sabato 31 agosto 2013

Signora Bioetica, favorisca la carta di identità. #2


di Luca Scarcia

Dopo le prime informazioni sulla crescita della bioetica dagli anni '70 in poi - seconde per noia solo alle pagine di Hermann Hesse- voglio ripercorrere l'itinerario della riflessione etica in medicina, ricco di tappe significative.

All'origine dell'etica medica ci sono tre elementi imprenscindibili: le esigenze di carattere etico che il medico deve rispettare, i significati morali dell'assistenza al malato e le decisioni che lo Stato deve prendere nei confronti dei suoi cittadini in merito alla salute pubblica.

Insomma, passano i millenni ma la proprietà commutativa rimane sempre valida: la salute e' uno dei pochi obiettivi sensibili che gli uomini hanno cercato di raggiungere.


Già il codice di Hammurabi contiene norme che regolano l'attività medica e una prima regolamentazione delle tasse per l'assistenza sanitaria.
In questo viaggio, la prima sosta e' in Grecia, nel IV secolo a.C., dove Ippocrate e il suo Giuramento cambiarono segnarono un'epoca.
È noto che esistono problemi di attribuzione ed autenticità, nonché di critica testuale relativi a tutto il corpus hippocraticum, compreso il testo del Giuramento: il corpus e' certamente il risultato di contributi di una traduzione e non di un solo pensatore, ma la paternità del medico di Kos e' oramai consolidata.
Il Giuramento rappresenta l'espressione propria della cultura del tempo, di carattere pre-giuridico, proprio di una categoria- quella medica- che era considerata al di sopra della legge. La professione medica era rivestita di un carattere sacrale: si potrebbe parlare di un vero e proprio sacerdozio!
La struttura del giuramento comprende :
1)    un'invocazione alla divinità;
2)    un brano relativo al rispetto verso il maestro- soprattutto la trasmissione gratuita      dell'insegnamento ai suoi figli- e all'impegno verso tutti quelli che sottoscrivono il Giuramento e desiderano imparare la professione;
3)    un brano dedicato alla terapia, che obbliga il medico ad escludere determinati azioni- quali il somministrare il veleno anche a chi lo chiedesse, l'"aborto procurato", qualsiasi abuso sessuale verso le persone del malato e dei familiari- e al rispetto del segreto professionale;
4)    una conclusione che invoca sanzioni da parte della divinità in senso positivo (benedizioni) per chi lo osserva ed in senso punitivo (maledizioni) per chi lo trasgredisce.                                                                                                                                     

Il Giuramento fonda la moralità dell'atto medico sul principio, definito nei secoli futuri, "di beneficenza e non malevolenza", cioè del bene del paziente. Poiché il medico agisce sempre per il bene del malato, perché questo e' il suo ethos, allora quello che egli prescrive non avrebbe bisogno di altre conferme neppure da parte del paziente.
Si tratta di una morale fondata sul principio sacro del bene del paziente di cui il medico e' un custode inappellabile, al di sopra della legge e di ogni sospetto. Inoltre, nella concezione ippocratica e' evidente lo sforzo di fondare dei criteri oggettivi di moralità: c'è la coscienza del bene in se' è del rispetto della persona al di la' e al di sopra dei suoi stessi desideri.
Il pensiero ippocratico e' rimasto canonico per tutta la cultura classica e per tutto il Medioevo. L'influenza del Giuramento e' universale e diffusa in varia in culture, come testimoniano "La preghiera quotidiana del medico" di Mose' Maimonide (Egitto,XIII sec.) e i "Doveri del medico" di Mohamed Hasin (Persia,1770).
Tuttavia, e' difficile non riconoscere che il pensiero ippocratico fu il primo passo di quello che oggi si chiama, con una connotazione negativa, "paternalismo medico".
La comparsa del principio di autonomia con l'affermazione del pensiero moderno, il liberalismo etico di Hume ed in seguito la formulazione dei diritti dell'uomo e dei diritti del cittadino rappresentano certamente un "antipaternalismo medico".
Tuttavia, questi nuovi principi non potranno mai cancellare del tutto il principio di beneficenza come momento di validità e di garanzia, sia per l'autonomia del paziente sia per quella del medico. Neppure l'idea di giustizia diffusa nel pensiero sociale contemporaneo potrà cancellare questo principio di beneficenza, che non deve essere fondato su una a-storica trascendenza della professione medica, ma sull'idea di bene e di verità, fondante per la consistenza stessa degli altri principi di autonomia e di giustizia.

La bioetica attuale- soprattuto quella principialista- attinge ancora a questa formidabile tradizione.
Ogni anno e in tutto il mondo,  milioni di giovani medici giurano su queste stesse parole. Per rito o per profonda convinzione non si sa, ma il solo fatto che il Giuramento sia ancora presente nell'insegnamento di un medico, come suo atto finale, e' un sintomo che la sua ricca eredità non potrà mai essere esaurita perché è legata indissolubilmente al significato stesso della medicina.

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