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Commento al vangelo 12 luglio 2018: Mt 10,7-15

Cosa ci è richiesto innanzitutto per prolungare con la nostra vita la missione di Gesù? Camminare, fare strada insieme, avvicinare il Regno. Cioè farci vicini ad ognuno, come il cielo si è fatto vicinissimo alla terra, si è approssimato a noi: Dio si è fatto presente. Una teologia, una chiesa, un pastore che è lontano dalle persone - che, anziché aiutarle ad essere sempre più attratte da Dio, le allontana - non ha molto a che vedere con il cristianesimo. La Parola può farsi carne solo in una vita fraternizzata che, camminando nella sua scarna povertà, ne testimonia la verità della sua potenza di liberazione da ogni schiavitù. È inoltre una Parola di accoglienza che mendica accoglienza, sino a prendersi cura materialmente di ogni ferita di ogni esistenza, migrante e non migrante, maschile e femminile, eterosessuale e omosessuale, nella prestanza fisica e nella debilitazione, nella ricchezza e nella povertà, nei primi e negli ultimi istanti di vita... Nonostante ci sia chiesto di rivolgerci prioritariamente ai nostri smarriti, prima di incontrare i "pagani", ogni creatura è degna di ricevere, anche dal nostro abbraccio, la gratuità che ha colmato persino degli sfigati come noi. Ma qui sorge sempre il rischio di rimanere attaccati ad un atteggiamento che ci pone costantemente su un piano sopraelevato rispetto al fratello, che non è un costo né una risorsa economica. Evitiamo quindi la filantropia, l'elemosina superficiale, l'impietosirci per i bambini dell'altro mondo per poi lavarci la coscienza con un SMS solidale; che lo vogliamo o no, sono tutti modi per sentirci "padroni a casa nostra". Essere padroni e avere una casa non è tutto, anzi, puntare solamente su questo è una vana illusione. Proviamo allora a perderla quella casa e quella padronanza, oltre a perdere il Rolex e lo smartphone: viviamo da ospiti e, da servi, iniziamo a mendicare l'accoglienza. Qui si capovolge lo sguardo: per vivere come Gesù e in Gesù è indispensabile passare anche per l'esperienza della perdita, della non accoglienza, della gratuità rifiutata. Ma non preoccupiamoci di chi rigetta la nostra amicizia in cui è presente Gesù in mezzo: da soli si condanneranno ad una desolazione peggiore a quella degli inospitali abitanti di Sodoma e Gomorra. La pace di Dio scenderà ben volentieri invece su chi, scomodandosi per fare spazio all'irruzione del Vangelo nella propria esistenza, si renderà anche per noi un vero, caloroso, focolare. Dove Gesù si sentirà a casa, sarà casa nostra perché ci renderà coeredi: "padroni", in Lui, di questa dimora eterna, benedetta.

Giovedì 12 luglio 2018
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,7-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».
commento a cura di Piotr Zygulski

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