lunedì 17 luglio 2017

Nipoti di Maritain n. 04 è online!

È uscito il quarto numero di Nipoti di Maritain, che può essere letto gratuitamente e scaricato dal portale issuu.

L’editoriale questa volta, a un anno dalla nostra prima uscita, è stato scritto da Lorenzo Banducci, che ha rinnovato l'impegno per un dialogo inclusivo e aperto alle posizioni di tutti, per un confronto su tematiche che ci interroghino come cristiani nella nostra quotidianità. Più che fornire risposte, Nipoti di Maritain propone strumenti per sviluppare ulteriormente le domande e le provocazioni dalla quale traggono origine gli articoli. Resta al lettore la possibilità di interrogarsi in proprio sul suo vissuto di ogni giorno.

Il dibattito verte sul rapporto tra neuroscienze e teologia, sulla sfida del populismo e sul significato di cattolicità; tra le rubriche si segnalano due approfondimenti sul film Silence di Martin Scorsese.


Scoprilo qui al link https://issuu.com/nipotidimaritain/docs/nipoti_04  

sabato 3 giugno 2017

Call for papers - Nipoti di Maritain n. 05

Cari Amici, iniziamo a raccogliere gli articoli per il quinto numero della rivista di Nipoti di Maritain.



Di seguito i quesiti per partecipare al dibattito. 

Ambito etico/morale
« È possibile una santità, una spiritualità e una teologia queer? » 

Ambito politico/sociale
« Quando la ricerca della verità si trasforma in chiusura ideologica? » 

Ambito pastorale/ecclesiale
« Qual è il significato del termine "tradizione" e in che modo lo si può oggi proporre in una prospettiva ecumenica? »

Accettiamo i vostri interventi di risposta di massimo 1000 parole da farci pervenire all’indirizzo inipotidimaritain6@gmail.com entro il 30 settembre 2017.

giovedì 18 maggio 2017

Veglia di Firenze 17 maggio 2017

La nostra partecipazione alla veglia fiorentina del 17 maggio 2017 per le vittime dell'omotransfobia e di ogni discriminazione. 

Perché la benedizione di Cristo raggiunga i persecutori e tutte le vittime di discriminazione. Che sia per il loro orientamento sessuale, per la loro etnia, per il colore della pelle, per le loro convinzioni, per il loro credo. Invitati a comporre un'unica comunità, più ampia di ciò che possiamo pensare. Anche se ci sono persone che non capiamo, che non ci piacciono, e persone a cui non piacciamo. Saremo una sola comunità, connessa dal Tuo amore.

mercoledì 10 maggio 2017

Aderiamo alle veglie per il superamento dell'omotransfobia e di ogni discriminazione

Nipoti di Maritain aderisce all'IDAHOT - International Day Against Homophobia, Transphobia and Biphobia - patrocinando le veglie ecumeniche per il superamento di ogni discriminazione promosse in Italia dal Progetto Gionata​. Il tema sarà "Benedite e non maledite", riflettendo su Romani 12:14.


In Italia ci saranno iniziative nelle comunità cristiane di 
MilanoTriesteFirenze, Reggio Emilia, PalermoSanremoTorino
VareseBolognaParmaCarboniaCagliariPadovaPinerolo, GenovaGrosseto

Invitiamo tutti i nostri amici a prendere parte con coraggio agli eventi e alla preghiera. Per conoscere le date: https://inveglia.wordpress.com/2017/05/10/le-citta-dove-si-vegliera-interfaith-vigil-idahot-las-vigilias-2017/

Noi saremo presenti in rappresentanza mercoledì 17 maggio 2017 Firenze: la veglia inizierà alle 20.50 alla Madonna della Tosse (Largo A. Zoli), dal cui sagrato alle 21.30 partirà la processione per le vie cittadine sino al Duomo. 

Saremo accanto a Kairos – gruppo di cristiani LGBT di Firenze, Associazione LIBERA, Punto Pace Pax Cristi, Progetto Gionata, IVES di Pistoia, Parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze, Parrocchia di S. Andrea in Percussina, la Comunità delle Piagge, la Chiesa Evangelica Valdese fiorentina, la Comunità delle Piagge, le Suore Domenicane Unione san Tommaso d'Aquino di Firenze, i Missionari Comboniani di Firenze, la Comunità Vetero-Cattolica di Firenze, la Comunità il Mulino di Vicchio, l’Associazione Rete Genitori Rainbow e tante altre realtà. 

mercoledì 26 aprile 2017

Testamento Biologico: per noi è una buona legge

a cura della Redazione

Non era sicuramente facile trovare una mediazione su un tema tanto delicato quale quello del testamento biologico in un Paese, come il nostro, nel quale vi è la tendenza immediata a rendere ogni battaglia subito ideologica e scollegata dalle vite reali delle persone. Stavolta i tempi sono stati maturi per questo storico passaggio e, alla Camera dei Deputati, con un’insolita maggioranza composta da PD e Movimento 5 Stelle, si è potuta approvare una legge che regola finalmente in modo equilibrato e serio il consenso informato e le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), tema su cui avevamo dibattuto nel numero 2 della nostra Rivista.
Era necessario coprire questo vulnus nel nostro sistema legislativo e ci auguriamo che questa norma possa essere approvata anche al Senato perché pone finalmente al centro del rapporto fra medico e paziente quella che è una vera e propria relazione di cura. Sia il consenso informato, sia le DAT infatti sono state concepite affinché davvero fra il malato e chi ha lo splendido compito di seguirlo si instauri una relazione piena e autentica basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco.
Non possiamo dunque che essere in accordo con questa legge che prova a porre al centro il malato e la necessità di accompagnarlo in qualsiasi scelta egli decida di compiere all’interno del suo percorso terapeutico. Ci pare una legge in grado di combattere tre grandi rischi nei quali si incorre quando parliamo di “fine vita” e che sono:
1. L’accanimento terapeutico da considerarsi come un eccesso spropositato e ingiustificato nelle terapie somministrate a un paziente e a queste è corretto aggiungere anche idratazione e alimentazione artificiale, perché lo stesso Magistero riconosce che «in qualche raro caso l’alimentazione e l’idratazione possano comportare una eccessiva gravosità o un rilevante disagio fisico».
2. L’abbandono terapeutico da considerarsi come il lasciare solo il paziente nelle proprie scelte di cura, pericolo imminente se si assolutizza la sospensione di ogni trattamento.
3. L’abbandono dell’accompagnamento che si realizza quando nell’itinerario terapeutico del paziente vi sono troppe macchine e poche persone con il rischio che egli si senta davvero lasciato solo.
Importante infine rimarcare come all’interno della legge vi sia stato uno smarcamento netto rispetto alle forme di eutanasia vera e propria e di come, in ogni caso, il medico avrà la possibilità di porsi in una sorta di obiezione di coscienza rispetto alle richieste del malato, se ritenute incongrue, di fronte alle quali il medico non ha obblighi personali.
Certamente possono permanere alcuni dubbi sul contesto in cui è nato il dibattito, riacceso dalla dolorosa vicenda di DJ Fabo, subito cavalcata dai paladini dell’eutanasia attiva, che forse vedono questa legge come un “passo” verso quel macabro obiettivo. Così non è per noi, che invece potremmo considerarla – a patto che la si difenda in futuro da modifiche individualistiche ed estensive – come un freno ad ogni forma di suicidio, perché si pongono limiti, si esplicita la volontà del malato nel rapporto di alleanza terapeutica e della pianificazione delle cure, si tiene conto degli avanzamenti medici che permettono di discernere la situazione specifica, in accordo con il fiduciario. Oltre a ciò, oggi per i casi terminali esistono le cure palliative – sostenute dalla Chiesa – che questa legge potrebbe garantire ad un maggiore numero di persone, scoraggiando anche in questo modo il ricorso all’eutanasia, perché il paziente viene accompagnato sino agli ultimi istanti di questa vita terrena.
Ricordiamo il Patriarca Atenagora e S. Giovanni Paolo II che, da lucidi, rifiutarono la nutrizione tramite PEG e ulteriori ricoveri e vollero nascere al cielo cristianamente nel proprio letto, accettando naturalmente sorella morte senza legarsi irriducibilmente a questa vita con ogni mezzo; presto – si spera – tutti potrebbero anticipatamente esprimere questa volontà. Qualcuno potrebbe avere perplessità sul fatto che un conto è la volontà dichiarata quando si sta bene, un altro quella di quando ci si trova nella situazione specifica, ma la presente legge sembra offrire gli strumenti per esprimerla, per rinnovarla, modificarla o revocarla in ogni momento, anche attraverso dispositivi che consentono alla persona con disabilità di comunicare.
A noi preme soprattutto mettere al centro la dimensione comunitaria della vita del malato, quindi ben vengano cure domiciliari, terapie del dolore e ogni conforto spirituale, sulla falsariga delle Disposizioni sanitarie del paziente cristiano promosse dalla Conferenza episcopale tedesca congiuntamente con le Chiese evangeliche di Germania; a prescindere da tutto, nessuno deve essere abbandonato per poi invocare un presunto “diritto di morire”.
Ci appelliamo ad un dibattito meno arroccato sugli isterismi di parte, che ogni volta sappia precisare i termini della questione, evitando di intorbidire le acque parlando indistintamente di eutanasia, accanimento terapeutico, cure palliative, testamento biologico, suicidio assistito.  Le barricate non servono. Piuttosto, se proprio si vuole, si cerchi di mostrare con autorità scientifica perché sarebbe bene non rinunciare all'idratazione forzata, e la coscienza saprà discernere meglio, se formata e informata. Il punto sulla piena informazione è comunque parimenti presente nel testo approvato alla Camera. E si insista molto affinché i futuri LEA mettano in condizione di portare il malato terminale a casa con l'assistenza domiciliare, perché la dimensione umana, in una prospettiva personalistica – cioè dell’individuo in relazione con la comunità – non venga mai meno.
Da cristiani, ci inchiniamo allora di fronte al mistero della vita, della morte e della libertà, che è quanto di più prezioso, guardando innanzitutto ad ogni singolo uomo, che partecipa del corpo di Cristo, prima che alle sue scelte; siamo certi che Dio abiti in lui, nella sua coscienza e dignità. A noi, anche come cittadini, non resta che il compito di vigilare su come questa legge verrà approvata al Senato e soprattutto su come verrà applicata all’interno del nostro Sistema Sanitario.

La Redazione di Nipoti di Maritain

mercoledì 29 marzo 2017

Il direttore di Nipoti di Maritain intervistato dal Letimbro

Sul numero di dicembre 2016 del mensile "Il Letimbro" della diocesi di Savona-Noli, fondato nel 1892, è stata pubblicata l'intervista a Piotr Zygulski, direttore di Nipoti di Maritain. 


Nipoti di Maritain è uno spazio digitale "per far emergere la voce del laicato post-conciliare, maggioranza delle parrocchie, silente sul web", afferma Zygulski. 
"Nelle parrocchie a volte manca la volontà di approfondire in una prospettiva cristiana le questioni teologiche, politiche e sociali. E mancano gli strumenti. La rivista non è la risposta, ma una possibilità per queste esigenze, evitando che ci si chiuda nei riti fintamente 'di sempre' o ci si dissolva nella moda del momento".

Infatti, "il Signore ci ha chiesto di rendere ragione della nostra fede e ci ha dato lo spazio per accrescerla nel dubbio. Ed è tempo di servizio per la comunità". Nell'immagine, l'intervista completa.

mercoledì 22 marzo 2017

Editoriale - Nipoti di Maritain 03

Siamo giunti al terzo numero della nostra rivista e al primo del 2017: anche quest’anno saremo impegnati nella nostra missione di discernimento critico della nostra epoca alla luce del Vangelo e della razionalità umana, in spirito di fedeltà creativa alla Tradizione della Chiesa e in ascolto dei segni dei tempi. Rendiamo grazie a Dio che ci ha dato la forza e la perseveranza di continuare in questo servizio, nonostante gli impegni e la difficoltà di far uscire la rivista; speriamo di poter continuare ad offrire per molti altri numeri questa pubblicazione come luogo di riflessione filosofica, politica, teologica, sociale e culturale. 
La missione è quella di raccogliere i contributi di tutte le donne e gli uomini che si interrogano con spirito cristiano sugli angosciosi dilemmi della nostra epoca e tentano qualche modesta risposta: in questo numero, in particolare, abbiamo ascoltato alcune voci su tre scottanti temi quali il senso della genitorialità oggi, il futuro del progetto europeo e la commemorazione della Riforma protestante. I punti sono di stringente attualità ed è stato inevitabile che gli interventi fossero molto variegati, plurali e in alcuni casi anche molto lontani dalla sensibilità della redazione e di chi vi sta scrivendo. La caratteristica della nostra rivista è infatti la piena accettazione del pluralismo nella Chiesa e nella società: in una realtà ecclesiale e sociale, cosi lacerata da contrasti, Nipoti di Maritain si propone come porto franco in cui le posizioni più liberal e quelle più tradizionaliste possano incontrarsi, dialogare e arricchirsi a vicenda. Nessun sistema filosofico o teologico può pretendere infatti di cogliere compiutamente e definitivamente la realtà e non c’è errore così assurdo e irrazionale che non possegga qualche traccia di verità. Solo con il contributo di tutti, potremo lottare per una chiesa più giusta, più inclusiva, più eguale, più povera e più santa; solo con l’appoggio di tutte le esperienze potremo avanzare sulla via di una società di persone libere, uguali e unite da un sentimento di fraternità e solidarietà reciproca. Siamo quindi onorati (ed è per noi un piacere) di pubblicare gli articoli di chi accetta questo pluralismo e il metodo di ricerca condivisa della verità che abbiamo fatto nostro.
Passiamo adesso a delineare le tematiche che abbiamo accennato in precedenza e che costituiscono il cuore della rivista, per quanto le rubriche spesso siano altrettanto interessanti. Sul primo tema, ovvero: «Che cosa significa essere padri e madri nell’epoca del trionfo della tecnologia procreativa e dell’inverno demografico?» ci sono pervenuti quattro contributi che affrontano il problema da prospettive e angolazioni diverse e complementari. Il tema è delicato e affronta problemi che toccano in profondità sensibilità personali; mai come oggi, la genitorialità è un tema oggetto di violenti dibattiti ideologici. Il primo articolo di Davide Penna riflette sui vari modelli di paternità che emergono dalle Scritture e sull’assenza della figura paterna nel nostro tempo mentre il secondo del dottor Giuseppe Viola, di taglio più psicologico, è possibilista su forme di famiglia non tradizionale pur mettendo in guardia dal pericolo del narcisismo. L’intervento di Sara Mormile riflette invece sulla dimensione sempre più virtuale e disincarnata delle relazioni mentre il mio articolo tenta di delineare alcuni spunti per un’etica della procreazione non terrorizzata dalla tecnica.
Solo tre risposte sono arrivate al quesito sul futuro dell’Unione Europea. È un peccato visto la centralità del tema nel dibattito pubblico. Il primo articolo, di Christian Polli, sogna un’Europa unita dall’umanesimo di Erasmo; il secondo, di Daniele Laganà, è espressione di un sincero europeismo, sia pure mosso da un deciso conservatorismo cattolico; l’ultimo, di Giulio Saputo, rilancia il progetto di una federazione europea. Gli articoli sembrano in alcuni casi mancare di concretezza e di proposte tecniche, per quanto siano condivisibili le analisi critiche del progetto di integrazione europeo. Ad ogni modo, l’unità europea sarà un tema su cui avremo forse modo di tornare, in qualche forma, prima o poi anche in considerazione del fatto che il progetto di una federazione europea era un’ideale molto caro a Maritain.
Decisamente più ricca è la sezione dedicata all’attualità della Riforma; va detto che ahimè due articoli sembrano ignorare quasi completamente i grandi risultati del dialogo fra cattolici e protestanti degli ultimi cinquant’anni, segno della testarda resistenza di alcuni ambienti cattolici tradizionalisti alla sempre più forte comunione e unità in Cristo fra protestanti e cattolici. Molto interessante invece è la riflessione di Giuseppe Saggese che sottolinea la centralità di temi come il Diavolo e l’Anticristo nella spiritualità di Lutero e che evidenza la profonda religiosità orante del Riformatore. L’articolo di Andrea Bosio si sofferma sul tema ecclesiologico della Ecclesia semper reformanda, mentre Samuele Del Carlo rilegge le grandi affermazioni della Riforma nella sua prospettiva valdese.
Sono inoltre degne di considerazione anche l’intervista a Monsignor Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana – a cura di Christian Polli – sul tema ecumenico, le riflessioni del nostro direttore Zygulski sul rapporto tra Maritain e Lutero e l’articolo di Emanuele Pili che offre una lettura cristocentrica dell’Extra ecclesiam nulla salus, seguendo la lezione di Tommaso D’Aquino. La tensione ecumenica della nostra rivista non sarà episodica, bensì una costante di tutti i prossimi numeri: l’impegno ecclesiale non è infatti un sezione particolare e occasionale della vita cristiana ma un metodo che abbraccia e attraversa ogni disciplina teologica, ogni forma di devozione e spiritualità.
A tal fine, ci impegniamo – nei limiti delle nostre possibilità – ad inserire come minimo un articolo scritto da un cristiano non cattolico in ogni uscita di Nipoti di Maritain: è importante che l’ecumenismo passi da passatempo di poche cerchie di intellettuali ad un impegno corale e costante di tutti i cristiani, sia come singoli, sia come chiese. Solo conoscendoci meglio, solo pregando assieme, solo testimoniando insieme al mondo la forza liberante della grazia, quella Amazing Grace che ha cambiato la vita di milioni di persone, al di là delle nostre dispute dottrinali (ormai limitate a questioni circoscritte della teologia dei sacramenti e dell’ecclesiologia) potremo progredire insieme e irresistibilmente, non per i nostri meriti ma in forza di un dono divino, verso una comunione e un’unità di menti, di cuori, di spiriti sempre più forte e irreversibile. 

Niccolò Bonetti, Nipoti di Maritain 03, pp. 6-8



mercoledì 15 marzo 2017

Nipoti di Maritain n. 03

È uscito il terzo numero di Nipoti di Maritain, che può essere letto gratuitamente e scaricato dal portale issuu.

L’editoriale questa volta è stato scritto da Niccolò Bonetti, fondatore dell’intero progetto di Nipoti di Maritain, che ha sottolineato la caratteristica della nostra pubblicazione – la piena accettazione del pluralismo nella Chiesa e nella società – che si propone come porto franco in cui le posizioni più variegate possano incontrarsi, dialogare e arricchirsi a vicenda: non c’è errore così assurdo e irrazionale che non possegga qualche traccia di verità. Il dibattito verte sulla genitorialità, sul futuro dell’Europa e sulla Riforma protestante; tra le rubriche si segnalano l’intervista a mons. Franco Buzzi, Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano.


Scoprilo qui al link https://issuu.com/nipotidimaritain/docs/nipoti_03