 2016

Call for papers - Nipoti di Maritain n. 03

Cari Amici, stiamo raccogliendo articoli per il terzo numero della rivista di Nipoti di Maritain, che recentemente ha ricevuto il codice ISSN 2531-7040.


Vi presentiamo i quesiti su cui si articolerà il dibattito.

Ambito etico/morale:
« Che cosa significa essere padri e madri nell’epoca del trionfo della tecnologia procreativa e dell’inverno demografico? »

Ambito politico/sociale:
« Come ti immagini l’Unione Europea nel 2050? »

Ambito pastorale/ecclesiale:
« A 500 anni dall’affissione delle tesi di Martin Lutero, quali idee e intuizioni della Riforma Protestante sono vive e vitali? »

Accettiamo interventi di risposta di 600 parole circa da farci pervenire all’indirizzo inipotidimaritain6@gmail.com entro il 15 dicembre 2016.
La scadenza è stata prorogata al 31 dicembre 2016.

lunedì 28 novembre 2016

Referendum costituzionale - Referendum e leggi popolari: più spazi, troppe incognite

di Gabriele Maestri

«Oltre il Senato c’è di più». Verrebbe da introdurre così la riforma della Costituzione su cui saremo chiamati a votare in autunno. Si è parlato molto (e in parte a sproposito, semplificando troppo e male da una parte e dall’altra) delle trasformazioni che subirebbe la seconda Camera, ma ci si è soffermati meno su altri contenuti, non meno importanti rispetto alla struttura e alla formazione del secondo ramo del Parlamento.
Se di spazi di partecipazione popolare si deve ragionare, è giusto farlo ad ampio spettro. A tutt’oggi, i cittadini possono partecipare alla vita politica in più modi: indirettamente, votando i loro rappresentanti al Parlamento; in maniera diretta, soprattutto presentando in forma collettiva proposte di legge (per proporre alle Camere temi su cui legiferare) o richieste di referendum (per eliminare dall’ordinamento norme non gradite). Questi ultimi due strumenti, col tempo, hanno mostrato alcuni limiti: le proposte di legge popolari si impantanavano puntualmente nelle secche parlamentari, mentre la disaffezione dei cittadini verso lo strumento referendario (forse anche per un suo abuso) ha impedito spesso di raggiungere il quorum per la sua validità e, a volte, non si è neanche arrivati a raccogliere le firme necessarie.
La riforma costituzionale interviene su entrambi i punti. Sul piano dell’iniziativa legislativa popolare, a fronte di un innalzamento sensibile del numero di firme necessarie (da 50mila a 150mila), il nuovo testo dell’art. 71 prescriverebbe che la discussione e la deliberazione conclusiva su quelle proposte di legge «siano garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari».
L’asticella in effetti si alza, anche se superarla non è proibitivo (gli elettori, in settant’anni, sono quasi raddoppiati e oggi è più facile firmare e far autenticare le firme); in compenso, si dovrebbero avere tempi certi perché nelle aule parlamentari si discuta davvero delle istanze che un numero consistente di cittadini ha tradotto in proposta di legge. In teoria sarebbe un passo avanti, rispetto alla poca considerazione di cui hanno goduto i testi di iniziativa popolare. Resta personalmente un po’ di rammarico: sarebbe stato opportuno dare più regole già nel testo costituzionale, invece che delegare la disciplina di tempi, forme e limiti della discussione ai regolamenti parlamentari, cioè alle stesse Camere che finora non hanno tenuto conto delle istanze popolari. Troppa sfiducia da parte mia o troppa fiducia in sé del Parlamento?
Se il tema delle proposte di legge è stato poco “gettonato” nel dibattito pubblico, si è parlato di più delle innovazioni della riforma in tema di referendum. Queste riguardano innanzitutto il referendum abrogativo, che diventerebbe «a geometria variabile» (come dice il professor Pasquale Costanzo) in caso di entrata in vigore del nuovo testo dell’art. 75. Accanto all’attuale ipotesi “normale” (raccolta di 500mila firme e necessità di superare il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto), si creerebbe un secondo percorso “rinforzato”, qualora i promotori raccogliessero almeno 800mila firme: per la validità di quella consultazione, basterebbe raggiungere la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera.
Tornando all’esempio dell’asticella, il nuovo testo costituzionale farebbe decidere ai cittadini – specie ai promotori – il livello di difficoltà: potrebbero mettere l’impegno consueto nella raccolta firme, sperando che poi voti almeno un elettore su due, o impegnarsi di più sulle sottoscrizioni, abbassando l’asticella all’atto di rivolgersi al corpo elettorale. Si è parlato di “controriforma” del referendum, che non rimuove il quorum e aumenta le firme, ma non condivido: si è aggiunta una nuova strada, che chiede sì più firme (ma 800mila sono l’1,70% dei 46,9 milioni di elettori del 2013; 500mila sottoscrizioni, nel 1948, erano l’1,72% dei 29 milioni di elettori di allora), ma rende più difficile avere consultazioni invalide (prendendo i dati del 2013, invece che 23,5 milioni di votanti, ne basterebbero 17,6). Un minimo di partecipazione appare comunque necessario, per evitare che spariscano dall’ordinamento norme sgradite a sparute minoranze.
Restando sul tema dei referendum, se nulla cambia per le consultazioni territoriali e per il referendum confermativo di revisione costituzionale, la riforma integra così l’art. 71: «Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione».
Si tratta di qualcosa che nella Costituzione non c’è mai stato e che è stato chiesto da più parti (dai cittadini come dagli studiosi): nuove occasioni di partecipazione, non solo degli elettori ma di tutti i cittadini, come singoli e membri di «formazioni sociali» (questa parte, però, è tutta da precisare meglio in futuro). Quanto alle nuove forme di referendum, potrebbe aprirsi una stagione di consultazioni propositive (per suggerire temi di cui Parlamento e Governo dovrebbero occuparsi, senza sovrapporsi allo strumento dell’iniziativa legislativa popolare) e d’indirizzo (per permettere a chi è al potere di verificare, all’interno del corpo elettorale, il consenso su posizioni e progetti specifici). A occhio, peraltro, questi strumenti avrebbero un valore solo consultivo (e non immediatamente produttivo di norme): non sarebbero comunque disponibili prima di un doppio intervento del Parlamento, prima con una legge costituzionale che definisca meglio questi istituti, poi con una legge ordinaria bicamerale, che attui nel dettaglio le regole ancora da stabilire.
Si è dunque tentati di dire che, in questa lettura della partecipazione popolare, chi ha voluto la riforma ha proposto un passo adelante, pero con mucho juicio, lasciando decidere al Parlamento che verrà: a volte non c’era altra scelta, a volte si sarebbe potuto fare di più. C’è, infine, la grande incognita sulla formazione del Senato: non sarebbe eletto direttamente, ma si è introdotto il principio per cui i consigli regionali e di province autonome dovrebbero eleggere i senatori «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi». Ci sarebbe dunque spazio per far contare, in qualche modo, anche l’espressione degli elettori; toccherà però sempre a una legge ordinaria (bicamerale) stabilire le modalità di elezione dei senatori. Anche qui, dunque, il giudizio dev’essere necessariamente sospeso.
(Nipoti di Maritain 01/2016, pp. 26-28)

Referendum costituzionale - Cittadini più partecipi, se vorranno

 di Raffaele Dobellini

Il 4 dicembre 2016 gli elettori italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso nei confronti della Riforma costituzionale, cosiddetta “Renzi-Boschi” o “Boschi-Napolitano”. Già dalla scelta di come appellare questa Riforma si possono comprendere le posizioni in campo. Chi la chiama Renzi-Boschi vuole porre attenzione sul significato che l’approvazione della stessa avrà per le sorti del Governo in carica. Chi la denomina Napolitano-Boschi pone, invece, l’accento sul fatto che la legge costituzionale aveva avuto inizialmente l’avallo della maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento, anche grazie all’esplicito sostegno del Presidente emerito, Giorgio Napolitano, che aveva accettato la propria rielezione per contribuire, tra l’altro, alle riforme istituzionali. Al di là, però, dei risvolti politici che avrà l’esito referendario è opportuno soffermarsi su quali effetti questa Riforma avrà nel concreto e, nello specifico, su come condizionerà la partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Come ho premesso, l’attuale Riforma assume ben precise coloriture politiche, che vanno ben oltre quelle che naturalmente assume un cambiamento della Costituzione. Ritengo, pertanto, opportuno esplicitare fin da subito i miei convincimenti in materia politico-istituzionale, così da permettere al lettore, soprattutto a quello non avvezzo alle materie giuridiche, di orientarsi al meglio. Sono un parlamentarista convinto, favorevole ad un limitato rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, che evito, infatti, di chiamare “Premier” per ribadire il suo ruolo di primus inter pares. Il Consiglio dei Ministri, infatti, dovrebbe essere non solo luogo di decisioni esecutive, ma anche di un ampio ed approfondito confronto sulle sorti del Paese. La svolta maggioritaria dei primi anni Novanta, l’elezione diretta degli organi monocratici di governo locale, il ricorso alle primarie per la scelta del Segretario nazionale del Partito Democratico hanno, col tempo, mutato la natura del Presidente del Consiglio, che è andato accentuando il suo ruolo direttivo, a scapito di quello di coordinamento. Sono dell’opinione che ibridare i sistemi istituzionali non sempre sia corretto. Se, quindi, si vuole un rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio, tanto da trasformarlo in un Primo ministro o in un Cancelliere, questo va fatto in modo esplicito e con una certa coerenza giuridico-legislativa. Schematizzando posso affermare: un sistema di coerente rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio era già in linea con il precedente dettato costituzionale, sarebbe bastate poche modifiche per semplificare il processo legislativo e rafforzare il ruolo di indirizzo del Presidente del Consiglio. È evidente, però, che la Riforma non ha avuto solo quest’intento. Se è vero che Renzi si è mosso secondo il modello del “Sindaco d’Italia” – il combinato disposto Riforma Costituzionale-Italicum è chiaro in questo senso – è altrettanto vero che il sistema dei comuni non è immediatamente riproducibile a livello nazionale. I comuni non legiferano e, soprattutto, l’attività legislativa non può ridursi ad un semplice confronto tra maggioranza e opposizione. Il venir meno dei partiti “ideologici” impedisce di collocare tutti i temi, soprattutto quelli eticamente sensibili, in un confronto tra opposte parti politiche. Al rafforzamento del ruolo dell’Esecutivo e al superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (o paritario) si affiancano altri due intenti: assecondare un elettorato che è sempre più diffidente nei confronti della classe politica e riportare lo Stato al centro dell’azione politico-legislativa. Il primo intento è perseguito attraverso la riduzione drastica del numero dei senatori, l’eliminazione del CNEL, l’esclusione di una indennità di incarico per i nuovi senatori, l’abolizione della figura del senatore a vita di nomina presidenziale (i nuovi senatori di nomina presidenziale dureranno in carica sette anni). Se l’eliminazione del CNEL non costituisce un problema di sorta e, comunque, non costituisce una svolta epocale, diversa è la scelta che riguarda il Senato. Qui bisogna fare alcune precisazioni: in molti Paesi si è fatta la scelta del monocameralismo; in nessuno Stato occidentale esiste un bicameralismo perfetto; dove esiste una seconda Camera, questa è spesso oggetto di critiche; il ruolo della seconda Camera assume un ruolo rilevante nei sistemi federali – es. USA o Germania – dove serve a rappresentare le esigenze delle realtà regionali/statuali che compongono la Federazione. Il progetto originario della Riforma aveva una sua coerenza: guardava al modello tedesco e, pertanto, prevedeva l’elezione di tutti i senatori ad opera dei Consigli regionali e ne prevedeva la caducazione alla cessazione dell’incarico di primo livello (sindaco o consigliere regionale) o al termine della legislatura del consiglio regionale eleggente. Sostanzialmente i senatori erano immaginati come delegati delle Regioni a rappresentare gli interessi della comunità regionale. L’assenza di un diretto mandato popolare giustificava: l’eliminazione dell’indennità; l’eliminazione dell’immunità parlamentare; il ridotto potere legislativo. Il sistema mancava, però, di uno strumento fondamentale: la possibilità per l’ente delegante di revocare l’incarico al senatore, qualora questi avesse votato in modo difforme agli orientamenti della Regione sulle questioni strettamente legislative. Almeno si sarebbe dovuto prevedere che i senatori avrebbero potuto esprimere solo un voto percentualizzato o unitario. Se, infatti, il Senato è immaginato come Camera delle Regioni, quello che viene in rilievo è l’ente; quindi nella stragrande maggioranza dei casi i voti si sarebbero dovuti esprimere non in modo individuale, ma unitario. Cioè ad ogni Regione sarebbe spettato un solo voto e per esprime questo i senatori di ogni singola Regione si sarebbero dovuti accordare o avrebbero espresso un voto pari solo ad un percentuale del voto della Regione.
Nonostante alcuni limiti (anche seri) che presenta la Riforma costituzionale ritengo che la stessa abbia un indubbio vantaggio: aumenta le occasioni di partecipazione democratica. Questa Riforma, pur non incidendo sulla prima parte della Costituzione – e, quindi, sui principi che reggono il nostro sistema repubblicano – va ad incidere sul procedimento legislativo e sull’equilibrio tra alcuni poteri dello Stato. Soffermarsi sulle convinzioni politiche e filosofiche alla base di questa Riforma sarebbe troppo complesso. È bene, quindi, soffermarsi solo sugli effettivi cambiamenti prodotti, indipendentemente dalle conseguenze politiche che agli stessi si vuole attribuire. È noto, infatti, che al di là del dato normativo ciò che assume rilievo è anche il modo in cui la dottrina, la giurisprudenza, soprattutto costituzionale, e la politica comunemente interpretano la Costituzione. La Riforma del Titolo V avvenuta nel 2001 è stata, ad esempio, oggetto di numerosi interventi della Corte Costituzionale, che è intervenuta a delimitare e ridefinire il riparato di competenze legislative tra Stato e Regioni, depotenziando di fatto il portato della riforma c.d. federalista. Nella Riforma costituzionale Renzi-Boschi-Napolitano assumerà rilievo il modo concreto in cui verranno utilizzati gli istituti di partecipazione popolare e come i senatori intenderanno il proprio ruolo. Come precisato, infatti, non è previsto l’istituto della revoca dei sentori e agli stessi è riconosciuta l’immunità. È discutibile, comunque, fin dove si possa spingere la loro azione politica, quanto cioè possano giovarsi dell’assenza di un vincolo di mandato, pur rappresentando la propria Regione. Del resto, a seguito delle obiezioni della minoranza interna al PD, la norma costituzionale prevede che – relativamente ai consiglieri regionali da eleggere come senatori – il Consiglio regionale eleggente dovrà tener conto delle “indicazioni” dell’elettorato. Come questo avverrà e come questo si tradurrà in una elezione effettiva ad opera del corpo elettorale non è dato saperlo. Sicuramente non dovrebbe avvenire per i sindaci che saranno eletti senatori. Le principali novità in termini di partecipazione popolare, però, sono altre e sono spesso passate sotto silenzio, pur determinando importanti cambiamenti. Del resto, sono le riforme che meno hanno subito le obiezioni dei costituzionalisti, godendo di un sostegno quasi unanime. Il maggiore coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale passa attraverso: la previsione di referendum propositivi o d’indirizzo; l’abbassamento del quorum alla metà dei votanti alle ultime politiche, nel caso in cui il referendum sia stato chiesto da almeno 800.000 elettori; l’aver fissato tempi certi per la calendarizzazione delle leggi d’iniziativa popolare. Decisive risulteranno le leggi attuative del dettato costituzionale. Il superamento del bicameralismo paritario e la sottrazione alla scelta dell’elettorato di una parte dei senatori è ampiamente compensata dall’introduzione di queste forme di partecipazione diretta. Su questo versante, quindi, difficilmente la Riforma può essere oggetto di critiche decisive.
(Nipoti di Maritain 01/2016, pp. 22-25)

martedì 25 ottobre 2016

Nipoti di Maritain 02/2016

È uscito il secondo numero di Nipoti di Maritain, che può essere letto gratuitamente e scaricato dal portale issuu.com

Nipoti di Maritain continua a crescere in numero di articoli, di autori e di qualità del dibattito. Questa volta si parla di testamento biologico, dialogo con i musulmani e ruolo del diaconato per la Chiesa di oggi. Con un’intervista esclusiva alla diaconessa evangelica Wiebke Johannsen o e tante interessanti rubriche.

Scoprilo qui al link https://issuu.com/nipotidimaritain/docs/nipoti_02  

lunedì 18 luglio 2016

Call for papers - Nipoti di Maritain n. 02

Cari Amici, stiamo raccogliendo articoli per il secondo numero della rivista di Nipoti di Maritain.

Vi presentiamo i quesiti su cui si articolerà il dibattito:

Ambito etico/morale:
« Un cristiano, nel proprio testamento biologico, che cosa può e/o non può scrivere? »

Ambito politico/sociale:
« Quale tipo di fraternità e dialogo è possibile tra cristiani e musulmaniHai esperienze da raccontarci? »

Ambito pastorale/ecclesiale:
« In che modo il diaconato, anche femminile, potrebbe servire meglio alle necessità odierne della Chiesa? »

Accettiamo interventi di risposta di 600 parole circa da farci pervenire all’indirizzo inipotidimaritain6@gmail.com entro il 15 settembre 2016

giovedì 23 giugno 2016

Editoriale - Nipoti di Maritain 01/2016

Nipoti di Maritain ha assunto una nuova forma. La pagina facebook e il blog fondati da Niccolò Bonetti e da Lorenzo Banducci, che dal 2012 quotidianamente offrono riflessioni e provocazioni su tematiche di attualità ecclesiastica, politica e sociale, adesso sono affiancati da questo nuovo spazio.

indice rivista nipoti 01/2016
Forse potrà evitare che le migliori considerazioni si disperdano nel flusso continuo di informazioni cui siamo esposti nel web e soprattutto nei social network, tuttavia senza fossilizzare alcunché. Anzi, vogliamo conservare ciò che contraddistingue i Nipoti di Maritain, ossia un dibattito plurale, aperto alla partecipazione di tutti, in cui siano di casa posizioni differenti. Tutto ciò ha riscosso un buon livello di interesse e di coinvolgimento, certamente più su alcuni temi che non su altri, ma comunque mantenendo un progetto duraturo nel tempo e contribuendo a divulgare discussioni teologiche ad un pubblico relativamente esteso. Lo abbiamo fatto cercando di essere non solo il sale della terra, ma anche il pepe. Ed è nostra intenzione preservare tale peculiarità anche all’interno di questa nuova pubblicazione, sperando di vincere quei timori e quelle timidezze che le reti sociali digitali ci hanno abituato a superare.
Non vogliamo infatti essere una rivista accademica, dal momento che queste spesso si chiudono nell’autoreferenzialità, ma neppure un portale informativo, perché ce ne sono già molti disponibili online in grado di fornire qualsiasi tipo di notizia con la tempestività di pochi secondi. Se ci mettessimo a “competere” con loro, non ci sarebbe storia. Proponiamo invece qualche riga in più per poter sviluppare quelle riflessioni che non possono essere articolate in un commento di un post su facebook, né tantomeno nei laconici 140 caratteri che mette a disposizione twitter. La scommessa è quella di poter mantenere vivo il medesimo spirito critico e di confronto, magari giungendo a qualche conclusione su ciò che ci accomuna, superando insieme le sorde contrapposizioni, che in genere si consumano nelle cose accidentali considerate erroneamente come essenziali; qualora riuscissimo a far risplendere Dio Trinità – che è relazione di amore – al centro del nostro cuore, l’ordinamento delle priorità verrebbe da sé.
Ogni numero, come potete leggere nell’indice, si articola in due sezioni. La prima, quella maggiormente dialogica, intende lanciare tre quesiti di differenti ambiti (etico/morale, politico/sociale, pastorale/ecclesiale) cui tutti sono chiamati ad offrire il proprio punto di vista. La seconda, invece, permetterà di esaminare alcuni argomenti in rubriche tematiche, oltre a recensioni e interviste.
Gli spunti non mancano. In questa prima uscita si parla innanzitutto delle “unioni civili” recentemente approvate dal Parlamento italiano, ma – perlomeno nella formulazione del nostro quesito – con una particolare attenzione alle conseguenze nella vita quotidiana. Vorremmo evitare ragionamenti astratti, sui massimi sistemi, che tendono a generare intransigenze che dal punto di vista spirituale potrebbero rivelarsi assai più sterili della supposta non-fecondità delle relazioni omosessuali. È evidente come il tema sia ancora arroventato, tuttavia le esperienze dirette, se depurate da qualsivoglia desiderio di vendetta per i torti subiti a livello personale, possono sicuramente gettare un ponte tra le reciproche ostilità. Cogliamo l’occasione per abbracciare Filippo, Mario, Roberto e tutti coloro che hanno commentato brevemente la nostra provocazione perché coinvolti direttamente dalla materia, ma che per i più svariati motivi non se la sono sentita di inviarci un contributo più articolato: Cristo sia sempre presente nei loro affetti. Senza ignorare le divergenze di partenza – anzi, dopo esserci immersi in esse in modo viscerale, come vedrete – l’atteggiamento risorgente prospettato da Gabriele Cossovich sembra essere quello più confacente al nostro sentire cristiano: la bellezza non è possibile comandarla ed imporla. La bellezza risplende, si propone, ma poi sta alla ineludibile libertà dell'altro riconoscerla ed accoglierla.
In seguito è stata affrontata la Riforma costituzionale: anche qui preferiamo ragionare, concretamente, sulle eventuali ripercussioni nella partecipazione del popolo italiano alla vita pubblica. Altro grande tema è l’Amoris Laetitia che conclude il percorso sinodale degli ultimi due anni sulla famiglia. In questo testo, tra le altre cose, Papa Francesco incoraggia la «maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore» (§ 303), ma ciò è stato visto impropriamente da alcuni come un avallo al soggettivismo morale.
Nella seconda sezione della nostra pubblicazione, la stessa esortazione apostolica di Papa Francesco è occasione per un’intervista al teologo Andrea Grillo, per un approfondimento con l’apocrifo Vangelo armeno dell’infanzia di Gesù e per una “liturgia del quotidiano” offerta da Stefano Sodaro, che ha dipinto la “matrimonialità” del mistero trinitario e l’apertura all’alterità che da esso sgorga copiosa.
Ci rivolgiamo ai catechisti e agli insegnanti, che potrebbero anche trovare ispirazione per possibili incontri, discussioni o lezioni; ci rivolgiamo anche ai pastori, alle persone impegnate in parrocchia e nei movimenti ecclesiali e a tutti coloro che desiderino formare in modo retto la propria coscienza, per poterla esercitare liberalmente. In sintonia con questa finalità, abbiamo incluso un “elogio dell’eresia” che ci motiva a confrontarci con essa, per accoglierne quella parte di verità nascosta, che chiede di essere ascoltata. Era inevitabile una considerazione su Jacques Maritain – nel cui intento, “debitori a Voltaire per la tolleranza e debitori a Lutero per il non conformismo”, ci riconosciamo pienamente – a proposito della stampa cattolica.
Spazio anche alla Dottrina Sociale della Chiesa, con la sfida della complessità che può essere affrontata non cedendo a “ideologie dell’Unico” né rifugiandosi in “luoghi comuni” – siano essi “buonisti” o “antibuonisti” – bensì riscoprendo il significato del concetto di sussidiarietà, svincolandolo dall’abbraccio di chi pensa sia un sinonimo di deregolamentazione dei mercati. Infine, chiude questo numero una recensione al “Vangelo del povero peccatore” scritto due secoli fa da Wilhelm Weitling e recentemente pubblicato in italiano, spunto per scoprire un volto nuovo di Gesù, per interrogarci sulle diseguaglianze sociali di ieri e di oggi e per comprendere quanto sia radicale il contributo che il cristianesimo può dare in vista di una società più giusta.
Lo confessiamo: questa pubblicazione è una grande scommessa. Con il tempo sottratto a tante altre cose, con le poche forze che abbiamo, con le tasche assolutamente vuote – ma animati dallo Spirito – prendiamo il largo.

(Piotr Zygulski, Nipoti di Maritain 01/2016, pp. 6-8)

mercoledì 22 giugno 2016

Nipoti di Maritain 01/2016

È uscito il primo numero di Nipoti di Maritain, tutto scaricabile gratuitamente!

Ben 20 autori per un vivace dibattito su Amoris Laetitia, unioni civili e riforma costituzionale. Con un’intervista esclusiva al teologo Andrea Grillo e tante interessanti rubriche.

Scoprilo qui

mercoledì 11 maggio 2016

Quesito: Unioni Civili, cosa cambia concretamente?

Si apre uno spazio per discutere di attualità sociale, ecclesiastica e morale da differenti prospettive cristiane: Nipoti di Maritain diventa anche una rivista! 

Per il primo numero chiediamo:

« Approvate le unioni civili, cosa cambia concretamente nella tua vita e in quella della comunità (parrocchiale, comunale, conoscenti, amici) di cui fai parte? »

Rispondi al quesito inviando la tua risposta entro il 31 maggio 2016 all'indirizzo: inipotidimaritain6@gmail.com

Oppure puoi rispondere ad una delle altre domande:
  • « La Riforma della Costituzione, che dovrà passare il vaglio del referendum confermativo di ottobre, quali effetti avrà sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica dell’Italia? »
  • « Amoris Laetitia: maturazione di una coscienza illuminata o presa d’atto del soggettivismo morale? »

I contributi che a giudizio della Redazione saranno ritenuti meritevoli di pubblicazione – a prescindere dall'orientamento dell'autore – saranno contenuti nel primo numero della rivista. Vi invitiamo a mantenere un tono dialogante e costruttivo, utilizzando un linguaggio chiaro e accessibile. Riceviamo volentieri anche lettere, consigli e proposte di eventuali inserzionisti.

La pubblicazione sarà articolata in due parti: una prima sezione dialogica con 3 quesiti su temi di ambito etico, sociale ed ecclesiastico e una seconda sezione con rubriche, interviste, recensioni di libri.

giovedì 5 maggio 2016

La nuova rivista di Nipoti di Maritain


Amici cari, 
a breve Nipoti di Maritain sarà affiancato anche da una rivista liberamente scaricabile in pdf. Non spaventatevi! Sarà semplicemente uno spazio per poter articolare riflessioni con qualche carattere in più rispetto ad un commento su facebook, su cui comunque resteremo attivi. La pubblicazione sarà articolata in due parti: una prima sezione dialogica con 3 quesiti su temi di ambito etico, sociale ed ecclesiastico e una seconda sezione con rubriche, interviste, recensioni di libri.

Per il numero iniziale tre sono i quesiti:
 Approvate le unioni civili, cosa cambia concretamente nella tua vita e in quella della comunità (parrocchiale, comunale, amici) di cui fai parte?
• La Riforma della Costituzione, che dovrà passare il vaglio del referendum confermativo di ottobre, quali effetti avrà sulla partecipazione dei cittadini alla vita politica dell’Italia?
 Amoris Laetitia: maturazione di una coscienza illuminata o presa d’atto del soggettivismo morale?

Potete scegliere uno dei tre quesiti e inviarci il vostro contributo, in uno spazio indicativo di 500 caratteri, entro e non oltre il 31 maggio 2016, inviandolo come allegato a alla pagina https://www.facebook.com/nipotimaritain oppure all'indirizzo email: inipotidimaritain6@gmail.com

I contributi che a giudizio della Redazione saranno ritenuti meritevoli di pubblicazione – a prescindere dall'orientamento dell'autore – saranno contenuti nel primo numero della rivista. Vi invitiamo a mantenere un tono dialogante e costruttivo, utilizzando un linguaggio chiaro e accessibile. Riceviamo volentieri anche lettere, consigli e proposte di eventuali inserzionisti. Condividete liberamente questo messaggio: contiamo sulla vostra collaborazione, grazie!

domenica 27 marzo 2016

Calcio e società. Soluzioni comuni per problemi comuni



di Lorenzo Banducci

E’ il giorno di Pasqua, la domenica della risurrezione. Arriviamo qui dopo una settimana così densa di tragedie e di sofferenze vissute attraverso la televisione, i giornali e i mezzi di informazione. Dall’autobus spagnolo pieno di giovani morti, fino ad arrivare al kamikaze nello stadio in Iraq, passando attraverso i tragici fatti di Bruxelles che nuovamente ci lasciano basiti e senza certezze.
Ancora una volta, per fortuna, possiamo però annunciare la Pasqua del Signore, la sua risurrezione, la sua vittoria sulla morte.

Non voglio soffermarmi a parlare di queste cose, ma, partendo da un altro evento triste di questi giorni, ho voglia di trattare un argomento a me molto caro ma decisamente più leggero di quelli sopracitati, ovvero il calcio.

giovedì 24 marzo 2016

Speciale referendum sulle trivellazioni in mare. Le ragioni del SI



di Lorenzo Banducci

In vista del referendum del 17 aprile sul tema della trivellazione del mare abbiamo deciso di informarci e informare chi ci segue attraverso una serie di articoli.
Iniziamo oggi con un’intervista a Stefano Iannillo del comitato “Vota SI per fermare le trivelle”.

sabato 5 marzo 2016

Omosessuali, genitorialità e riproduzione: una riflessione

Si può distinguere la capacità riproduttiva dalla funzione genitoriale? La tecnica è accettabile per superare i vincoli biologici nelle coppie omosessuali?

In questi tempi di dibattito sul ddl Cirinnà si è fatto un grande parlare del diritto per le coppie omosessuali di avere dei figli: la confusione è tanta, l’ideologia è forte. Nell'iter di approvazione del disegno di legge, al Senato è stata posta la fiducia su un emendamento governativo che, tra le altre cose, scansa il nodo della stepchild adoption lasciando alla discrezionalità dei giudici la decisione di adottabilità o meno del figlio dell'altra parte. Nonostante i margini di intervento siano già indirizzati da convenzioni e corti di giustizia europee e internazionali, è opinione comune che il tema necessiti ormai da tempo di una normativa specifica.
Il dibattito sull’adozione del figliastro apre una serie di interrogativi che richiedono un'indagine in grado di travalicare lo scontro tra le parti politiche, tra "progressisti" e "tradizionalisti" o tra "arcobalenisti" e "papisti". Sospendendo temporaneamente le considerazioni di tipo giuridico e di procedura parlamentare, in questa sede si cercherà di chiarificare il dibattito con un taglio filosofico, emendando la quaestio dalle incrostazioni ideologiche e individuando, in mezzo al polverone mediatico, i problemi specifici in cui si articola. A tal proposito, si utilizzerà un linguaggio che possa fare chiarezza; tecnico a volte, ma mai barocco.

Riproduzione e genitorialità nelle coppie omosessuali

Per prima cosa bisogna distinguere tra la capacità riproduttiva e la genitorialità come funzione (nel senso pedagogico del termine). Questi due elementi, che nella tradizione vengono sovrapposti, in realtà stanno in un rapporto più complesso fra loro, perlomeno da un punto di vista teorico. La capacità riproduttiva è – nei casi di riproduzione sessuata, tra cui quella dell’uomo – la semplice possibilità di due esseri di generarne un terzo attraverso un rapporto sessuale. La genitorialità è il prendersi carico della cura, dell’educazione del sostegno del nuovo nato; è quindi, formalmente, un atto volontario sociale che segue la generazione. Affrontando il problema in questi termini, cioè analizzando separatamente i due elementi, sarà evidente a tutti che una coppia omosessuale – ma anche un singolo di qualsiasi orientamento o una coppia eterosessuale con uno dei due partner sterile – non può compiere una riproduzione sessuale, ma può accettare la genitorialità come funzione. Da un punto di vista biologico, è possibile dire che se l’atto omosessuale è naturale, in quanto è stato riscontrato in numerose specie animali, la riproduzione omosessuale è "contro-natura", in quanto non presente. In questo senso risultano fragili le argomentazioni di alcuni "progressisti" che pongono la questione nei termini di una privazione di diritti naturali degli omosessuali, in quanto la genitorialità degli omosessuali è necessariamente artificiale, cioè un atto volontario, perciò necessariamente sottoposto al vaglio della scienza etica o nella fattispecie bio-etica. Al contempo non ignoriamo che il concetto di natura nella storia delle idee sia stato utilizzato ben oltre i confini dell'animalità; all'interno nella tradizione cattolica, ad esempio, la scuola tomistica ha sempre considerato l'inclinazione naturale più elevata – e prerogativa dell'uomo – quella della conoscenza della verità per vivere in società. C'è chi ha osservato che, con il medesimo criterio, sarebbero sommamente naturali pure l'amore e l'aspirazione ad una stabile comunanza di vita, anche in relazione all'inclinazione naturale delle persone omosessuali.
Ora si pone questo problema: se sia possibile considerare la genitorialità omosessuale accettabile quanto quella eterosessuale nella società umana. Ci dovrebbe pertanto domandare se fra i due elementi prima menzionati (riproduttività e genitorialità) ci sia un nesso inscindibile oppure se sia legittimo, attraverso degli atti artificiali, rendere genitori due esseri che in natura non potrebbero esserlo, in quanto non potrebbero riprodursi. Tale problema è più problematico di quanto non sia quello posto dalle coppie eterosessuali in cui una delle parti sia sterile, quindi non-riproduttiva per accidente e non per sostanza; cioè un essere che accidentalmente non può riprodursi, ma con un’essenza di essere riproduttivo. Abbiamo individuato un primo elemento fondamentale nel problema trattato che lasciamo affrontare autonomamente al lettore.

Come superare il vincolo biologico? Il problema della riproduzione surrogata

Un secondo nucleo del problema riguarda le modalità con cui possa essere superato il vincolo biologico fra riproduzione e genitorialità. Volutamente sarà messo da parte il caso dell’adozione (e/o stepchild adoption, concetti da tenere opportunamente distinti) per le coppie omosessuali, che rientra nella sezione precedente, in quanto pone la domanda: possono essere genitori due esseri che sono – nel loro rapporto – sostanzialmente non-riproduttivi? Il tema può essere ridotto a quello posto sopra, cioè il nesso fra riproduzione e genitorialità.
Qui invece si deve parlare della cosiddetta “maternità surrogata” o, più correttamente, delle tecniche di procreazione/riproduzione surrogata. La maternità, infatti, è una funzione, ciò appartiene allo spazio della genitorialità e non della riproduzione. Questo problema si interseca con il precedente, cioè riguarda la possibilità di rompere il nesso fra riproduttività e genitorialità, ma aggiunge due ulteriori specificazioni:
1) l’artificialità è declinata nei termini tecnici, quindi pone il problema del rapporto fra natura e tecnica;
2) il problema sociale e (bio)etico della surrogazione della gestazione e del parto, cioè innanzitutto:
a) se sia accettabile la rottura artificiale del rapporto tra il nuovo nato e la gestante;
b) se sia accettabile l'acquisto di una prestazione fisica di questo tipo e se sia eticamente accettabile che ciò avvenga in una relazione a differenziale di reddito, cioè con una delle due parti che ha la possibilità di acquistare una prestazione che viene venduta principalmente per ragioni di necessità economica.
Per quando riguarda il problema (1) si può ritenere – come ad esempio fa Umberto Galimberti – che, dal momento che siamo gettati nel dominio della tecnica, la differenza fra naturale e artificiale non esiste più; di conseguenza non si potrebbe impedire l’utilizzo di un mezzo tecnico in relazione a questo aspetto specifico. Oppure, partendo dallo stesso presupposto, si può per contro sostenere che sia necessario frenare la deriva disumanizzante della tecnica. Su questo tema, con una terza posizione, è stato pubblicato un interessante intervento di Paolo Ercolani.
Sul problema (2), cioè la questione (bio)etica e sociale, c’è una problematica complessa in relazione al quesito (a) che lasciamo agli esperti dello sviluppo psicofisico dei bambini e alla coscienza del lettore. Il punto (b) invece, al netto del riconoscimento unanime del differenziale di reddito nel rapporto di scambio, c’è chi denuncia l'"affitto di un utero" quale forma di grave sfruttamento e chi pensa che l’ingiustizia stia nella struttura economica stessa, e non nel caso specifico della maternità surrogata. Su tutto ciò riflette Michela Murgia: per lei la discriminante non andrebbe cercata nella grandezza del desiderio di un figlio, bensì in "quanto sono disposta a usare il corpo di un'altra per ottenerlo"; così facendo considera il problema rilevante solo per la coscienza individuale e non come problema politico-sociale. In alcuni Stati del mondo ad esempio si è scelto di consentire la riproduzione surrogata solo tra parenti e/o in forma altruistica; del resto, è noto che esistono nazioni estere dove è possibile vendere il sangue o un rene, mentre i trattati europei vietano la commercializzazione del corpo umano e delle sue parti.

Riflettere con serietà, oltre gli steccati ideologici

Sono stati fin qui individuati due nuclei essenziali sui quali una seria riflessione sulla genitorialità omosessuale dovrebbe soffermarsi. Questo gioverebbe sicuramente al dibattito, focalizzando l’attenzione dove è necessaria ed evitando il solito teatrino dello scontro ideologico fra conservatori e ultra-progressisti. I primi, anche se animati dalle nobili intenzioni di preservare il calore del focolare domestico, rischiano di conservare solamente il proprio bigottismo; gli altri invece, anche se animati dalle nobili intenzioni di eliminare le ingiuste discriminazioni del passato, rischiano di svincolare l'individuo dalla sua umanità, consegnandolo a piene mani alla tecnica e al profitto.

Articolo di Piotr Zygulski e Alessandro Volpi pubblicato originariamente da Termometro Politico al link http://www.termometropolitico.it/1209882_omosessuali-genitorialita-riproduzione.html

domenica 14 febbraio 2016

Chi è davvero don Darovis?


di Andrea Virga

È proprio degli stolti guardare il dito e non la luna, e, infatti, un famigerato sito “cattolico” e “tradizionalista”, in occasione dell’annunciato e storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill presso l’Aeroporto Internazionale “José Martí” dell’Avana, con la mediazione di Raúl Castro, non trova meglio da fare che andare a scovare, come fosse una bandierina da contrapporre, l’unico sacerdote fondamentalista di Cuba, paragonandolo addirittura al Fra’ Cristoforo manzoniano. E sorvoliamo sul fatto che Manzoni sia stato il simbolo del cattolicesimo liberale e patriottico ottocentesco, scomunicato con tutto il Parlamento dopo Porta Pia e attaccato da «La Civiltà Cattolica» alla sua morte.