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Visualizzazione dei post con l'etichetta concilio

Che cosa rimane oggi della conferenza di Medellín?

di José Oscar Beozzo  La conferenza di Medellín nel 1968 - tre anni dopo il Concilio - ha avuto un impatto enorme non solo in America Latina ma in tutto il mondo. Dal documento finale dell’episcopato si evince un coraggio profetico che riassume il meglio del Concilio e che trova terreno fertile in questi luoghi. L'ingiustizia sociale e l’oppressione, che devastavano il continente latino-americano, prevalentemente cattolico, dal Messico al Rio Grande fino all’estremo sud, sono emerse con forza nel dibattito e nelle conclusioni di questa conferenza, risultando una ventata di novità nel modo di concepire l'evangelizzazione, la pastorale e la teologia. Nel documento Medellín, pertanto, si nota che alla parte povera della popolazione era già stato dato un ruolo centrale in quanto i vescovi avevano constatato che essa rappresentava la stragrande maggioranza della Chiesa latino-americana. E ciò avrebbe recato con sé conseguenze serie e inevitabili per il laicato. I laic

La Chiesa è l'ancella dell'umanità

La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze; si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa il «filius accrescens» (Gen. 49, 22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua

Dal vento del concilio alla tabula rasa

In questo articolo comparso sul numero di Ottobre di Micromega si fa un'analisi critica di alcune tendenze post conciliari che hanno attraversato la Chiesa italiana. Pur essendo l'articolista su posizioni di forte dissenso e pur non trovando la sua analisi condivisibile,crediamo che possa essere uno spunto per una riflessione sulle vicende ecclesiali nostrane. Un grande dito indicatore Memini, oh sì che mi ricordo. Erano gli anni del post-Concilio, Dio non parlava più in latino e io respiravo a pieni polmoni. Il Vangelo, ai miei occhi di adolescente in fervore, appariva dinamite,non oppio. Nelle pagine della Bibbia trovavo un Dio che esalta la dignità dell'uomo, poiché «l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato» (Salmo 8). Nei libri di don Milani e nelle poesie di padre Turoldo capivo che la speranza dell'aldilà non allontana dal mondo, anzi dà motivazioni forti per i fronti di lotta, le convergenze etiche, le battaglie per l&#

Clero e laici: cinquant'anni di vita insieme

Continua da parte nostra la condivisione di articoli dal sito francese www.temoignagechretien.fr     del 14 ottobre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org ). Oggi pubblichiamo un testo di Anna Soupa che traccia il cammino compiuto insieme dal clero e dai laici a partire dal Concilio fino ai giorni nostri.

Messa di ieri, messa di oggi

Condividiamo dal sito   www.temoignagechretien.fr un articolo del 14 ottobre 2012   (traduzione ad opera di  www.finesettimana.org ) in cui Christine Pedotti ci racconta di quanto siano cambiate in cinquant'anni   le domeniche cattoliche in Francia e non solo per la sostituzione del latino con il francese. Due racconti, neanche tanto immaginari, di celebrazioni di prima e dopo i cambiamenti conciliari, che valgono da risposta a tutti gli scettici sul tema della riforma liturgica e ai nostalgici di vecchi messali.

Gilles Routhier: “Le forme storiche del cattolicesimo evolvono”

In questa intervista a Gilles Routhier pubblicata su “www.temoignagechretien.fr” del 13 ottobre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org ) si afferma che  il dibattito imposto dagli integralisti nasconde la vera posta in gioco della ricezione del Concilio, perfettamente percepita Benedetto XVI: pensare la riforma nel quadro del cattolicesimo.

I giovani e il Concilio

di Lorenzo Banducci e Niccolò Bonetti Lorenzo Banducci (nella prima parte) e Niccolò Bonetti (nella seconda) danno una testimonianza del Concilio oggi durante un' iniziativa organizzata dall'Azione Cattolica, svoltasi ieri (11 ottobre 2012) presso l'Oratorio San Giovanni Bosco a Viareggio, che ricordava i 50 anni dall'apertura del Concilio Vaticano II

Roncalli e il "suo" Concilio

Angelo Giuseppe Roncalli, classe 1881, primo papa “italiano” in senso unitario, nativo delle terre visitate da san Carlo trecento anni prima, è un prodotto perfetto di ciò che Trento sognava come prete e vescovo riformato e riformatore. Verso quel  segmento  di tradizione che altri  ancora  identificano  con  la  tradizione non ha alcun complesso reverenziale e neppure quella inquietudine dolente che alimenta il percorso intellettuale di Congar, di Rahner, di Chenu e degli altri grandi teologi del Vaticano II.

Senza il Concilio la Chiesa sarebbe un reperto archeologico

È chiaro che per la generazione che ha pensato che il Concilio fosse un disastro e per quella che s'è allineata per comodo a questa lettura questa è l'ultima occasione: monsignor Gherardini, ad esempio, ha fatto una toccante "supplica" al Papa, catarifratta da tutti i siti tradizionalisti, sperando che Benedetto XVI desse del Vaticano II un'interpretazione "autentica", che alla fine accontenterebbe questi gruppi solo se dicesse che il Concilio era inutile, è stato dannoso e alla fin fine non è mai esistito,  Che il dolore e la fatica con cui la Chiesa ha ripensato il suo rapporto con Israele o lo spazio della coscienza non valevano la candela, che lo slancio obbedienziale con il quale ha visto tornare la Scrittura dall'esilio è stato superfluo. 

Il concilio nelle vostre mani(Parte seconda)

Il Vaticano Secondo come nuova ermeneutica della fede e dei precedenti Concili Perciò bisogna stare attenti ora a non sfidare il Vaticano II, perché contrastare il Vaticano II vuol dire mettersi contro tutta la Tradizione. È molto significativo che alla vigilia dell’apertura dei lavori, fosse portata a termine dalla cosiddetta “officina bolognese” di Giuseppe Alberigo e Giuseppe Dossetti e presentata a Giovanni XXIII la raccolta di tutti i decreti conciliari, i “Conciliorum ecumenicorum decreta”, simbolo del fatto che non si trattava di aggiornare un catechismo, ma di rimettere in luce e decodificare per l’uomo di oggi l’intero patrimonio di fede elaborato e tramandato dai Concili, in unità col magistero romano.

Il concilio nelle vostre mani(Parte prima)

Cari amici, Giunti alla fine, dobbiamo cercare il segreto di questo Convegno. Perché un segreto c’è stato. Non alludo al segreto del suo successo, che più che un successo è stato un miracolo. Alludo al fatto che durante i nostri lavori c’è stato uno sconosciuto che sedeva nell’ultima fila; spesso era una sconosciuta. Voi forse non li avete visti, ma io, dovendo trarre le conclusioni di questa assemblea, ci ho fatto caso. Mi sono chiesto chi potevano essere questo sconosciuto, e questa sconosciuta, che erano là, e che ora, quasi a volerci precedere ai treni, se ne sono andati. E mi sono ricordato che alla fine del vangelo di Giovanni si parla di uno sconosciuto, di cui non si dice mai il nome, ma che è identificato come il discepolo che Gesù amava; e Gesù disse di lui che sarebbe rimasto, fino al suo ritorno. Gli apostoli non capirono, e pensarono che quel discepolo non sarebbe morto, ma Gesù non aveva detto che non sarebbe morto, aveva detto di volere che rimanesse fino a che eg

Come dobbiamo rispondere a Dio?

di Lorenzo Banducci Nell’udienza generale diquesta mattina (26 settembre 2012) il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto porre al centro della sua catechesi il ruolo e la sacralità della Liturgia come “ scuola di preghiera nella quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta ”. Ribadendo poi il suddetto concetto il Santo Padre ha anche sottolineato come debba essere “ servizio da parte del popolo e in favore del popolo ” e che “ il popolo di Dio debba partecipare all’opera di Dio ”. Tutti questi concetti, e altri ribaditi anche nel seguito della catechesi, sono ovviamente da me condivisi e si trovano messi nero su bianco dalla CostituzioneConciliare sulla Sacra Liturgia dal titolo “Sacrosanctum Concilium”.

Indietro di 200 anni

di Lorenzo Bianchi Il titolo ricalca una frase pronunciata dal recentemente scomparso Car. Martini, in merito alla domanda se per caso la Chiesa fosse o meno al passo con i tempi. Tralasciando il fatto che sarebbe interessante chiedersi a quali “tempi” si riferisse l’intervistatore, è indubbio che una risposta ad una tale domanda è necessaria: quando qualcuno avanza una sfida è doveroso rispondere, senza necessariamente scendere con il piede di guerra ma giusto per chiarire la questione.   Partendo da una prospettiva del tutto generale, generica, è ovvio nonché doveroso ricercare sempre e comunque migliorie ed innovazioni: questo aspetto fu una delle maggiori linee guida all’interno del Concilio Vaticano II, e noi tutti in quanto cattolici non possiamo fare a meno di seguire tali indicazioni. Ma ciò si ebbe anche in tempi “antichi”: il Concilio di Trento, dagli ignoranti in materia ritenuto un “summit oscurantista”, diede invece avvio a delle importantissime riforme in o

Introduzione alla costituzione dogmatica "Lumen Gentium"

di Mario Iannuzziello LaCostituzione Conciliare Lumen Gentium già dal titolo presenta la Chiesa sotto una nuova luce: la Chiesa come Luce delle Genti. La Chiesa, infatti, è mistero , popolo di Dio , comunione : mistero perché la Chiesa è la comunità dell’amore divino, che appare “ un popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ” (LG 4); Popolo di Dio perché la Chiesa procede dall’alto, dal disegno di Dio e questa definizione mette in risalto sia il carattere di mistero sia quello di soggetto storico , che in ogni circostanza la Chiesa concretizza in modo indivisibile; comunione , ex LG nn. 14-15, perché consiste nella partecipazione alla vita divina e quindi alla fraternità ne nasce.

Un certo tradizionalismo è al servizio degli idoli

Taluni movimenti tradizionalisti oggi nascono da una preoccupazione politica di mantenere lo status quo,di conservare i privilegi ereditati. E' per questo che sono contrari a qualsiasi cambiamento,sia nella liturgia che nei metodi della catechesi e della predicazione. Si abbarbicano alle parole. E' inutile discutere con costoro ,ciò non sarà loro di aiuto , finché non continueranno a rendersi conto della loro profonda deviazione esistenziale. L'atteggiamento fanatico o scrupoloso riguardo a certe formule può apparire a livello superficiale,come zelo per l'ortodossia,ma in realtà è vera e propria eterodossia,nella misura in cui tutte queste dispute e liti e ostentazioni di obbedienza sono a servizio di idoli,di dei stranieri. Non è impossibile che la vera e propria eterodossia assuma le vesti dell'ortodossia più intollerante e conduca all'inquisizione,alla persecuzione e alla tortura di coloro che la pensano diversamente ,specie coloro che,con l'auten

Non spegnere lo Spirito

di Niccolò Bonetti Negli ultimi anni si è sempre più acutizzato la drammatica lacerazione all’interno della Chiesa  fra coloro che si definiscono “progressisti”e coloro che invece si definiscono “tradizionalisti”. La caratteristica principale dei primi è il sistematico inginocchiamento nel confronto del mondo per usare un espressione di Maritain,praticare insomma un cristianesimo svuotato dal punto di vista dogmatico ed escatologico,ridotto in molti casi a puro attivismo sociale o politico (si pensi solo a figure del tipo di Don Gallo la cui attività pastorale è ormai fusa con quella politica),un cristianesimo quasi senza dogmi totalmente schiacciato nell’immanenza e nella contingenza. Caratteristico di questi cristiani è seguire un’etica totalmente situazionale, svincolata da norme oggettive e basata sul primato “creativo” della coscienza.