sabato 24 agosto 2013

Cosa resta di una GMG

di Rocco Gumina

Poche settimane fa si concludeva in Brasile la Giornata Mondiale della Gioventù. Tantissimi i partecipanti giunti da ogni angolo del pianeta per mostrare al mondo intero quanto sia importante annunciare Cristo. Grande la festa e la folla per le strade di Rio de Janerio. Infatti si sono calcolati nella sola messa conclusiva tre milioni di presenze. Attenta la riflessione attorno al tema dell’evento “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19). Gioiosa l’attesa per la prossima Giornata che si svolgerà a Cracovia nel 2016. Ma, per i partecipati reali e virtuali, cosa resta della GMG? Disfatte le valigie, tornati a casa, ripreso il solito lavoro e la quotidiana fatica cosa ci si porta dietro che prima non si possedeva?


Nel rileggere con più calma e con maggiore attenzione i discorsi e i messaggi di Papa Francesco durante la manifestazione celebrata in terra carioca, sono rimasto particolarmente interessato da una sua espressione finale rivolta ai giovani: Andate, senza paura, per servire. In questo trittico possiamo scorgere un vero e proprio mandato che il vescovo di Roma, il capo della cattolicità, affida con responsabilità alle giovani generazioni credenti. Tale mandato si fonda sulle radici più intime dell’esistenza cristiana.

Infatti con l’invito ad andare il giovane, ovvero colui che va, deve conoscere bene la propria identità. È chiamato a capire dove è diretto e ad intendere la finalità della propria missione. Pertanto la chiamata singolare e comunitaria alla salvezza che ogni generazione credente riceve da Cristo. Essa non è mai individualistica e a tinte emotive e spiritualistiche, ma sempre legata alla storia e al cammino del popolo chiamato alla salvezza. Per intenderla bene, bisogna avere la capacità di lasciarsi sorprendere da Dio, un po’ come Pietro dinanzi alla pesca miracolosa e, inoltre, occorre avere la forza di volontà degli atleti che con sacrifici perseguono la meta.
     
Con l’espressione senza paura, Francesco ci ha ricordato che l’inviato, il credente, il missionario non è mai solo. Anche quando egli ritiene di esserci rimasto, insieme a lui c’è sempre Cristo con la sua morte e resurrezione. La vita di sequela al Maestro è da compiere in comunione, nella Chiesa, nel popolo adunato per adorare il Signore. Il mandato, infatti, non è mai singolo ma collettivo. Il senso di comunione donato e vissuto dona forza e coraggio per realizzare la missione affidata.  

Il per servire finale del trittico può permetterci di sottolineare l’indole sociale dell’insegnamento del Papa in terra brasiliana. Nell’incontrare i rappresentati delle istituzioni, i tossicodipendenti dell’ospedale San Francesco, i giovani per le strade di Rio Francesco ha voluto marcare l’importanza del calibrare la fede sempre nell’ottica della storia e delle sue complesse problematiche. L’assenza del lavoro, il narcotraffico, la crisi economica mondiale sono tutti contenitori nei quali il credente è chiamato a servire l’uomo e il mondo in Cristo. Così fede e storia, messaggio evangelico ed esistenza umana si trovano legati e comprensibili nella prospettiva della storia della salvezza.

In tal modo mi pare che qualcosa di nuovo, poggiato sulla sapienza evangelica, il giovane partecipante alla GMG può aver portato con sé. Anzitutto la ferma convinzione che nella Chiesa non servono leader locali autoreferenziali, siano essi ministri ordinati o laici, ma autentiche testimonianze reciproche per crescere insieme. Poi l’intendere il cristianesimo come realtà totalizzante la propria vita poiché ogni gesto, pensiero, azione compiuta deve essere posta alla divina presenza. Poiché in Cristo non c’è più nulla di profano o di religioso, tutto è assunto e redento, tutto può essere cristico. Inoltre la prova di un popolo di giovani che non cammina verso la “rottamazione” degli adulti, ma che invece è convinto della reciproca ricchezza nelle diversità che in sinergia offrono sempre qualcosa di buono e di nuovo. Infine e soprattutto il mandato ricevuto: andate, senza paura, per servire.


Fra due anni a Cracovia si vivrà un’altra Giornata Mondiale della Gioventù sicuramente ricca, visibile e composita come quella brasiliana. Il tempo che intercorre fra questi due eventi è quello utile per mettere a frutto il mandato ricevuto. Sta ai giovani e alla Chiesa tutta ad ogni livello valorizzarlo. La macchina organizzativa per la manifestazione polacca è già partita, pertanto l’evento ci sarà comunque. Alla responsabilità credente di ciascuno, invece, la ferma volontà di portare a termine il mandato.    

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