lunedì 5 agosto 2013

I "semi-professionisti" del fariseismo politico

di Rocco Gumina

Recentemente il governatore siciliano Rosario Crocetta è stato al centro di una polemica che lo ha riguardato circa i presunti “professionisti” dell’antimafia. Una questione che in passato, come tutti sanno, ha visto come protagonisti alcune fra le più grandi personalità, in ambito culturale e intellettuale, che la Sicilia ha generato negli ultimi cinquant’anni. La querelle che ha investito il fondatore del Megafono, può stimolare indirettamente - come realtà dirimpettaia - una riflessione sui “semi-professionisti” del fariseismo politico, che mi pare coinvolga sempre in maggior modo quel che rimane dei partiti nazionali e anche quel che emerge dalla realtà locale. Dico “semi-professionale” non per gettare discredito su qualcuno, ma a mo’ di caratterizzazione di qualcosa: basti pensare al fatto che alcuni deputati al parlamento si fanno chiamare cittadini, oppure all’orientamento di movimenti e associazioni che si muovono in ambito locale, i quali scambiano con grande facilità l’educazione civica con l’impegno politico–partitico per le sorti della città. Insomma una sorta di “dilettantismo” dichiarato, che nasce non per cattiva volontà, ne’ per ignoranza, ma perché non si riesce a calibrare bene la posta in gioco del rinnovamento della politica. Tutto ciò non concerne singole personalità, ma metodi sempre più diffusi. Metodi che di per sé sono buoni, ma se utilizzati per finalità altre provocano un cortocircuito e pertanto confusione.


Infatti ogni situazione di riforma del politico che interessi la condizione generale del Paese o che riguardi solamente la realtà locale, prevede il fatto che essa deve passare per un reale, e perciò ahinoi lento e faticoso, processo di rinnovamento dei partiti. Essi, nonostante tutto quello ch’è avvenuto dall’assemblea costituente in poi, sono gli unici interlocutori stabili per la realizzazione di ciò che Dossetti già nel 1946 chiamava “metodo nuovo” rispetto alla politica giolittiana. Cioè un sostanziale riferirsi da parte dei partiti ai veri bisogni della gente, per rappresentarli e superarli se necessario. I partiti nascono per questo. Il fatto che spesso questa identità sia stata tradita non giustifica un giudizio basato su di una metrica farisaica della purezza da parte di chi non accettando le regole della politica, cerca di sfruttare al massimo l’impegno di stampo associativo, civico, educativo che concorre alla costruzione del bene comune per altre vie rispetto alla dimensione politico–partitica. Affermare che i compensi globali degli onorevoli e di buona parte dei consiglieri regionali in Italia sia mostruosamente non in linea con il decoro umano, politico e istituzionale, spetta al cittadino. Assumersi delle responsabilità per far sì che ciò non avvenga più, compete al rappresentante eletto, il quale risponde per specifica modalità politica alle scelte effettuate, con regole e meccanismi tipici di questa parte importante del corpo sociale.  

Come ha sapientemente ricordato il Presidente della Repubblica Napolitano all’indomani della sua rielezione al Colle davanti ai deputati e ai senatori, la politica nella sua dimensione partitica prevede per proprio statuto accordi, mediazioni, discussioni e ragionamenti i quali non significano giocoforza “inciuci”, ma che investono in pieno quella che è l’arte della politica, per la quale bisogna prepararsi bene prima di poter assumere responsabilità per conto dei cittadini. Ad essa convengono tali termini perché manifestano ed esprimono più vicinanza e sintonia con il contingente che è tipico in assoluto della politica.

Pertanto il rinnovamento della politica probabilmente non arriverà da una postura “semiprofessionale” di quanti ad ogni livello non operano con regole politico–partitiche, ma desiderano avere gli stessi effetti di queste; tantomeno arriverà da una falsa presunzione purista che ci rimanda a quei depositari ed esecutori della legge di Dio, i farisei, che nel tentativo ossessivo e frainteso di rispettarla non riconobbero nemmeno lontanamente nel Cristo, pur atteso, colui che è la Legge. La nostra costituzione, costruita sapientemente passo dopo passo e figlia di una svolta storica radicale come la seconda guerra mondiale, specialmente nei primi dodici articoli, offre la tensione ideale necessaria per ben operare in ogni frazione del corpo sociale. A chi vuole cimentarsi nella politica spetta in questo nostro tempo un cammino che deve prevedere pazienza e fatica, ma anche chiaro collocamento nell’orizzonte delle regole della stessa politica. Essa avrebbe bisogno di un investimento educativo, associativo e civico che prepari uomini e donne per gestire in maniera più nobile e giusta la cosa pubblica. Tale spesa, però, deve rimanere nel proprio ambito, pena la maggior confusione che non gioverebbe a nessuno.


Dare un colpo alla botte dei “semi-professionisti” del fariseismo politico, non significa assolutamente escluderne uno per il cerchio dell’ormai perverso professionismo della politica a tutti i livelli. Quest’ultima deriva porta alla generazione di istanze di radicale cambiamento le quali però per evitare il naufragio definitivo devono passare per la conduttura delle regole della politica, altrimenti il “semi-professionismo farisaico” non fa altro che giustificare ed alimentare il professionismo degenere dell’odierna partitocrazia.    

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