venerdì 28 settembre 2012

Il Gesù storico e il Gesù della fede



di Niccolò Bonetti

Chi è stato veramente Gesù di Nazareth al di là delle interpretazioni teologiche date dalla tradizione?
E' lo scopo della ricerca sul Gesù storico, che tenta ricostruire dal punto di vista storico la biografia di Gesù prescindendo dalle elaborazione dottrinali successive.
Per Reimarus,filosofo illuminista e deista tedesco e professore di lingue orientali ad Amburgo,bisogna distinguere fra un Gesù della storia e la fede nel Gesù risorto.
Gesù sarebbe stato un messia nazionalistico, che predicava la ribellione ai Romani, arrestato e ucciso il cui corpo fu trafugato dai suoi discepoli per poter proclamare che era risorto dai morti.

mercoledì 26 settembre 2012

Crisi e futuro della Chiesa






Lectio Magistralis del card. Walter Kasper alla Accademia Cattolica di Brescia




1. Esperienze personali con la Chiesa
Il tema che tratterò di seguito è: “Crisi e futuro della Chiesa”. Non me ne occupo solo da oggi con la Chiesa; questo tema mi interessa da quando posso pensare, e sono ormai più di 70 anni. Perciò desidero cominciare questa conferenza con delle note biografiche, per chiarire che quello della “Chiesa” non è per me un tema con cui abbia a che fare solo a livello accademico o per “dovere d’ufficio”. La Chiesa ha a che fare qualcosa con me, la mia vita e la mia esperienza di vita. Si tratta della mia Chiesa.

Sono cresciuto prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo del nazismo e della guerra, quando la Chiesa, da noi in Germania, non se la passava bene. Il vescovo della nostra diocesi era stato cacciato dai nazisti. Nel campo di concentramento di Dachau c’era un grande blocco per i sacerdoti e, alla fine della guerra, molte chiese erano ridotte in macerie. Da ragazzo, sapevo che non dovevo riferire ai miei compagni quel che mi diceva mia madre (mio padre era soldato) sui nazisti, perché altrimenti sarei finito in campo di concentramento. Il discrimine era chiaro, c’era un chiaro sì o un chiaro no. Ma proprio con questa identità chiara, la Chiesa era per noi patria, casa. Era, come si dice oggi, la Chiesa preconciliare. Non la percepii come limitante. Eravamo fieri di appartenervi.

Dopo la guerra, incontrai la rifioritura del movimento giovanile, strettamente legato a quello liturgico e a quello biblico. Dopo il nazismo e gli orrori della guerra, fu un nuovo avvio. Durante i miei studi universitari, negli anni ’50, feci la conoscenza della teologia di Tubinga. Non si trattava né di una neoscolastica cristallizzata né di una teologia liberale; era, invece, una teologia basata sulla concezione della tradizione viva della Chiesa; l’ha concepita Johann Adam Möhler, uno dei più grandi precursori della teologia del XX secolo, che, analogamente a John Henry Newman, preparò il rinnovamento ecclesiologico del Concilio Vaticano II.




Come dobbiamo rispondere a Dio?


di Lorenzo Banducci

Nell’udienza generale diquesta mattina (26 settembre 2012) il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto porre al centro della sua catechesi il ruolo e la sacralità della Liturgia come “scuola di preghiera nella quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta”.

Ribadendo poi il suddetto concetto il Santo Padre ha anche sottolineato come debba essere “servizio da parte del popolo e in favore del popolo” e che “il popolo di Dio debba partecipare all’opera di Dio”.

Tutti questi concetti, e altri ribaditi anche nel seguito della catechesi, sono ovviamente da me condivisi e si trovano messi nero su bianco dalla CostituzioneConciliare sulla Sacra Liturgia dal titolo “Sacrosanctum Concilium”.

domenica 23 settembre 2012

Il cristiano non può convertire l'uomo contemporaneo se non è in completa simpatia con le sue aspirazioni.



Da allora un'altra soluzione si presenta allo spirito come più soddisfacente e più efficace della « condanna ». E sarebbe la seguente: scoprire e dimostrare che, nella  sua essenza, la  Religione della terra  non è altro che uno slancio verso il ciclo che si ignora, cosicché le energie che sembrano così minacciose alla Chiesa sono al contrario un afflusso nuovo che può ravvivare il vecchio fondo cristiano.
 Non condannare, ma battezzare e assimilare. 
E' chiaro che il Mondo nascente (il solo che  conta) sarebbe virtualmente convertito in un solo colpo, se si riconoscesse che la  nuova divinità che egli adora è precisamente il Dio cristiano più profondamente  compreso. E' possibile questa congiunzione dei due astri divini?Io credo di sì, ed  ecco attraverso quali gradi ho pensato che possa effettuarsi.
Per l'esplicazione degli splendori di Cristo-Universale, il Cristianesimo, senza cessare di essere per la Terra l'acqua che purifica, e l'olio che addolcisce, acquista una nuova virtù.Per il fatto stesso che presenta un Fine nello stesso tempo immenso, concreto e sicuro alle aspirazioni della Terra, esso la salva dal disordine, dalle incertezze, dal disgusto  che sono i più temibili pericoli di domani. 
Esso diviene la fiamma dello sforzo  umano. In altri termini, esso scopre come la forma di Fede più adatta ai bisogni moderni: una religione per il Progresso, la religione stessa del Progresso della Terra;  oserei dire: la religione stessa dell'Evoluzione.Sono convinto che una Epifania di questo genere sarebbe il segnale, per il Cristianesimo, di un vasto movimento di liberazione interiore e dì espansione.
a) Liberazione interiore. Lo dicevamo più avanti: tanti cristiani si sentono truffati e  umiliati in una Fede che sembra spesso avere il compito di gettare un dubbio e un  gelo sul loro entusiasmo di rinnovamento terrestre. Quale apertura nella Chiesa, se in  nome di questa stessa fede (divenuta un ago, invece di essere solo un freno) essi si  sentissero lanciati per il dominio universale del Cristo, alla conquista totale del Mondo!
b) E quale rivelazione, inoltre, della potenza cristiana al di fuori della Chiesa! Con  ogni evidenza, il Cristianesimo non progredisce più con la desiderabile celerilà. Malgrado che mai lo sforzo della propagazione della fede sia stato così  spontaneamente organizzato, ci si può domandare se, nell'insieme, per sua scelta e  sue forze vive, il Mondo in questo momento si avvicini, o non si allontani piuttosto  dal Cristo. A mio avviso questa situazione ha una causa ben definita: « II  Cristianesimo sotto le forme che noi predichiamo, non è più abbastanza contagioso ». Non ci si capisce più. Quante volte non mi sono sentito dire, in tutta sincerità, da non credenti « Se mi facessi cristiano, avrei l'impressione di diminuirmi ».O ancora: «Abbiamo talmente bisogno di un'altra rivelazione! »Il Cristo che si offre, non  soltanto come la salvezza dell'anima «soprannaturale », ma di tutta la costruzione  fisica che condiziona le anime; il Cristo che si presenta, non sperduto tra le nuvole,  ma grondante delle energie del Mondo in cui egli si è immerso « Christus amicus  mundo »; il Cristo, non più condannatore ma salvatore del Mondo moderno e delle  sue speranze per l'avvenire, un tale Cristo attirerebbe immediatamente a sé tutta la  parte viva dell'umanità.
 Il suo amore si propagherebbe nel solo modo che conviene  alla religione: come il fuoco.Per convertire il mondo, ci occorre certo, cristiani, moltiplicare i nostri missionari. Ma noi dobbiamo anzitutto ripensare, con tutta la nostra umanità, la nostra Religione.Ho appena detto: « con tutta la nostra umanità». L'ho detto apposta, al fine di  segnalare ciò che, al presente, mi sembra essenziale per dirigere verso il  Cristianesimo tutte le forze incerte che nascono attorno a noi: che il Cristianesimo  accetti finalmente senza reticenze le nuove dimensioni (spaziali, temporali,  psicologiche) del Mondo attorno a noi!Ma ignoro, beninteso, l'azione intensificata, in questi ultimi tempi, dalla Chiesa per riconciliarsi col Mondo moderno. 
Ma riconciliazione non è ancora accettazione. 
Dopo le concessioni particolari fatte dal Cristianesimo si teme (mi riferisco  soprattutto ai Gentili) di sentire sempre la stessa opposizione, o almeno la stessa  diffidenza, fondamentale: come se la Chiesa non volesse impegnarsi, darsi: come se,  più profonda ancora degli incoraggiamenti singoli, si celasse la stessa riserva: « In  fondo, non c'è niente e non ci sarà mai niente di nuovo sotto il sole. 
Niente saprebbe  cambiare il volto della Terra. La Terra non è d'altra parte appesantita, accecata, per la  caduta originale »?Sempre questione di « mundus senescens » di « mundus  frigescens », mai di « mundus nascens »...! Insomma pur accettando certi risultati e certe prospettive del Progresso, la Chiesa sembra « non credervi ». Essa talvolta benedice. Ma il suo cuore non c'è. 
Ora le conseguenze di questo scetticismo (o anche  di questo pessimismo) umano comportano di suo di paralizzare interamente il movimento di conversione del mondo.Da una parte i non credenti che dal di fuori continuano a guardarci come insinceri. Essi ci evitano o ci odiano, perché noi non soffriamo, né lavoriamo, né operiamo con  loro.
 Dall'altra i fedeli che dal di dentro continuano a sentirsi in disagio, presi come  sono dal conflitto tra la loro fede e le loro evidenze o aspirazioni naturali. Ed essi sì  trovano di conseguenza indeboliti per assimilare le forze umane che li circondano.
Non si converte se non quello che si ama: se il Cristiano non è in completa simpatia  col mondo nascente, se egli non prova in sé stesso le aspirazioni e le ansietà del  mondo moderno, se non lascia crescere nel suo essere il senso dell'umano, egli non  realizzerà mai la sintesi liberatrice tra la terra e il cielo da cui può nascere la  manifestazione ultima del Cristo universale. Ma egli continuerà a ingannarci e a  condannare quasi indistintamente ogni novità, senza discernere, tra le sporcizie e i mali, gli sforzi sacri di una nascita. Immergersi, per emergere e sollevarsi. 
Partecipare per sublimare. 
Questa è la legge stessa dell'Incarnazione. 
Un giorno, già mille anni fa, i Papi, dicendo addio al mondo romano, si decisero di « passare ai Barbari ». 
Un  gesto simile, e più profondo, non è atteso anche oggi?
Penso che il Mondo non si convertirà alle speranze celesti del Cristianesimo se prima  il Cristianesimo non si converte (per divinizzarle) alle speranze della Terra. 
Teilhard de Chardin

sabato 22 settembre 2012

Quanti più ne mietete, tanti più diventiamo. Seme è il sangue dei cristiani!



Non è soltanto la plebaglia cieca che gode dei supplizi ingiusti che ci sono inflitti, e che ci insulta. Persino tra di
voi, magistrati, c'è chi cerca di guadagnarsi il favore popolare  con  tali  ingiustizie.  Se ne  gloriano,quasi  che  tutto quanto voi potete contro di noi non dipenda dal nostro arbitrio. Certo sono cristiano, perché voglio esserlo. Tu condannerai me, se lo voglio io. Ma siccome il potere che hai su di me non l'avresti se io non volessi, codesto potere appartiene al mio volere e non al tuo potere. Quindi anche il volgo inutilmente gode delle nostre vessazioni. Siamo noi ad avere il diritto di trionfare, perché siamo noi che preferiamo essere condannati anziché separarci da Dio. I nostri nemici dovrebbero, al contrario, piangere e non godere, dal momento che noi otteniamo ciò che abbiamo scelto. Voi ci trascinate davanti ai tribunali: qui ha luogo il nostro combattimento, nel quale lottiamo col rischio della vita per la verità. E' vittoria raggiungere gli scopi per cui si combatte: una vittoria che porta la gloria di piacere a Dio e la conquista della vita eterna. Siamo condotti al supplizio, è vero; ma quando abbiamo raggiunto il nostro scopo. Quindi, vinciamo, quando siamo uccisi; ci conducono alla morte, ma i nostri carnefici ci sentono sfuggire dalle loro mani.
(...)

O governatori egregi, e più egregi ancora nella stima del popolo se gli immolate dei cristiani; da bravi, torturateci, straziateci, condannateci, schiacciateci; prova dell'innocenza nostra è la vostra ingiustizia. Dio permette che siamo perseguitati. Ma a nulla serve qualsiasi più raffinata crudeltà vostra: piuttosto rende maggiormente attraente la nostra religione. Quanti più ne mietete, tanti più diventiamo. Seme è il sangue dei cristiani! Molti vostri scrittori esortano a sopportare il dolore e la morte, come Cicerone, Seneca, Diogene, Callinico; eppure i loro discorsi fanno meno discepoli che gli esempi dei cristiani. La nostra inflessibilità che voi tanto accusate fa da maestra. Chi difatti, dinanzi ad essa, non è incitato a domandarsi che cosa ci sia sotto? E chi, una volta che ha cercato, non aderisce, e una volta aderito, non desidera patire, per guadagnarsi tutta la grazia di Dio, e ottenere da lui, in cambio dell'offerta del proprio sangue un perdono completo? Che al martirio è concesso il perdono di tutte le colpe. Perciò vi ringraziamo delle sentenze pronunciate contro di noi. Siccome i giudizi di Dio sono diversi da quelli degli uomini, allorché ci condannate voi, ci assolve Iddio.

Tertulliano,Apologetico

venerdì 21 settembre 2012

Er Batman e la CEI


di Lorenzo Banducci

 

“In questo contesto inevitabilmente denso di significati, sarà bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale […].

Quale solidarietà sociale infatti, se si rifiuta o si sopprime la vita, specialmente la più debole?”

Con queste parole il 22 marzo 2010, alla vigilia delle elezioni regionali, la Conferenza Episcopale Italiana decise di schierarsi apertamente a sostegno di quei candidati che, stando ai loro “programmi sempre più chiaramente dichiarati”, avessero sostenuto la difesa e la tutela della vita fin dal concepimento.

giovedì 20 settembre 2012

La Donazione di Costantino



Mi accorgo che si aspetta ormai di sapere qual delitto io imputi ai romani pontefici: un delitto, per vero, grandissimo commesso o per supina ignoranza o per sconfinata avarizia, che è una forma di soggezione a idoli, o per vano desiderio di dominare, cui sempre si accompagna la crudeltà. Essi, per tanti secoli, o non compresero la falsità della Donazione di Costantino o crearono essi stessi il falso; altri, seguendo le orme degli antichi pontefici, difesero come vera quella donazione che sapevano falsa, disonorando, cosí, la maestà del papato, la memoria degli antichi pontefici, la religione cristiana e causando a tutto il mondo stragi, rovine, infamie. Dicono essere loro Roma, loro il regno di Sicilia e di Napoli, loro Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra: tutta l’Europa occidentale, in una parola.
Tale pretesa si conterrebbe nel testo della Donazione. Ah, sí! Sono tuoi tutti questi Stati? hai intenzione, sommo pontefice, di ricuperarli tutti? spogliare tutti i sovrani dell’Occidente delle loro città o costringerli a pagarti tributi annuali? invece io penso che sia piú giusto ai sovrani spogliare te di tutto ciò che possiedi. Dimostrerò, infatti, che la Donazione dalla quale i sommi pontefici vantano i loro diritti, fu sconosciuta e a Costantino e a Silvestro.
Discorso di Lorenzo Valla sulla Donazione di Costantino da falsari spacciata per vera e con menzogna sostenuta per vera

sabato 15 settembre 2012

Indietro di 200 anni


di Lorenzo Bianchi

Il titolo ricalca una frase pronunciata dal recentemente scomparso Car. Martini, in merito alla domanda se per caso la Chiesa fosse o meno al passo con i tempi. Tralasciando il fatto che sarebbe interessante chiedersi a quali “tempi” si riferisse l’intervistatore, è indubbio che una risposta ad una tale domanda è necessaria: quando qualcuno avanza una sfida è doveroso rispondere, senza necessariamente scendere con il piede di guerra ma giusto per chiarire la questione.

 

Partendo da una prospettiva del tutto generale, generica, è ovvio nonché doveroso ricercare sempre e comunque migliorie ed innovazioni: questo aspetto fu una delle maggiori linee guida all’interno del Concilio Vaticano II, e noi tutti in quanto cattolici non possiamo fare a meno di seguire tali indicazioni. Ma ciò si ebbe anche in tempi “antichi”: il Concilio di Trento, dagli ignoranti in materia ritenuto un “summit oscurantista”, diede invece avvio a delle importantissime riforme in ogni campo dello scibile cristiano e in tutto ciò che riguardava la Chiesa ed i suoi fedeli (dalla liturgia unificata allo studio della teologia, dalla riforma delle cariche ecclesiastiche alla risposta all’eresia protestante).

giovedì 13 settembre 2012

Inno in onore della martire Eulalia


La martire non risponde nulla, ma d’improvviso si slancia, sputa negli occhi del tiranno, poi manda gli idoli in frantumi, e calpesta la farina sacra contenuta nei turiboli.
Immediatamente due carnefici dilaniano il suo petto di giunco, le infliggono due uncini di ferro nei fianchi virginei dilaniandola fino alle ossa, mentre Eulalia conta le sue ferite.
«Ecco che tu scrivi su di me, o Signore: quanta gioia mi dà leggere questi segni che parlano delle tue vittorie, o Cristo! Anche il sangue di porpora che sgorga dal mio corpo proclama il tuo nome santo!».
Così ella cantava, senza pianto né gemito, piena di gioia e di coraggio; l’anima sua non sente il terribile dolore e le membra inondate di sangue che sgorga senza posa lavano il suo corpo come a una calda sorgente.
Ed ecco l’ultima tortura: non più lo squarcio lacerante fino alle ossa come un vomere nelle carni, ma da ogni parte le fiamme delle torce le avvolgono i fianchi ed il petto.
La sua chioma profumata le si era rovesciata sul collo e le ondeggiava sulle spalle, e stendendosi su di lei ne proteggeva il casto pudore e la bellezza virginea; le fiamme crepitanti salgono fino al suo volto ed attraverso i capelli afferrano violentemente la testa e la avvolgono completamente; la fanciulla che brama una rapida morte, cerca il fuoco e ne aspira le vampe.
Ed ecco che all’improvviso si vede una colomba più candida della neve uscire dalla bocca della martire e volare verso il cielo: era questa l’anima di Eulalia, bianca, leggera, innocente.
Abbandonato dall’anima, il corpo si ripiega, e le fiamme del rogo si estinguono; la pace scende sulle membra senza vita; l’anima che vola nel cielo lancia un grido di trionfo e si dirige verso i domini celesti.
Lo stesso pretore vide la colomba uscire dalla bocca della fanciulla davanti agli occhi di tutti: stupefatto e atterrito si dà alla fuga come per liberarsi del suo crimine, ed anche i soldati fuggono in preda al terrore.
Ecco, il freddo inverno lascia cadere la neve che ricopre tutta la piazza, così pure si stende sul corpo di Eulalia che giace nell’aria gelida, come un lenzuolo di lino.
Non vi siano le lacrime piene di amore con le quali gli uomini sono soliti celebrare le esequie, né vi sia un rito nel pianto: il cielo stesso, per ordine del Signore, ti rese, o Vergine, gli onori estremi.
Ora la tomba è nella città di Mérida, colonia illustre di Tettonia, attraversata dal corso del celebre fiume Ara che ne lambisce con la verde e vorticosa corrente le belle mura.
Qui una terra degna di venerazione custodisce nel suo seno le reliquie e le sacre ceneri, in un ricco tempio risplendente di marmi che provengono da ogni parte del mondo.
Il tetto riluce di tegole dorate e preziosi mosaici adornano i pavimenti, così da dare l’impressione di un prato smagliante di innumerevoli fiori.
Cogliete viole di porpora e colchici color del sangue! Ne abbonda il fertile inverno, il ghiaccio si scioglie e non stringe i campi nella sua morsa, e noi possiamo riempire le ceste di fiori.
Offrite questi doni raccolti tra lo spesso fogliame, fanciulle! Per parte mia porterò in mezzo al corteo una ghirlanda intrecciata in versi dattilici, umili, senza valore, ma pieni di festa.
Così ci piace venerare i resti e l’altare su di essi eretto; ella, che siede ai piedi dell’Altissimo, vede tutte queste cose e compiaciuta del nostro canto, stende la sua protezione sul suo popolo.

Le corone ,Prudenzio

mercoledì 12 settembre 2012

La legge in Tommaso D'Aquino

Di Niccolò Bonetti

In questo mio articolo vorrei tentare di illustrare la visione tommasiana della legge,che, pur essendo fondata in maniera metafisica,è bel lontana da essere una visione legalistica o assolutistica bensì è dinamicamente aperta alla contingenza storica con tutte le sue eccezioni e problematicità.
Per Tommaso la legge è "una regola o misura dell‘agire, in quanto da essa uno viene spinto all‘azione o ne viene allontanato: legge infatti deriva da legare, poiché obbliga ad agire".
Essa ordina la parte al tutto in ambito politico cioè il bene particolare al bene comune della comunità e solo al popolo o alla persona pubblica (eletta dal popolo) spetta ordinare la società al bene comune tramite la legge.
Non a caso la persona privata,al contrario del magistrato non ha forza coercitiva e può solo ammonire e tentare di persuadere mentre tale forza è posseduta dal popolo o dalla persona pubblica, a cui spetta di infliggere la pena.
Inoltre è evidente che la legge non ha forza vincolante se non è promulgata.
Tommaso sintetizza la sua definizione come "comando della ragione ordinato al bene comune, promulgato da chi è incaricato di una collettività".

domenica 9 settembre 2012

Che cosa possiamo fare per la Chiesa?


di Lorenzo Banducci

 

“Che cosa puoi fare tu per la Chiesa?” Questa frase, con la quale il Cardinal Martini concluse la sua ultima intervista pubblicata dal Corriere della Sera sette giorni fa, rimbalza in maniera incredibile nella mia mente da una settimana.

 

Una Chiesa, definita dal Cardinale, indietro di 200 anni, una Chiesa che necessita di conversione e di riscoprire la Parola.

 

Non mi ero mai posto tale domanda in tutta la mia vita e ancora una volta il Cardinal Martini è riuscito a centrare una problematica di fondamentale importanza. Troppo spesso ci perdiamo (soprattutto quelli che come me hanno incarichi di responsabilità in associazioni laicali) in estenuanti riunioni e dibattiti che non portano a nulla di concreto per le nostre comunità e per le nostre Diocesi. In questo periodo della mia vita mi sto occupando di parecchie cose, ma quello che stiamo facendo su "Nipoti di Maritain" ormai da più di 2 mesi è ciò che mi avvicina più che mai al dare una risposta quantomeno diversa e innovativa al defunto Cardinale. Discutere di tematiche calde, difficili ma troppo importanti per essere ancora ignorate. Far questo sempre nello stile fecondo della mediazione culturale. Avvicinare la Chiesa al Mondo e nel contempo avvicinare il Mondo alla Chiesa. E’ questo il nostro non facile obiettivo e la nostra speranza.

giovedì 6 settembre 2012

Il cattolicesimo è la religione della coincidenza degli opposti

Pare non possano darsi opposizioni che essa [la Chiesa] non riesca ad abbracciare.Da molto tempo la Chiesa si gloria di riunire in sé tutte le forme di Stato e di governo, di essere cioè una monarchia autocratica il cui capo è eletto dall’aristocrazia dei cardinali e in cui c’è tuttavia tanta democrazia che – senza alcun riguardo per il ceto o per l’origine – anche l’ultimo pastore d’Abruzzo (…) può diventare quel sovrano autocratico.La sua storia conosce esempi del più stupefacenteaccomodamento ma anche della più rigida intransigenza, di una capacità della più virile resistenza e insieme di femminea arrendevolezza, in uno strano miscuglio di orgoglio e di umiltà. E’ a stento concepibile che un rigoroso filosofo della dittatura autoritaria come il diplomatico spagnolo Donoso Cortés ed un ribelle come Padraic Pearse che con carità francescana si è dedicato con
abnegazione al povero popolo irlandese,alleandosi coi sindacalisti siano stati entrambi buoni cattolici. Ma anche da un punto di vista teologico la complexio oppositorum domina ovunque. Il vecchio e il nuovo Testamento valgono entrambi, l’uno accanto all’altro, e all’aut-aut marcionita si risponde qui con un “sia-sia” (…). E infine la cosa più importante: questa infinita ambiguità si combina di nuovo col più preciso dogmatismo e con un Wille zur Dezision, nel momento in cui culmina nella dottrina dell’infallibilità pontificia.
(C. SCHMITT, Römischer katholizismus und politische Form, München, 1925, trad. it. di C. Galli, Cattolicesimo romano e forma politica, Milano, 1986, pp. 35-36).

mercoledì 5 settembre 2012

La Conversione di Agostino:l'esperienza del "Tolle e legge"



11. 25. Ammalato nello spirito di questa malattia, mi tormentavo fra le accuse che mi rivolgevo da solo, assai più aspre del solito, e i rigiri e le convulsioni entro la mia catena, che ancora non si spezzava del tutto che sottile ormai mi teneva, ma pure mi teneva. Tu, Signore, non mi davi tregua nel mio segreto. Con severa misericordia raddoppiavi le sferzate del timore e del pudore, per impedire un nuovo rilassamento, che, invece di spezzare quel solo esiguo e tenue legame esistente ancora, l'avrebbe rinvigorito da capo, e stretto me più saldamente. Mi dicevo fra me e me: "Su, ora, ora è il momento di agire"; a parole ero ormai incamminato verso la decisione e stavo già quasi per agire, e non agivo. Non ricadevo però al punto di prima: mi fermavo vicinissimo e prendevo lena. Seguiva un altro tentativo uguale al precedente, ancora poco ed ero là, ancora poco e ormai toccavo, stringevo la meta. E non c'ero, non toccavo, non stringevo nulla. Esitavo a morire alla morte e a vivere alla vita; aveva maggior potere su di me il male inoculato, che il bene inusitato. L'istante stesso dell'attesa trasformazione quanto più si avvicinava, tanto più atterriva, non al punto di ributtarmi indietro e farmi deviare, ma sì di tenermi sospeso.

martedì 4 settembre 2012

La forza e il coraggio di avere e manifestare un pensiero


di Marzio Paoli
 
Viviamo in tempi di crisi o, per usare la famosa espressione della Arendt, “oscuri”.

I motivi, per pensare questo, sono molti ma, per rendersene conto, può bastare riflettere sulla incapacità quasi generale di avere un pensiero e delle idee da manifestare e confrontare. Quando si invitano le persone a riflettere e fare proposte su temi fondamentali e attuali, ci si imbatte in un’ assenza spaventosa di un pensiero “allenato” a fare il suo “mestiere”, e quello che è più sconcertante è che si ha quasi paura e una grande sfiducia a riflettere insieme agli altri.

Si ha l'impressione che esprimere idee e ragionare insieme , per cercare di comprendere meglio il senso del nostro vivere presente e futuro, sia qualcosa di inutile se non di pericoloso. D'altra parte le poche esperienze che in genere si fanno a livello di ascolto, dialogo, confronto e discussione sono quasi sempre scoraggianti un po' in tutti gli ambienti, chiesa compresa. Dove si trovano infatti spazi seri e continuativi dove potere fare questo anche nella chiesa? E, senza generalizzare, dove sono stati attivati quegli spazi che anche il nostro Arcivescovo intendeva promuovere in ogni parrocchia nelle sue linee pastorali di alcuni anni fa?



Mi congratulo quindi con i giovani che hanno dato vita a questo blog e per il loro coraggio con il quale manifestano il loro pensiero in maniera veramente libera ed aperta sia dal punto di vista umano che cristiano. Mi auguro di cuore che possiate essere di stimolo anche ai meno giovani affinché si possa lavorare tutti in tale direzione.

Un particolare apprezzamento anche per la qualità dei temi affrontati che, pur molto delicati, non vengono mai “sfuggiti” o elusi nei loro aspetti e nelle loro conseguenze più complesse .

Bravi davvero.



Approfitto di questo spazio che gentilmente mi viene concesso, per entrare ancora nel merito dei vostri interventi in materia di etica che risultano davvero numerosi e molto stimolanti specialmente per uno come me abituato da molto tempo a confrontarmi su questi temi con giovani e meno giovani. Avverto subito che mi limiterò quasi esclusivamente a fare osservazioni “critiche” sperando di suscitare ulteriori riflessioni e di promuovere un pensiero sempre più approfondito sia da parte vostra che da parte mia.




lunedì 3 settembre 2012

Chiesa e mafia


di Vincenzo Fatigati
Quando la telecamera di qualche giornalista riprende l’interno di un bunker che ha ospitato la latitanza di qualche camorrista, talvolta, oltre all’arsenale e ai quaderni contabili del clan (dove vengono appuntati nomi di affiliati e agenti corrotti), affianco ai vari oggetti- simbolo che manifestano l’ostentazione pacchiana del potere e lo sfarzo di famiglie malavitose; registra la aberrante convivenza con immagini religiose: figurine di santi, statue di Padre Pio, rosari, crocifissi e in certi casi anche Bibbia e testi sacri .
Parecchi elementi di spicco di feroci e sanguinari clan sono stati trovati in possesso di oggetti sacri , senza che ciò venga minimamente percepito come stridente con la propria condotta morale. Si pensi solo alla casa - bunker di “Sandokan” Schiavone ( e di suo figlio), o anche al pluripregiudicato Diana. Per citare i più famosi.

domenica 2 settembre 2012

Il cattolicesimo è vita e la Chiesa è un organismo spirituale


Le posizioni conservatrici non possono essere mantenute che per opera dell'ignoranza sistematica e consapevole o involontaria e in buona fede. Riconosco senza esitazione che la coscienziosa indagine storica intorno alle origini cristiane e intorno all'evoluzione ecclesiastica, vulnera in radice parecchi dei nostri principi fondamentali per tutto ciò che concerne i dogmi e le istituzioni. Riconosco senza esitazione che il dominio del miracolo si restringe ogni giorno di più, data la possibilità sempre più vasta di ridurne le propozioni a cause naturali constatabili. Io so e sento sempre più il valore di queste obiezioni, il quale potrebbe cadere se potessimo in compenso appellarci trionfalmente all'ethos cristiano della Chiesa, ad un incomparabile spirito religioso in essa e da essa alimentato, e se invece noi non trovassimo negli scritti approvati dei suoi maestri di ascesi e di morale, nelle pratiche abituali dei suoi confessori e dei direttori di coscienza, nelle biografie liturgicamente adoperate dei suoi santi canonizzati, nei principi del suo governo e nei metodi della sua pedagogia, molte cose che ripugnano a quel nostro senso morale e religioso, a cui essa dovrebbe invece innanzitutto rivolgersi per chiedere autorevolmente la nostra sottomissione e la nostra devozione... Ma bisogna ben ricordare che cos'è nella sua essenza la fede. Fede non è adesione intellettuale ad un sistema di costruzione spirituale. Il cattolicesimo non è innanzitutto una teologia e meno ancora un campo sistematico di prescrizioni pratiche, sostenuto da tale teologia. Il cattolicesimo è innanzi tutto vita, e la Chiesa è un organismo spirituale, alla vitalità del quale noi partecipiamo. Nella esplicazione della sua efficienza la teologia non rappresenta altro che un tentativo compiuto da questa intima, circolante vitalità per formulare e comprendere se stessa. Tentativo che può mancare completamente o parzialmente al suo scopo, senza che per questo ne siano diminuiti il valore o la realtà della medesima vita profonda. Per questo la fede sopravanza e soverchia le esigenze della teologia.

Elogio del modernismo


Cosa rappresentò il movimento modernista nella storia della Chiesa?
Domanda spontanea e che tuttavia e dubbio se consenta risposta: giacché nessuno può sapere se il mutare dell'atteggiamento della Chiesa non sarebbe stato lo stesso senza il moto modernista, se questo abbia accelerato o ritardato (la reazione che suole aversi al prospettarsi di un pericolo, e che suole eccedere per dimensioni il pericolo stesso) quel mutamento.
Il modernismo nasceva dalla esigenza di quella parte delle classi colte non distaccata dalla religione, di averne una meno ancorata a risposte date molti molti secoli addietro, magari nel mondo degl'imperatori cristiani di Bisanzio, meno legata a problemi, a preoccupazioni scomparse dall'orizzonte dell'uomo europeo da qualche secolo; dalla esigenza di una religione fatta per gli uomini e che non può prescindere dall'uomo storico qual e in un dato momento, né pretendere di dare agli adulti il pane degl'infanti.
Ma sorgeva altresì da una posizione particolare dell'ultimo ottocento, la grande fede nella scienza, nella risposta definitiva che questa in ogni ambito poteva dare. La storia della creazione, i libri sacri, la tradizione, andavano coordinati con la scienza; questa non poteva errare (perché non si dubitava delle risposte definitive della scienza, ne si pensava che un'altra generazione avrebbe potuto modificarle od annullarle).

sabato 1 settembre 2012

Sulle questioni più "calde" della società e della Chiesa, la voce coraggiosa e profetica del card. Martini



Adista - 31 agosto 2012
Negli ultimi anni, il cardinale Carlo Maria Martini affrontò i temi spinosi della modernità e della Chiesa in numerosi libri, colloqui ed interviste.
Nel volume scritto insieme al medico e senatore del Pd Ignazio Marino nel volume Credere e conoscere, (Einaudi, 2006), affermò sull'omosessualità: «In alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e forse anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso». «Non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli». Matrimonio no, insomma, ma riconoscimento di alcuni diritti fondamentali, sì.

Unioni civili - «Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili»: «Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?».
Per Martini, kermesse come il Gay Pride possono essere giustificate «per il solo fatto che in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori».