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Sull'adozione e l'affidamento da parte di coppie gay e lesbiche


Di Niccolò Bonetti

La Corte di Cassazione, com'è noto, ha respinto il ricorso di un padre, che aveva contestato l'affido esclusivo alla madre poiché quest'ultima, dopo la separazione, conviveva con una donna.
La Corte ha affermato che un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale perché si tratta di un "mero pregiudizio" sostenere che "sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".
Subito si sono levate le proteste del mondo cattolico e l'entusiasmo delle associazioni delle famiglie arcobaleno.
Io credo che non esista alcun diritto ad avere figli né per coppie etero né per coppie gay o lesbiche.
I diritti si esercitano sulle cose, non sulle persone e i figli non posso essere ridotti a oggetti di consumo affettivo da avere ad ogni costo.
Avere figli è un dono, un frutto dell'amore di due persone, non un oggetto da esigere come diritto.
Parlare poi di figli delle coppie gay e lesbiche è solo una mistificazione, una manipolazione del linguaggio visto che il loro amore non può generare figli.
Quando queste coppie vogliono un figlio, tentando di aggirare il dato naturale che distingue le coppie eterosessuali da quelle omosessuali in quanto quest'ultime, essendo prive di differenza sessuale, non possono esprimere una complementarietà e un'apertura alla vita , ricorrono alla fecondazione eterologa ,(tecnica che nega il diritto al figlio a conoscere entrambi i genitori e che presenta problematiche morali di non poco conto quali il sacrificio di vite umane nascenti quali sono gli embrioni) ma da essa non otterranno in ogni caso un figlio che sia effettivamente il frutto di un dono dei due ma solo il risultato dell'incontro gelido e spersonalizzato in laboratorio del gamete di uno dei due membri della coppia con un gamete di un individuo estraneo che, prestando il proprio materiale genetico, realizza i desideri della coppia gay o lesbica.
E' una genitorialità posticcia, falsa, ingannevole che ,tentando illusoriamente di aggirare il dato naturale, si basa sull'utilizzo strumentale di una persona esterna alla coppia ed è un'espressione di egoismo e dei propri desideri sregolati e smodati.
Quindi i gay e le lesbiche non possono avere figli in senso biologico se non in senso totalmente improprio.
Passando all' ambito delle adozioni, numerose ricerche non hanno evidenziato alcuna differenza, neppure minima, negli effetti dell'omogenitorialità rispetto alla genitorialità eterosessuale e non ci sono prove scientifiche per dimostrare che madri lesbiche e padri gay possano essere non idonei sulla base del loro orientamento sessuale. Al contrario, i risultati di queste ricerche suggeriscono che i genitori omosessuali sono abili tanto quanto quelli eterossessuali nel provvedere ad un ambiente solidale e salutare per i loro bambini.
In altri termini non importa il sesso dei genitori, l'importante è l'amore e la cura verso il bambino.
Tuttavia,prime di queste considerazioni psicologiche, va salvaguardato il principio del diritto romano “Adoptio naturam imitatur” secondo il quale l'adozione deve adeguarsi al vero rapporto famigliare per cui deve essere compiuta da persone sposate e deve esistere una notevole differenza di età tra gli adottanti e l'adottato(come quella che di solito c'è fra genitori e figli).
L'adozione non può quindi essere il frutto di un proprio desiderio soggettivo ma deve ricreare il naturale rapporto fra genitori e figli, per quanto sia possibile.
In altri termini: nei riguardi del figlio adottato non devono esistere negli sposi elementi che avrebbero reso impossibile la generazione naturale dello stesso salvo fosse stata presente la sterilità di uno dei due che è un dato puramente accidentale.
L'adozione deve inserirsi naturalmente in una famiglia che, sterilità a parte, per il resto non avrebbe altro impedimento a generare.
Ora è evidente che le coppie gay e lesbiche, non potendo avere figli naturalmente, non dovranno poterli neppure adottare visto che la sterilità del loro rapporto è costitutiva e caratterizza la loro relazione e non è un elemento accidentale e la loro adozione non imiterebbe per nulla la natura ma si porrebbe ancora una volta in un tentativo di aggirarla e scavalcarla.
Illusoriamente ancora una volta perché il figlio non è loro.
Tuttavia nei casi di adozioni e affidi esistono situazioni e casi in cui l'applicazione rigida di questo principio potrebbe causare più male che bene : meglio un contesto familiare eterosessuale ma violento o un contesto omosessuale pronto invece ad accogliere il bambino con amore?
Evidentemente il secondo.
Non sempre ciò che è naturale, ha insomma un valore prescrittivo universale; possono esistere altri valori in gioco da tutelare e considerare.
Tuttavia nel caso specifico non si parlava di adozioni ma di affido.
Su tale caso è bene evitare di strumentalizzare la questione poichè il bambino è stato affidato alla madre, non alla coppia lesbica come ci ricorda Lucetta Scarrafia ( http://www.huffingtonpost.it/lucetta-scaraffia/non-strumentalizzare-la-s_b_2461858.html?utm_hp_ref=italy)
"Mi pare evidente infatti che il bambino non sia stato affidato dal tribunale a una coppia gay, ma a sua madre, dopo che il padre, si può arguire dalle condizioni del primo affidamento, si era comportato in modo per lo meno discutibile nei confronti del figlio. Infatti, se il tribunale aveva stabilito in prima istanza che il figlio potesse vedere il padre solo in alcune occasioni, e in presenza di un assistente, si deduce che costui non fosse da considerarsi un buon padre. In una situazione così drammatica e lacerata, in cui anche la madre evidentemente presenta vere difficoltà, è stato però scelto di affidarlo alla madre, come persona capace di educarlo.
Insisto: alla madre, e non a una coppia gay che si spaccia come genitori del bambino."
Bisogna poi ricordare che dal 2006 l'affidamento del minore è sempre condiviso salvo come nel caso specifico di comportamento gravemente contrario di uno dei due genitori all'interesse del bambino e che in tema di adozione in Italia possono adottare esclusivamente i coniugi salvo in casi rari( cioè quando gli adottandi sono uniti al minore - orfano di padre e di madre - da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitorio quando un coniuge adotta il figlio, anche adottivo, dell'altro coniuge o quando il minore è portatore di handicap e orfano di entrambi i genitori o quando non sia possibile l'affidamento preadottivo).
 E' evidente che si tratta di casi eccezionali ed che è giusto in linea generale che solo le persone sposate possano adottare salvo i  rari casi in cui è preferibile un contesto familiare “non naturale” ad uno naturale ma inadeguato.
Credo quindi che le coppie gay e lesbiche , invece di ricercare illusorie e posticce genitorialità, ,dovrebbero impiegare il loro amore in modi socialmente utili al prossimo poiché la fecondità prima di essere un dato biologico è un dato spirituale dal quale neppure le coppie gay e lesbiche sono escluse.
Non si tratta di limitare il desiderio di dono, affetto e amore delle coppie gay ma solo di ricordarsi che la procreazione e l'educazione dei figli spetta ai genitori o a chi può essere un genitore(colui che genera) e ,fino a prova contraria, le persone omosessuali in coppia non possono esserlo.
Questo non toglie che le persone omosessuali possano adottare o ottenere in affidamento in quanto non sposate, come già la legge permette, ma senza estendere la qualifica di genitore all'altro membro della coppia che ha con il bambino un rapporto puramente estrinseco e casuale almeno dal punto di vista dei legami naturali.
Potrebbe essere introdotta in questo caso qualche forma di riconoscimento per l'altro membro della coppia gay o lesbica nei confronti del bambino come ad esempio nella formula giuridica diffusa in Europa della “stepchild adoption “(adozione del filiastro proposta durante la campagna per le primarie del PD da Renzi) che crea legami di filiazione tra il bambino e la/il partner dello stesso sesso del genitore, senza mettere fine al legame di consanguineità legale con il genitore biologico?
Anch'egli infatti ha un ruolo nell'educazione pur non essendo propriamente un genitore.
Può essere accettabile un tale riconoscimento purché non crei l'illusione che il figlio abbia due genitori dello stesso sesso e si mantenga il legame con il "vero" genitore.
Ma anche in questo caso , se proprio si vuole parlare di una certa forma di "omogenitorialità" , essa va concepita in senso equivoco,improprio e surrettizio rispetto al rapporto naturale , per quanto essa possa essere accettabile nei limitati casi di cui abbiamo parlato.

Commenti

Nicola Claudio ha detto…
Da che Chiesa e' Chiesa i religiosi e le religiose si sono occupati degli orfani, maschi e femmine , anzi l'orfanotrofio 'per tutti' e non solo per selezionate categorie di orfani 'speciali' (tipo i figli dei soldati morti in battaglia) che io sappia nasce proprio con la cristianita'.
Il che vuol dire che un considerevole numero di bambini e bambine nel corso di duemila e passa anni sono stati allevati-e da persone che
a) erano tutte dello stesso sesso
b) non erano i loro genitori biologici.
Non e' ovviamente una situazione ottimale, ma l'essere orfani a dritta e storta non e' MAI una situazione ottimale; comunque; queti bambini e bambine hanno avuto affetto ed educazione e sicuramente non sono diventati ne tutti religiosi ne tutti omosessuali.
se qualcuno mi spiegasse quale drammatica differenza ci sia tra crescere in un'istituto religioso-orfanotrofio-struttura-whatever e l'essere adottato da due persone dello stesso sesso gliene sarei grato. Seriamente, che due persone si prendano cura di un essere umano piu' vulnerabile, offrendogli affetto educazione etc indipendentemente dal loro legame biologico e' tra le cose piu' umane e cristiane che si possano fare; non e' ottimale, ma potrebbe essere il male minore per molti bambini e bambine, e sarebbe veramente un gesto di altruismo e carita' a differenza dell'eterologa e sopratutto della purtroppo sempre piu' diffusa pratica degli 'uteri in affitto', davvero 'contronatura' e inumani a tutti gli effetti, un misto tra la prostituzione e il giocare a fare Dio contro cui veramente bisognerebbe fare una moratoria internazionale.
Nipoti di Maritain ha detto…
Gli orfanotrofi non esistono più da anni e sono stati sostituiti dalle case famiglia che sono molto diverse.
Coloro che hanno i requisiti per legge per chiedere l'adozione sono molto superiori alle richieste e non vedo perchè si debba cambiare la legge visto che le famiglie sposate sono in grado di accogliere tutti i bambini da adottare.
Nicola Claudio ha detto…
Qui un bell'articolo sulle case famiglia, che spesso accorpano piu' comunita' insieme e sono orfanotrofi 'di fatto'(anche se col nome 'aggiornato)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/29/news/inchiesta_italiana-15507476/

Non ho capito che vuoi dire qui
Coloro che hanno i requisiti per legge per chiedere l'adozione sono molto superiori alle richieste e non vedo perchè si debba cambiare la legge visto che le famiglie sposate sono in grado di accogliere tutti i bambini da adottare.

Vuoi dire che le richieste di adozione superano il numero degli 'adottabili'( e che quindi gli orfani in Italia praticamente non esistono o se esistono e' a causa di lungaggini burocratiche e inghippi vari, come dice l'articolo) o che tante famiglie 'normali' porebbero adottare e non adottano?
Se si, non saprei e io parlo di adozioni anche dall'estero, che davvero salverebbero molti bambini da situazioni incredibilmente dure e potrebbero essere estese tranquillamente anche a due conviventi (gli orfanotrofi non esistono piu' in Italia ma non nel resto del mondo)
Nel secondo caso, molti non adottano per tutta una serie di motivi, ma il mio discorso resta; l'adozione, etero o omo che sia, e' sempre meglio dell'istituto, e andrebbe incentivata.
Tra un istituto o una casa famiglia di medio grandi dimensioni e una casa di una coppia, etero o omo che sia, la prima e' sicuramente peggio della seconda. Dati sui danni degli istituti ce ne sono, dati sui danni dell'omogenitorialita' no (almeno stando alla sentenza).
Unknown ha detto…
Posso solo dirti: bravo Niccolò...
Unknown ha detto…
mi permetto di portare alcune riflessioni che vengono dall'esperienza mia e di mia moglie maria del nostro cammino di adozione.
1) qualsiasi considerazione deve essere dettata dalle esigenze e diritti dei bambini, non dal desiderio degli adulti (omo o etero che siano)
2) in Italia è molto difficile adottare perchè ci sono molte più coppie che bimbi in adozione ed è giusto così dimostra la forte cultura dell'infanzia che c'è in Italia
3) per quanto riguarda adozione internazionale si deve rispettare le culture dei vari paesi, spesso molto diverse dalla nostra che deve essere rispettata. Molti paesi escludono la possibilità (ad esempio la Colombia da dove verranno i nostri figli è tra questi, un giornalista statunitense ha portato a termine l'adozione non dichiarando che era gay, lo ha fatto con un articolo sul suo giornale e ha provocato un blocco di tutte le adozioni). Le culture dei vari paesi vanno rispettate perchè belle o brutte sono quelle dei tuoi figli e con loro le dovrai condividere
4) mi sembra che ne stiate parlando troppo in astratto, per ora il caso in questione riguardava il conflitto tra due divorziati (credo che sia ineludibile dire qualcosa su questo, tenendo conto che il comportamento del padre era discutibile)
5)spesso i genitori considerano i figli come una sua proprietà, ma credo che si dovrebbe rispettare di più le esigenze e le aspirazioni dei figli. Questo significa mettersi dalla parte dei bambini.
6) poi si vedrà se i genitori gay o lesbiche sono migliori o peggiori di quelli etero in relazione però alla situazione del singolo bambino e delle possibilità di adozione che ha. In Italia c'è molta competizione (in toscana 300 coppie ogni anno chiedono di adottare e 30 bimbi da adottare).
ciao Pierfrancesco Sesto Rubino
micol ha detto…
avete dei ceffi bruttissimi pero'
Nipoti di Maritain ha detto…
Grazie Pierfrancesco della tua testimonianza!
Un saluto
Niccolò
Anonimo ha detto…
Ciao Niccolò, grazie mille del tuo articolo e in particolare del linguaggio lineare che sostiene la tua logica. Proprio per questo ho trovato molto (troppo) affrettato il passaggio importante in cui scrivi: "Tuttavia,prime di queste considerazioni psicologiche, va salvaguardato il principio del diritto romano 'Adoptio naturam imitatur'”. È diritto romano, non legge naturale o concetto ontologico inderogabile: come argomenteresti la detta necessità di salvaguardarlo? Perché riterresti scorretta, invece, la possibilità di aggiornare o superare quel principio? Grazie ancora. AC
Anonimo ha detto…
E' semplicemente il principio che ispira la legge italiana sul tema e credo che fissi un'ideale da perseguire cioè che ogni figlio debba avere un padre e una madre sposati.
Che poi i figli possanno essere allevati in tanti modi non lo nego ma semplicemente visto il numero ridottissimo di persone omosessuali e ancora più ridotto di coloro che fra quest'ultimi vogliono figli mi pare assurdo stravolgere la legge per il desiderio di poche migliaia di persone.
Desiderio che peraltro sarebbe stata precluso dal tipo di unione di queste persone e non da problemi di sterilità sopraggiunti.
Niccolò
Anonimo ha detto…
Mi pare che Lucetta Scaraffia (fondatrice del Family Day e certamente non rappresentante di un cristianesimo dialogante e aperto) non abbia capito bene. Nessuno si spaccia per genitore del bambino e nessuno ha esultato per la prima adozione a una coppia gay: se qualcuno ha esultato, è perché la Cassazione, confermando l'affidamento alla madre, ha affermato che l'ipotesi per cui una coppia omosessuale sarebbe diseducativa e dannosa per la psiche del bambino non è fondata. Da questo non discende certo automaticamente la desiderabilità dell'affidamento di bambini a coppie gay, ma è un bel colpo a una delle principali argomentazioni di chi vi si oppone.
Detto questo, mi pare che il vostro articolo si contraddica in alcune parti e alterni tentativi di apertura a un linguaggio molto duro e accusatorio. Si può essere contrari a certi eccessi, ma parlare di genitorialità posticcia mi sembra davvero sgradevole. Prima di tutto perché a me il desiderio di genitorialità, che poi è un desiderio non solo di creatività o di auto-perpetuazione ma spesso innanzitutto di assunzione di responsabilità nei confronti di un altro essere umano (l'esatto contrario dell'egoismo), mi sembra sempre positivo. Poi non nego che debba nella pratica confrontarsi coi diritti degli altri (il bambino prima di tutto) e le esigenze di una certa società, ma è comunque un segnale positivo. E in secondo luogo, perché dove si pone il confine tra ciò che è posticcio e ciò che non lo è? L'omologa sì e l'eterologa no, la fecondazione assistita per coppie etero sì e per coppie omo no?
Insomma, si può certamente discutere ma non qualificherei mai di illusorio e posticcio un desiderio che è spesso sincero, né di gelido e spersonalizzato un procedimento che aiuta spesso anche coppie eterosessuali sposate al concepimento di una nuova vita che risulta difficile "in natura". Né correderei la mia decisione sul tema con un "fareste meglio a impiegare il vostro amore in modi socialmente utili al prossimo", sia perché una cosa non esclude l'altra, sia perché lo stesso si potrebbe dire alle coppie eterosessuali, sia perché adottare un bambino E' GIA' un modo socialmente utile al prossimo. (CONTINUA)
Cristiano Lanzano (Torino)
Anonimo ha detto…
(CONTINUA) Passando a cose meno di forma e più "di sostanza". Adoptio naturam imitatur. Ok, ma dimostrami che il legame matrimoniale secondo le leggi dello Stato italiano è un dato "naturale". Niente affatto: se si chiede alle coppie che vogliono adottare di essere sposate (e le si passa allo scanner di una selezione spesso dura ed estremamente esigente) è perché si vogliono le maggiori garanzie di stabilità della coppia, per assicurare al bambino una situazione il più vicina possibile a quella ideale. Ideale, non naturale (non c'è nulla di naturale in due persone che stipulano un contratto per ottenere l'adozione di un bambino; in molti contesti rurali in Africa matrimonio e adozione avvengono nella totale informalità ma il legame familiare è quanto mai forte e centrale). Ideale e desiderabile secondo valori di riferimento socialmente e culturalmente definiti, che peraltro possono cambiare. E' probabilmente più desiderabile per un bambino crescere in una famiglia con genitori omosessuali oggi rispetto al XIX secolo, meglio in California piuttosto che in Uganda. Non si tratta di fare ingegneria sociale ma di riconoscere che il nostro metro di giudizio cambia e potrà ancora cambiare in futuro.
Inoltre, si dice spesso che "non è un diritto avere figli, sono i figli a essere titolari di diritti". Ok. D'accordo in buona parte. Tuttavia, se io sono genitore, mi si riconoscono diritti su mio figlio almeno fino all'età in cui non possa prendere decisioni da solo o esprimere chiaramente la sua volontà: posso decidere che in che scuola mandarlo e che educazione religiosa dargli. Se mio figlio mi viene sottratto ingiustamente, non è solo il suo diritto a vivere serenamente nella famiglia di origine ad essere leso, ma anche il mio di genitore che ha diritto a vivere con i suoi figli tranne che in circostanze gravi. Se divorzio e voglio l'affidamento parziale di mio figlio o esigo perlomeno di vederlo nei week-end come deciso dal giudice, è il mio diritto di padre in gioco almeno tanto quanto quello di mio figlio a non essere privato della figura paterna. Un/a omosessuale che chiede di essere padre o madre non sta assimilando l'eventuale figlio a un oggetto più di quanto non faccia un genitore eterosessuale negli esempi che ho elencato.
Sta inoltre chiedendo di non essere discriminato quando si compie la scelta su chi può adottare. Che ne pensi di un'eventuale ipotesi di negare l'adozione a chi ha un reddito medio o medio-basso, magari con la motivazione per cui per il bambino è preferibile una famiglia con maggiori possibilità economiche? Non sarebbe una discriminazione sulla base del censo? E se decidessimo di escludere le coppie di stranieri naturalizzati italiani argomentando che questo potrebbe creare problemi di integrazione al bambino, sembrerebbe più accettabile? Genitori meno abbienti o che hanno acquisito la cittadinanza solo di recente non avrebbero allora ragione a rivendicare l'uguaglianza di trattamento e il diritto di adottare? In questo senso, anche se concordo che il diritto al benessere del bambino venga prima, non mi stupisce se - a patto di riconoscere che dei genitori omosessuali non sono né meglio né peggio di quelli etero per l'equilibrio e la salute del bambino (cosa che ha sostanzialmente sostenuto la Cassazione ma che ancora non fa l'unanimità) - due genitori gay chiedono di non essere "discriminati" rispetto a due genitori etero relativamente alla possibilità di adottare o di avere in affidamento un bambino.
Cristiano Lanzano (Torino)
Anonimo ha detto…
Potrei provare a spiegarTi come mai considero sbagliati i Tuoi punti di vista, ma non ci riuscirei. Hai percepito dei toni accusatori, io ho condiviso buona parte dell'articolo, che ovviamente risente delle convinzioni personali di chi lo ha scritto . Il contesto in cui viviamo ci offre alcune prospettive etiche e morali, che spesso accettiamo in quanto diffusamente condivise ma che non sempre sono corrette ( e ora Tu probabilmente osserverai che ciò che considero moralmente ingiusto potrebbe, altrettanto legittimamente, essere giusto per un altro) . Non posso darTi torto ma il fatto che ognuno possa esprimere delle opinioni non vuol dire che ogni opinione sia corretta e che il moralmente giusto o sbagliato siano concetti relativi . La nostra incomprensione e la mia impossibilità di spiegarmi sta proprio in questo, e cioè che per mia fortuna ( e non per merito, la fede è innanzitutto un dono di Dio ) ho iniziato a conoscere in maniera più approfondita l'insegnamento della Chiesa, che autenticamente presenta Cristo. Ovviamente il modo di valutare i vari aspetti della vita cambia, e molte delle cose che prima mi sembravano acquisite ( ero il cattolico non praticante che spesso diceva: "su questo però la Chiesa esagera ad essere intransigente") le ho rimesse in discussione .
Non posso spiegarTi perchè parleremmo lingue diverse, ma posso invitarTi a conoscere in modo approfondito Cristo, che è Amore . Chi meglio di Lui potrebbe allora insegnarci cos'è l'amore ? Dio mi è più Padre di mio padre, chi meglio di Lui può farmi comprendere cos'è un genitore ? ( caro amico,due omosessuali che si sposano.....non lo saranno mai). La grande colpa della Chiesa in questi ultimi anni è il non aver saputo evangelizzare, ed oggi molte "opinioni"(chiamiamole così)sono entrate e si sono consolidate nel nostro pensiero comune, ma soprattutto nei nostri cuori, a scapito di una prospettiva di vita realmente cristiana. Intendiamoci, evangelizzare non è semplice ma molte indicazioni e sollecitazioni del Magistero della Chiesa sono rimaste del tutto inattuate nella realtà delle nostre parrocchie. Per questo non posso darTi torto, perchè al Tuo posto direi le stesse cose ( mi è capitato di dire cose non troppo distanti dalle Tue ). Per lo stesso motivo non posso intraprendere una discussione destinata, probabilmente, a confermare la reciproca incomprensione. Posso solo suggerirTi di conoscere Cristo ( per davvero e non per sentito dire )e di aprirTi a Dio senza pregiudizio e con sincera disponibilità a cambiare se trovi qualcosa che Ti piace. Ti anticipo che Dio ci lascia una Croce, quindi non è una Parola sempre piacevole, ma anche quando si ha difficoltà ad accettarla non si riesce mai a contraddirne la correttezza .
Un saluto fraterno in Cristo. Luigi

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