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Ratio et amo


di Lorenzo Bianchi
 
Uno degli attributi che possiamo assegnare a Dio è senza dubbio quello della razionalità nel suo massimo grado: ciò è comprensibile per due vie, una induttiva l’altra deduttiva. La seconda è la più facile da osservare e si basa sull’ordine stesso delle cose esistenti, nient’altro che la quarta via tomista dei gradi di perfezione: se noi possiamo dirci razionali, vi deve essere necessariamente un ente che lo sia in massimo grado il quale sia causa di tale razionalità, “e questo chiamiamo Dio”.

La prima è un po’ al contrario: proprio perché siamo dotati della razionalità, ci riesce più o meno facile notare un certo ordine di perfezione in tutto ciò che ci circonda (solo per dirne una, il meccanismo stesso della vita). Ora, molti di questi fattori riscontrabili o sono totalmente indipendenti dalla nostra volontà (la fotosintesi clorofilliana funzionerà sempre nel medesimo modo, checché mi gusti o meno tale processo) o decisamente al di fuori della nostra portata d’azione, per cui sarebbe assurdo ritenerci la causa di essi (chi di noi muove le maree oceaniche o innalza le catene montuose?). Di conseguenza, è necessario postulare l’esistenza di un responsabile ancora più razionale di tutti questi fenomeni, e ancora una volta risalendo lunga una sorta di concatenazione ideale arriveremo a Dio.

 

Di conseguenza, da tutto ciò discende facilmente anche l’assunto seguente: ci risulta molto più facile amare Dio quando lo scopriamo così razionale. Questo fatto non è meramente accademico, un’arida conclusione sillogistica, ma implica senza se e senza ma anche i nostri sentimenti, il nostro amore: come abbiamo detto sopra, noi stessi ci scopriamo esseri razionali e come tali siamo affascinati ed attratti da tutto ciò che lo è a sua volta (chi tra i lettori preferirebbe conversare con uno stupido piuttosto che con un intelligente?). Questa fascinazione, quest’attrazione però, come detto, non è un meccanismo automatico ed involontario che bypassa la nostra volontà (tant’è che noi possiamo deliberatamente scegliere di rifuggire un intelligente per accompagnarci ad un idiota): è necessario che il nostro volere ci spinga verso l’oggetto che ci attrae.

Ed è proprio quei che entra in gioco l’amore, sentimento ove la volontà gioca un ruolo decisivo: esso difatti non è un sentimentalismo irrazionale come si potrebbe essere portati a credere, in realtà il volere gioca in esso un ruolo determinante. Essa infatti riconosce che l’oggetto a cui tendiamo è meritevole di tutto noi stessi e per questo ci fa conformare tutto in funzione di lui: la persona amata sarà sempre nei nostri pensieri, la sua presenza ci renderà radiosi e ogni attimo trascorso assieme a lei varrà più di mille anni spesi in qualsiasi altra attività.

 

Così è qui che comprendiamo ciò che ho detto prima: ci risulta più facile amare Dio sapendolo sommamente razionale, questo perché lo sentiamo più vicino, meno “altro” da noi. Non a caso la Bibbia sintetizza tutto ciò nell’affermazione che l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio: non solo noi stessi rispecchiamo il Creatore ma siamo pure uniti a lui da quest’attrazione del simile-cum-simile, dell’amato verso colui che ama. Riconosciuto Dio come razionale, il nostro amore ci indirizza verso di Lui perché vi riconosce Qualcuno che è meritevole di tutto noi stessi.

Tutto ciò non sarebbe possibile se Dio non fosse razionale, concezione tipica dei fideisti: in questo schema Dio agirebbe in maniera totalmente arbitraria, privo di qualsiasi limite o regola d’azione (avremmo realizzato il famoso quesito “può Dio far sì che non sia più ciò che è avvenuto?”); insomma, per dirla con le parole di mago Merlino, “un bel guazzabuglio moderno!”. E noi, che ruolo avremmo in tutto questo? Ci riuscirebbe amare un Dio capriccioso che intendesse ‘sì’ per un ‘no’ e viceversa e pure al contrario e all’inverso? Ma nemmeno, saremmo costretti ad arrestarci ben prima dell’amore nella sua conoscenza: già il livello della mera comprensione risulterebbe precluso, dato che questa mera volontà divina non sarebbe scandagliabile dalla ragione.

 

Si giunge così ad affermare che Dio deve essere estremamente razionale: solo in questo modo ci risulta più facile amarlo; e viceversa, noi lo amiamo proprio perché riconosciamo in lui questa somma razionalità che ci permette di relazionarci con lui.
 
(Lorenzo Bianchi)

 

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