mercoledì 7 agosto 2013

Il significato teologico dei dogmi


In ultima analisi, ogni rivelazione è la rivelazione e la comunicazione che Dio Padre fa di sé mediante il Figlio nello Spirito Santo, affinché entriamo in comunione con lui . Per tale ragione Dio è l’unico oggetto, che tutto comprende, della fede e della teologia (san Tommaso d’Aquino). Di conseguenza è esatto dire che actus credendi non terminatur ad enuntiabile, sedad rem. In accordo con ciò, la tradizione teologica del Medioevo stabilisce a proposito dell’articolo di fede:articulus fidei est perceptio divinae veritatis tendens in ipsam. Ciò significa che l’articolo di fede è un’apprensione reale e vera della verità divina; è una mediazione dottrinale che contiene la verità di cui è testimone. Proprio perché è vero, esso rimanda, oltre se stesso, al mistero della verità divina. Ne consegue che l’interpretazione dei dogmi è, come ogni interpretazione, un cammino che ci conduce dalla parola esteriore al cuore del suo significato e, infine, all’unica ed eterna Parola di Dio.
Perciò l’interpretazione dei dogmi non procede da una parola e da una formula particolare ad altri termini; procede piuttosto dalle parole, dalle immagini e dai concetti alla verità della cosa che essi contengono. Ne consegue che alla fine ogni conoscenza della fede è un’anticipazione della visione eterna di Dio faccia a faccia. Da questo significato teologale dei dogmi deriva quindi che:
- Come qualsiasi proposizione umana relativa a Dio, i dogmi vanno compresi analogicamente, vale a dire che la somiglianza delle creature con il Creatore non è mai disgiunta da una dissomiglianza maggiore . L’analogia è una barriera sia contro una comprensione oggettivante e cosificata della fede e dei dogmi, sia contro una teologia negativa eccessiva, che comprende i dogmi come mere «cifre» di una trascendenza che rimane in ultima istanza inafferrabile e che quindi ignora la natura storica e concreta del mistero cristiano della salvezza.
- Il carattere analogico dei dogmi non dev’essere erroneamente confuso con una concezione meramente simbolica, che consideri il dogma come un’oggettivazione posteriore sia di un’esperienza religiosa esistenziale originaria, sia di una certa prassi sociale o ecclesiale. I dogmi vanno piuttosto compresi come una forma dottrinale che ci viene rivolta con valore obbligante nei confronti della verità salvifica di Dio. Essi sono la forma dottrinale il cui contenuto è costituito dalla parola e dalla verità di Dio stesso; vanno quindi interpretati anzitutto teologicamente.
- Secondo la dottrina dèi Padri, l’interpretazione teologica dei dogmi non è solo un processo meramente intellettuale. Più profondamente ancora è un evento spirituale, vale a dire portato dallo Spirito di verità, che non è possibile senza una purificazione preliminare degli «occhi del cuore». Essa presuppone la luce della fede che Dio ci dona, una partecipazione alle cose divine e un’esperienza spirituale della realtà alla quale crediamo. In noi ciò è opera dello Spirito Santo. Soprattutto in questo senso più profondo l’interpretazione dei dogmi è un problema di teoria e di prassi; è indissolubilmente legata con la vita di comunione con Gesù Cristo nella Chiesa.

L’interpretazione dei dogmi , Commissione Teologica Internazionale


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